• pubblicato il 10-04-2013

Chi ricorda la 3DO?

di Luca De Santis

Due menti geniali, grandissimi finanziatori, accessibilità per i programmatori e avanguardia pura, questa era la 3DO, console della Panasonic che verrà ricordata come il peggior fallimento della storia dei videogiochi.

Se non conoscete la storia del 3DO o se non conoscete proprio questa incredibile console, mettetevi comodi, preparate i fazzoletti (il finale non prevede un happy ending) e iniziate a leggere.

C'era una volta un signore chiamato Trip Hawkins, fondatore della Electronic Arts, a cui venne in mente, di proporre una nuova e avveniristica console a 32bit con l'incredibile e nuovissimo supporto CD. Al tempo sia la Nintento che la Sega cercavano un modo per potenziare le loro console 16bit: chi inserendo chip FX nelle cartucce, chi dotando di un lettore CD come accessorio. Hawkins che con Dave Needle e R. J. Mical, guardavano al futuro con fiducia e occhi lucidi, e iniziarono a proporre la loro idea di console next generation a diversi produttori, trovando come partners colossi quali la Panasonic, la LG (al tempo Goldstar), la Sanyo e la Creative. Ognuno di essi avrebbe prodotto la sua macchina da giochi, "teoricamente" compatibile ai giochi marchio 3DO. Il supporto CD avrebbe non solo sostenuto la grafica 3D, ma avrebbe utilizzato anche filmati in Full Motion Video con vere e proprie produzioni cinematografiche. Nel 1993 la 3DO fece il suo ingresso nel mercato videoludico con un parco giochi di tutto rispetto: Gex, Alone in the Dark, Super Street Fighter 2, Samurai Shodown, Puzzle Bobble e altri titoli celebri all'epoca.

Un brutto risveglio

Come mai una console che si prospettava come un grandissimo successo è praticamente quasi sconosciuta e nella sua breve vita vide solo record di insuccessi? La colpa ricadde sul prezzo davvero oneroso di 700 dollari, davvero troppi per un mercato che ancora non aveva raggiunto la sua massima espansione; in più due ombre minacciose stavano di lì a poco allungando la propria mano, intenti all'egemonia pressoché totale dei videogames: la prima Playstation della Sony e il Sega Saturn, con prezzi più accessibili e un catalogo giochi molto più vasto della povera 3DO. In più le quattro versioni uscite della console di Hawkins avevano seri problemi di compatibilità coi giochi, e il sogno si infranse sugli scogli delle insignificanti vendite. Anni davvero difficili quelli tra il '93 e il '94, e nel burrone dell'oblio caddero anche altre console quali l'Amiga CD32 e l'Atari Jaguar. Che parta il De Profundis.

I giochi di corsa

Nei suoi sei anni di vita -solo tre effettivi però- la 3DO sfornò giochi davvero di grande qualità con un attenzione particolare ai videogiochi di guida, sfruttando quell'hardware nato apposta per una fruizione tridimensionale e una gestione di poligoni decine di volte più potente delle allora Super Nintendo e MegaDrive CD. Per ragioni storiche o gusto necrofilo, come volete vederla, ricordiamo in una breve commemorazione funebre i titoli che furono accolti con sperticate lodi e entusiastici panegirici sulle riviste di settore.

The Need for Speed (EA Canada, 1994)

Il primissimo capitolo della serie più amata dai racing gamers, Need for Speed,  vide la luce in esclusiva proprio sul 3DO, con una grafica da sala giochi, percorsi realistici e una gestione dei poligoni per l'epoca davvero accurata. I programmatori della EA collaborarono con riviste specializzate in automobilismo per restituire in maniera più fedele possibile una giocabilità immersiva e strabiliante: tenuta di strada, effetto velocità, frenate e suoni fecero di questa simulazione di guida la scintilla di un'esplosione che avrebbe portato a più di 100 milioni di copie vendute del brand. