• pubblicato il 06-06-2016

Suzuki Swift GSX-RR Tribute, la nostra prova

di Francesco Neri

La Swift Sport GSX-RR Tribute non passa certo inosservata e il suo piccolo 1.6 aspirato da 136 Cv regala emozioni sempre più rare

Immediata. Se dovessi scegliere una parola per descrivere la Suzuki Swift Sport, è questa. Sali a bordo e lei è già dell’umore giusto per una corsa sulla vostra strada preferita: niente tasto sport, niente settaggi particolari, solo un motore 1.6 aspirato collegato direttamente al vostro piede, un ottimo cambio manuale e un telaio agile e reattivo.
Quella che stiamo guidando è la versione GSX-RR Tribute, un’edizione ispirata alla moto Suzuki di Aleix Esparagrò. Il look da auto da rally in attesa di sponsor potrà piacere o non piacere, ma è dotato di personalità, su questo non ci piove. Gli interni sono decisamente più convenzionali, caratterizzati da plastiche dure dall’aria solida e da una strumentazione semplice e razionale.

La Suzuki Swift sport è l’ultima della sua categoria a vantare un motore naturalmente aspirato, nel bene e nel male. Senza la sovralimentazione, ormai quasi obbligatoria per stare alle regole del gioco, il motore 1.6 quattro cilindri eroga 136 Cv a 6.900 giri/min e 160 Nm, sufficienti a far scattare la Swift da 0 a 100 km/h in 8,7 e ad allungare fino a 195 Km/h. Almeno su carta, la Swift risulta parecchio svantaggiata rispetto alle piccole bombe sovralimentate.

L’ultimo degli aspirati

Il motore si avvia con una sonorità metallica e appena sufficiente a farvi intuire che sotto il cofano non c’è il motore 1.2 a metano. Quello che colpisce subito, però, è la fantastica tattilità dei comandi. Lo sterzo è leggero e accurato - anche se non molto diretto - e soprattutto in sintonia perfetta con la leggerezza dell’auto. Lo stesso vale per acceleratore, frizione e pedale del freno, i primi due leggeri e il terzo più solido e consistente.
Sarà un discorso trito e ritrito, ma il cambio manuale su queste tipo di auto è fondamentale e questo in particolare è una vera gioia. In effetti non ricordo di aver utilizzato di recente un cambio manuale così buono, fatta eccezione per quello della Mazda Mx-5. Ha un leva corta e sottile ed è così preciso negli innesti che finirete per cambiare marcia più spesso del dovuto solo per il piacere di farlo. Anche in velocità con la lancetta del contagiri che sbatte contro il limitatore, il cambio non si impunta mai e potete cambiare con la massima rapidità e altrettanta precisione.

Coltello tra i denti

E questo è un bene, perché per far camminare la Swift dovrete tenere l’ago del contagiri parecchio in alto. Il motore è un po’ fiacco e, anche se dopo i 4.000 i giri crescono con più entusiasmo, non arriva mai una spinta corposa. Bisogna tenere il pedale destro incollato al pavimento più che si può, cercando di portare più velocità possibile in curva per non perderla nel rettilineo successivo. È una guida molto rallystica e da “coltello tra i denti”, ma anche molto appagante. La buona notizia è che la Swift è così leggera e sincera che sembra perfettamente a suo agio quando viene strapazzata. L’anteriore è fermo anche nelle curve più strette (non c’è abbastanza potenza per sottosterzare) mentre il posteriore è collaborativo, ma solo se glie lo chiedete, con la sicurezza che non vi farà mai prendere brutti spaventi.
In quanto a prestazioni non regge il confronto con le più potenti 208 GTi, Clio RS e Fiesta ST, ma offre un’esperienza di guida molto diversa e più difficile da provare, oserei dire quasi old school.

La Suzuki Swift Sport GSX-RR Tribute è ordinabile esclusivamente su internet al prezzo di 16.900 euro. I consumi sono davvero notevoli, merito anche della leggerezza, e con una guida cauta si riescono a percorrere anche i 20 km con un litro.
 

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