Auto Sportive

Seat Motorsport, le vetture da corsa a Franciacorta

Seat inaugura la stagione delle corse facendoci provare le vetture da competizione vecchie e nuove

di Francesco Neri -

C’è il sole, si sta già bene in maglietta e nella pit lane dell’Autodromo di Franciacorta sono parcheggiate tutte le vetture da corsa della flotta Seat: una di quelle giornate che non possono andar male. Per essere più precisi, ci sono schierate due Leon Cup, una Leon TCR, tre Seat Leon Cupra ST TCS e due favolose Leon anni 2000 da corsa con cambio manuale ad H: una Leon Cupra R Mk1 e una Mk2, quest’ultima con guida a destra.

L’OFFERTA SEAT

Chi conosce bene il motorsport, saprà che nel 2017 non ci sarà più il campionato monomarca Seat Ibiza Cup, al suo posto ci sarà un campionato TCS con altrettante Seat Leon ST. Anche il formato rimane lo stesso: 6 gare da 30 minuti + 1 giro, 40 minuti di qualifiche e un costo di circa 7.000 euro a weekend di gara (che si può dimezzare se si corre in due). La Seat Leon ST è buffa a vedersi – è una station wagon e ha il volante di serie – ma va più forte di quanto il look lasci intendere. Il motore 2.0 TSI raggiunge i 310 CV, l’impianto frenante poi è stato rivisto rispetto alla ST del 2016 per una frenata più potente e costante.
Cambio di format invece per la Seat Leon Cup, che porta la durata delle sue gare a 48 minuti + 1 giro, con la possibilità di dividere la macchina con un altro pilota. La sosta al trentesimo minuto (o il cambio pilota) è obbligatoria.

La tassa di iscrizione, poi, è diminuita a 3.000 per tutto il campionato (nel 2016 era 6.000) ed è di 1.000 euro perla singola gara, con un montepremi che parte dai 15.000 euro per il primo classificato, fino ai 1.000 dell’ottavo; senza dimenticare i 3.000 delle primo classificato junior e femminile. Assistenza, open bar, hospitality, ristorante dedicato e molto altro sono poi disponibili per tutti gli iscritti ai vari campionati Seat. La Cup 2017 poi è ancora più veloce e ora dal suo 2.0 TSI sprigiona ben 350 CV (contro i 330 CV della vettura 2016).

Ultima ma non ultima la Seat Leon TCR, la più professionale delle vetture da corsa della Casa spagnola che andrà a competere nei campionati nazionali e internazionali: esteticamente è quasi identica alla cup, ma grazie ad un impianto frenante più performante, ad un differenziale più “tirato” e ad un cambio SADEV sequenziale al posto del DSG è ancora più veloce, tesa e soprattutto più costante nelle prestazioni.

DALLA PRIMA ALL’ULTIMA

Tra queste vetture prima d’ora ho guidato solo le Seat Leon Cup (con cui ho corso una gara a Monza lo scorso anno), ma voglio tenermela per ultima e procedere nell’ordine a parer mio più logico: cronologico.

Seat Leon Cupra R Mk1

Mi lascio letteralmente cadere nell’abitacolo della Seat Leon Cupra R Mk1, la più vecchietta del gruppo. La seduta è bassissima, il cambio è manuale ad innesti frontali (il che significa che è più secco e preciso) e tachimetro e contagiri sono analogici: che meraviglia. Da dentro sembra larga la metà della Cup 2017 (e probabilmente lo è): la nuova Seat Leon Cup è larga quasi due metri, questa sembra più una Ibiza con i roll-bar. Schiaccio la frizione, caccio dentro la prima e la Mk1 esce dai box sferragliando e sobbalzando. Franciacorta non è un’autostrada, ma le sue curve strette e tecniche ti permettono di capire subito come lavora il telaio dell’auto. E la Cupra R è un vero spasso. Il cambio manuale non è un impiccio, anzi, è una pura gioia da manovrare e vi aiuta a instaurare un rapporto ancora più intimo con l’auto; i rapporti poi sono molto corti ma la sensazione meccanica ad ogni cambiata è così appagante che sarete solo contenti di dover tirare e spingere quella leva. Il motore turbo da circa 260 CV sale di giri con forza e il differenziale autobloccante vi scuote il volante tra le mani, mordendo l’asfalto in uscita. È l’auto che più di tutte assomiglia ad un kart, per come si comporte, con la sola differenza della trazione anteriore. Colpetti di sterzo e pestate di freno e lei balla tra un cordolo e l’altro con una naturalezza spaventosa. Il posteriore nelle curve più lunghe saltella, addirittura, ma a meno ché molliate il gas, potete star certi che non vi tradità. Il pedale del freno è così duro che sembra rotto e la corsa sembra essere di un centimetro, ma la sua potenza è tanta e infonde fiducia. Mi sto divertendo così tanto che non vorrei quasi provare nessun’altra tra le qui presenti. Quasi…

