• pubblicato il 08-08-2014

Auto di Moda: i consigli dello stilista di Project Runway

di Alessandro Alicandri

Lo abbiamo chiesto a Marco Taranto, vincitore della prima edizione di Project Runway su Fox Life

"Project Runway" è il primo talent di moda italiano. Ed è anche il primo programma di moda ad aver collaborato a stretto contatto con le auto. Il programma nella sua prima edizione ha visto la vittoria di Marco Taranto, 25 anni, di origine calabrese.

In occasione del lancio della Renault Captur in edizione speciale "Project Runway", ecco la nostra intervista, per capire cosa cerca in un auto una persona che da anni respira la moda la ricerca anche in strada per il suo lavoro.

Il talent di moda su Fox Life è in onda dal 26 febbraio 2014 è stato condotto da Eva Herzigova con il supporto di Ildo Damiano e la giuria formata da Alberta Ferretti e Tommaso Trussardi (più un ospite vip per puntata).

È proprio da Trussardi che Marco Taranto ha vinto uno stage di un anno. Riusciamo a trovarlo libero tra i suoi numerosi impegni per parlare con lui di questa esperienza televisiva e formativa. E naturalmente di quattro ruote.

Innanzitutto: come stai?
"Lavoro moltissimo in questo periodo, ma è davvero bello. Un cambiamento di vita radicale per uno che viene dall'ambiente della sartoria a Roma e che si è occupato da sempre di vestiti non portabili, quelli che non si possono indossare per strada ma in passerella, per intenderci".

E ora invece?
"Mi occupo per Trussardi di vestiti che possono indossare tutti. La principale differenza è che prima facevo tutto quello che mi veniva in mente, oggi faccio quello che io stesso porterei per uscire". 

Qual è il tuo rapporto con le auto?
"Buono, anche se non ho la pazienza di stare dietro ai piccoli problemi che un'auto che si usa molto può dare. Guido la macchina e anche se non sembrerebbe, sono un tipo spericolato. È un mondo che mi affascina anche se non ne sono un cultore. Possiedo una Renault Clio comprata nel 2009 color carta da zucchero. Anche se oggi la comprerei nera, riflette meglio il mio stile, vesto monocolore e di solito, amo il nero. Consiglio di riflettere molto su questo aspetto del colore, bisogna bilanciare il proprio gusto alla cura che si può dare perché sia sempre presentabile".

Cosa ti piace in un'auto?
"Innanzitutto il confort che un'auto può offrire nella guida. Mi piace il fatto che suggerisca uno status sociale ed economico esattamente come un abito. Ma non bisogna farsi mai ingannare dalle apparenze, perché la personalità rivela tutto. Mi piacciono le auto personalizzabili, in cui è possibile scegliere e sostituire anche i tessuti interni dei sedili in modo molto libero. Mi ha colpito la ricerca dei tessuti che c'è oggi per i sedili, non pensavo fosse così variegata".

Invece, nell'estetica di una macchina?
"Amo i volumi, mi piacciono le forme bizzarre che si possono ottenere dal disegno alla produzione industriale, cosa molto più complessa da fare con un vestito. Mi piace scoprire come la forma di un veicolo può creare tendenza, diventando magari un fenomeno di massa. Moda e auto sono molto più vicine di quanto si creda. E quando parlo di estetica, credo sia importante non trascurare mai la qualità del prodotto anche nelle parti tecniche. Anche nei componenti meno visibili, c'è la bellezza di un prodotto. Siate curiosi anche sugli aspetti meno superficiali, vi stupirà quello che potreste scoprire".

So che hai viaggiato molto. Qual è il concetto di stile in un auto, all'estero?
"Sono stato un po' di tempo a Berlino e ho notato che c'è un uso dell'auto poco improntato sull'individio ma più sul concetto familiare. Mi ha colpito molto anche quanto all'estero l'auto non sia un patrimonio solo maschile, ma anche femminile anche per le macchine più sportive".

Cosa hai imparato a "Project Runway"?
"Sono cresciuto nei rapporti con le persone, ho capito che in ogni settore anche ai livelli più alti, tutti hanno un lato umano e bisogna comunicare con quello che sono e non con quello che rappresentano. Ho imparato la velocità nella creazione, passando da una settimana per fare un abito a non più di 12 ore. Ho capito anche quanto sia importante difendere la propria personalità contro tutto e tutti, migliorando ma senza stravolgere la propria essenza. Mi presentavo come Marco, non volevo copiare o emulare nessuno. L'originalità ci rende speciali, sempre".