• pubblicato il 30-12-2012

Un regalo di trent’anni fa: auguri al Commodore 64

Proprio in questi giorni il Commodore 64 compie trent’anni dal lancio italiano, e non potevamo che dedicargli un piccolo speciale in due parti

Trent'anni di Commodore 64 - Prima Parte

Chi non è più un ragazzino sicuramente ricorderà che esattamente trent’anni fa sotto l’albero di Natale, uno dei regali più diffusi – e più costosi - era l’incredibile Commodore 64, evoluzione pirotecnica del Commodore 16 e nemesi per elezione dello Spectrum ZX. Per quei pochi che non lo sapessero, il supporto dei giochi era una musicassetta su cui registrare in sequenza con precisissimi numeri di giri, la nostra compilation di giochi. La pazienza e l’aspettativa erano in quegli anni parte fondamentale di un videogioco, per cui a volte il caricamento sfiorava l’infinito e la frustrazione della schermata blu di “System Error” un incubo più che reale. Joystick, closh e tastiera, non è importante quello che usavate, questi sono i giochi di corse automobilistiche che in quegli anni ci hanno fatto sognare.

5th Gear (The Fantastic Four, 1988 per Hewson)

Prima di Need For Speed fu 5th Gear a raccontare le corse clandestine di automobili lanciate a tutta velocità. Si guida contro il tempo in tre livelli di difficoltà, cercando di evitare ostacoli e rivali. Punti extra se si spara alle altre auto, barche, pareti o se si salta giù dalle colline, e un garage ci permette di spendere i soldi guadagnati in armi e potenziamenti. Non manca proprio nulla a questo gioiello della Hewson se non una visuale più lunga: la ripresa dall'alto purtroppo pone l'auto così avanti da non vedere gli ostacoli che vengono incontro. Una pietra miliare per un gameplay che ancora oggi è imitato.

4X4 Off-Road Racing (K-Byte, 1988 per Epyx)

Con la possibilità di scegliere tra diverse auto, che variano a seconda del peso e potenza, per la prima volta gli itinerari iniziano a diventare numerosi e vari. Una volta arrivati alle gare "hard core" bisogna costruirsi la propria auto con gomme, serbatoio e telaio, per poi acquistare carburante, olio, liquido refrigerante, olio del cambio, batteria di ricambio, pneumatici di ricambio, strumenti, meccanica, carta, cibo e bevande, e così via. Ma bisogna stare attenti a non comprare troppo, dato che si dispone di uno spazio limitato nell'auto. La grafica del gioco era attenta ai dettagli e per quegli anni davvero ben fatta, a discapito di un caricamento di giri davvero estenuante. 4X4 Off-Road Racing è stato per molti anni il gioco di corse per tracks migliore di tutti.

Bouncy Cars (Rudolf Ronsch, 1994 per Magna Media)

Minimalismo e una grafica ridotta a pochi elementi lasciano spazio soltanto alla giocabilità. Inquadratura dall'alto su tantissimi circuiti diversi e la possibilità di sfidarsi in due giocatori simultaneamente, questo è il cuore granitico del gioco, in anni però in cui il C64 era già stato abbandonato da un pezzo per computer e console a 16bit. Il seguito cercherà di portarsi a un livello almeno concorrenziale, ma con pessimi risultati: Micro Machines della Codemasters era già qualche passo nel futuro.

Cisco Heat (Ice Software, 1991 per ImageWorks)

Versione casalinga di quel Cisco Heat: All American Police Car Race che intanto affollava le sale giochi, questa simulazione a check point ebbe un successo grandissimo grazie alla possibilità di guidare le classiche automobili della polizia americana. Se però l'arcade di sala riusciva a restituirci le atmosfere della città di San Francisco, certo non si può dire lo stesso per la grafica del C64, che comunque fa il suo lavoro in uno dei giochi di guida migliori di sempre. Questo titolo inflisse uno dei più dolorosi colpi alla fazione avversaria dello Spectrum, che nell'eterna lotta per la macchina migliore, perì sotto un segno grafico per nulla generoso.

Drag Race Eliminator (Bob Kodadek, 1987 per Family Software)

Il papà di ogni gioco di drag racing, Drag Race Eliminator fu il primo a esser portato su computer casalinghi dalle sale giochi. Una sfida uno-contro-uno in Formula 1, con tempi precisissimi al millesimo di secondo e cinque classi di gara NHRA: la Top Fuel Dragsters, la Top Alcohol Dragsters, la Top Fuel Funny Cars, la Top Alcohol Funny Cars, e la Pro Stock. Con la successiva versione per PC e IBM, Drag Race Eliminator divenne uno dei giochi più longevi e venduti per home computer.

