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Seat Leon Cupra ST Cup: station da corsa

Ecco com’è da guidare la Seat Leon Cupra ST Cup che corre nel Campionato Italiano Turismo TCS

di Francesco Neri -

È buffa, lo so. Le station wagon sono auto pensate per la famiglia, per i lunghi viaggi, non certo per dare sportellate in pista. Eppure la storia ci insegna che le station wagon possono essere velocissime armi da pista, come la Volvo 850 R che correva nel BTCC, ad esempio, o la mostruosa Audi RS4 Avant che ha corso al ‘Ring. Ecco perché quando mi calo nell’abitacolo della Seat Leon Cupra ST Cup, non mi sembra una cosa così innaturale. La Cupra ST Cup in questione è l’auto da corsa che partecipa al Campionato Italiano Turismo TCS, l’erede naturale della Seat Ibiza Cup, ma è molto più veloce.

L’ABITO NON FA IL MONACO

Il campionato TCS prevede vetture molto vicine a quelle di serie, in altre parole: poco elaborate. Per questo motivo, la ST, a primo occhito sembra una normale Leon con degli adesivi. Basta però avvicinarsi un poco per notare il rollbar da corsa, i freni enormi della Leon Cup (la sorella da corsa larga e cattiva), le gomme slick e il sedile da corsa. Queste però sono modifiche essenziali obbligatorie per correre in pista, perché per quanto riguarda la meccanica, le modifiche sono minime. Il motore è il 2.0 TFSI turbo da 300 CV di serie, leggermente più potente per via dello scarico sportivo (anch’esso preso in prestito dalla Cup); anche il cambio DSG a 6 rapporti è lo stesso della stradale, così come il differenziale meccanico a controllo elettronico.
Cambiano invece molle e ammortizzatori, indispensabili per mettere a punto l’assetto.
Il vantaggio della Seat Leon ST è che gode di un passo leggermente più lungo rispetto alla hatchback, il che la rende più bilanciata e neutra in curva. Un’ottima base di partenza, dunque.
Ho avuto la fortuna di guidarla a Vallelunga durante il weekend di gara, ma questa è un’altra storia. Quello che conta è che ci ho trascorso molto tempo dietro al volante.

VELOCE, SENZA SFORZO

La Seat Leon Cupra è un’auto che conosco bene. Come vettura stradale è incredibilmente veloce: ha un motore che sembra avere ben più dei 300 CV dichiarati, con un’erogazione che ricorda quella di una Nissan GT-R in piccolo. La versione da corsa mantiene la stessa erogazione, ma si porta appresso molta meno massa; una sensazione meravigliosa.
Il piccolo volante in Alcantara aiuta a fornire imput più precisi e accurati, così da poter mirare i cordoli in ingresso e uscita di curva. È un’auto davvero veloce. Sul circuito di Vallelunga gira “solo” quattro secondi più lenta della Leon Cup, un’auto professionale che in comune con l’auto di serie ha davvero ben poco.
Di solito le vetture da corsa incutono un po’ di timore, ma questa ST infonde tanta confidenza, come se la conosceste da sempre. Il difficile, però, è capire come tirare fuori il meglio.

Durante i primi giri scopro che la frenata è un qualcosa di esagerato. L’impianto della Cup è mostruoso, e il fatto che sulla ST ci siano servofreno e ABS (al contrario che sulla sorella maggiore) vi porta a frenare praticamente dentro la curva. Quando lo fate, però, emerge l’anima semi-stradale della Leon, e al posto di restare piatta e ferma, la Cupra punta il muso come uno struzzo e comincia a sbandierare con la coda. Per fortuna, finire in testa coda è davvero difficile  – almeno a gomme calde – e la Seat Leon Cupra ST Cup è disposta a perdonare i vostri errori.

L’auto la sento così “mia” che chiedo ai meccanici di alzarmi leggermente il posteriore per migliorare l’inserimento in curva. Bastano 2,5 mm in più e la Leon St cambia attitudine: ora il muso è molto più rapido e a metà curva c’è meno sottosterzo, in pratica: curva di più.
È davvero fantastico come le auto da corsa cambino con piccole modifiche, sono davvero un’ottima scuola per imparare la messa a punto.

PULIZIA GRAZIE

In pista la pulizia paga sempre, ma in questo caso di più. Svuotata e irrigidita, la Seat Leon ST Cup ha grip da vendere (anche per merito delle slick), e forse questo fa cadere in errore. Verrebbe da entrare in curva molto più forte, sempre di più, ma il cronometro vi remerebbe contro. Anche qui il segreto è farla scorrere, cercando di disegnare linee più pulite possibile. Il differenziale autobloccante riesce a mettere a terra tutti i CV senza problemi, ma il gas in uscita di curva va comunque dosato con saggezza, o il muso allargherà di colpo. Guidata nel modo giusto, la ST vola e danza sui cordoli con estrema leggerezza.

In parole povere: è una vettura da corsa facile, sincera e perfetta per cominciare. Vi insegna a scarificare l’ingresso in favore dell’uscita (di curva), a pazientare col gas e ad essere morbidi ma decisi con il freno, ma allo stesso tempo offre prestazioni quasi impensabili per una station wagon quasi di serie.

Il prezzo per un weekend di gara? Circa 7.000 euro. Un prezzo tuttavia abbordabile, soprattutto considerando quanto siano alti i costi di questo meraviglioso sport.