Seat Leon Cupra R Mk2

Ancora inebriato come un diciottenne alla sua festa di compleanno mi calo nella Mk2. Ho già guidato auto con la guida a destra, ma mai con il cambio manuale. Mai da corsa. La seduta è bassissima anche per me (sono alto 1,85 m) e mi trovo parecchio lontano dai pedali. Innesto prima, seconda e terza senza problemi – e con una certa dose di sollievo – ma alla prima staccata ho l’impressione di manovrare un mestolo in una pentola di minestrone nel tentativo di azzeccare la marcia giusta. Il punta tacco migliora la scalata e aumenta le probabilità di non fare danni, ma sono più lo stress e la preoccupazione di azzeccare il rapporto che il divertimento. Peccato, perché la Mk2 è un giocattolone buono. È quella più morbida e sincera tra le presenti e invita a tirare al massimo fin dalla prima curva. Il pedale del freno è l’opposto di quello della Mk1: morbido e dalla corsa chilometrica. Bisogna proprio esplorare gli ultimi cm per trovare il mordente giusto, ma una volta capito la si lancia verso punto di corda ancora frenata e con entusiasmo. Il motore ha così tanta coppia in basso che sembra un diesel, sensazione rafforzata dal suo muggito basso e profondo. Il turbo sbuffa e soffia come sulle auto tuning dei raduni di provincia domenicali: fantastico!

Seat Leon Cupra St

È ora di tornare ai tempi moderni. La Seat Leon ST Cupra è un’auto davvero strana, sembra un’auto da corsa non finita. A parte il sedile da corsa e i roll-bar, il resto è tutto originale; pedaliera, volante e cruscotto compresi. Ci sono così tante spie luminose accese che mi domando come si faccia a capire quando c’è un guasto. Fin dalla prima curva appare completamente diversa da come me la immaginavo. È tutt’altro che lenta e pigra nell’inserimento: è rapida, veloce e leggera. La sensazione è quella che le gomme posteriori siano stradali, tanto il posteriore va per la sua strada. Non c’è bisogno di lanciarla con lo sterzo per farla curvare, bastano pochi gradi dei vostri polsi e pochi mm di gas in meno per eccitare il retrotreno. È davvero divertente, ma un po’ vaga. Forse per chi arriva dai kart, è un’auto più intuitiva. La frenata è anni luce meno modulabile rispetto a quello delle prime due auto, ma grazie all’ABS si può pestare senza troppi problemi e la velocità cala drasticamente. In effetti frena davvero forte, ma quella corsa lunga del pedale fa davvero strano. Bene, è giunto il momento di risalire sulla capobranco.

Seat Leon Cup e TCR

Quando ti allacci le cinture della Seat Leon Cup capisci cos’è una vera macchina da corsa. Il volante, la posizione di guida, la pulizia e la razionalità dei pulsanti: tutto è moderno, chiaro e professionale. Son solo la leva del cambio DSG e gli strani paddle in plastica a lasciare un po’ perplessi, ma i dubbi scompaiono presto.

È proprio come me la ricordavo, sin dalla prima curva la Cup sembra un aeroplano con le ruote: la si percepisce larga, larghissima, stabile e precisa. Il motore stranamente mono-tonale tira come un toro, ma non ci si accorge quasi della velocità che accumula, tanto è ferma e controllata la scocca. In un certo senso è la più facile tra le qui presenti, ma è anche la più difficile da spremere al limite, tanto questo è alto. Una volta esplorate le doti di trazione e tenuta ci vogliono però mani e piedi delicati, soprattutto a Franciacorta, dove la Leon appare una bestia in gabbia.

Bisogna dosare parecchio con il piede destro in uscita di curva e avere pazienza, sennò il rischio di mirare il prato è alto e la Leon diventa frustrante. Con lo sterzo conviene essere lineari e precisi perché se provate a guidarla come la Mk1 otterrete dei risultati scadenti. La mia parte preferita però è la frenata, così potente da mettere seriamente alla prova il vostro coraggio. I pedali poi sono belli distanti tra di loro e vi invitano a frenare con il sinistro.

Stesso discorso vale per la Seat leon TCR, ma quest’ultima pare ancora più coesa e brutale nell’attaccare la pista. È il cambio SADEV a trasformare parecchio la vostra percezione dell’auto: ogni scalata ricorda un pugno nello stomaco e ogni rapporto successivo sembra un calcio nella schiena. Anche il differenziale sembra riuscire a scovare del grip extra rispetto alla Cup. Quello che so di per certo è che non vorrei più scendere.

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