Ferrari Formula One (Imagitec Design, 1990, Electronic Arts)

A bordo di una Ferrari F186, non basta tener testa nella simulazione di guida su pista per essere il migliore, al contrario bisogna gestire tutte le variabili dell'auto nel paddok. Un mix di parte strategica molto affascinante, per i tanti particolari da gestire e una moltitudine di opzioni a disposizione, e di contro una parte di simulazione non troppo varia ma comunque degna di nota per la visuale in prima persona dall'abitacolo e una buona sensazione di velocità. L'Electronic Arts si impose con la gestione del marchio Ferrari assicurandosi in quegli anni un grande successo di critica e pubblico, tenendo testa alla concorrenza di quegli anni con una grafica funzionale ma una monotonia che fece disaffezionare presto i giocatori.

Formula One Simulator (Mr Chip, 1986 per Mastertronic)

Seppur il segno grafico ancora non affinava i pixel di un computer capace di ben altre meraviglie, la Mastertronic preferì puntare sulle opzioni di giocabilità, producendo un videogioco che riuscisse davvero ad appassionare. Dieci circuiti internazionali compresi Monaco, Monza e Silverstone e l'aggiunta di una fisica sull'attrito dell'asfalto bagnato, per rendere la simulazione più attenta e realistica, tentarono i produttori ad aggiungere al titolo quel "simulator" che di simulatore aveva ben poco, dato che il gameplay è un vero arcade, clone di quel Pole Position della U.S. Gold che due anni prima aveva strappato tutti i record di vendita.

Go-Kart Sim (Terje Christiansen, 1989 per Techsoft)

La Namco nel 1981 decise di riproporre il gameplay di Pac-Man, sostituendo la sfera gialla con un automobile e creando così Rally-X che per poco non bissò il successo del suo predecessore. Questo Go-Kart Sim (in cui Sim sta per Simulator, ma anche qui la simulazione di cui si parla c'entra come un triciclo alla NASCAR) ne riprende dinamiche e stile, riuscendo però a porre il primo mattone di quel genere parallelo di racing game che solo oggi con Mario e Sonic è il più venduto: quello delle corse dei kart. Il gioco risulta giocabile e simpatico proponendo dei labirinti al posto dei circuiti e tendendo una mano a quei videogiocatori che di corse non volevano sentir parlare.

Hard Drivin’ (Domark, 1989)

Il mitico gioco di corse in 3D poligonale con visuale in soggettiva dal parabrezza, che rivoluzionò non solo le sale giochi ma il modo stesso di intendere il racing game, ebbe una fantasiosa riduzione per il Commodore 64, sull'onda di un successo che prima d'allora non s'era mai riscontrato. Costretto alla bicromia per far fronte allo spropositato calcolo del Commodore, la versione 8bit di Hard Drivin' cerca disperatamente di mantenere tutti gli aspetti che avevano caratterizzato l'originale, e non solo per l'approccio a una grafica con sprite non in 2D, ma anche gli effetti di scontro e l'instant replay. Dannatamente inferiore alla versione da sala, seppur il gioco fu una vera e propria rivoluzione per quegli anni, la delusione della bicromia inficia il giudizio totale del gioco.

Hot Wheels (Eddy Goldfarb, 1985 per Epyx)

Hot Wheels della Epyx è uno strano esperimento di simulazione, non di corsa d'automobili, bensì di gioco con le macchinine. Negli anni ottanta ogni bambino aveva una piccola macchinina Hot Wheels che col suo marchio fagocitò ben presto qualsiasi concorrente; e se dovessimo spiegare in cosa consisteva giocare sul pavimento di casa con le piccole auto, sarebbe davvero ostico far comprendere il divertimento del "brum brum". La trasfigurazione di questo nulla, della mancanza di azione ma dell'imitazione in sé, è proprio del gioco della Epyx in cui si può costruire in un Front End la propria auto, tra le opzioni di telaio disponibili e una palette di colori per la carrozzeria, per poi scorrazzare nella città. A far cosa? Cosa ci facevamo su quel tappeto a quattro anni con le automobiline Hot Wheels? Brum brum.

Ivan Ironman Stewart’s Super Off Road (Stave Turner, 1990 per Virgin Games)

In quegli anni si scoprì la magia del testimonial nei giochi sportivi: persone assolutamente anonime da noi ma famose oltreoceano, prestavano il proprio nome a giochi per football, skateboard, golf, Formula 3, rally e gare di monsters track dai pneumatici grossi quanto un velociraptor. La versione Amiga fu giudicata come uno dei migliori giochi di tutti i tempi (quella rarissima per Atari Lynx in realtà fu la migliore) e quella Commodore seguì a ruota con un comparto tecnico che fa il suo fangoso lavoro. Più di cento piste e la possibilità di giocare in due (la versione da sala permetteva fino a tre e quattro giocatori) fanno di Super Off Road un titolo immancabile nella ludoteca di ogni retrogamer.

Un regalo di trent’anni fa: auguri al Commodore 64

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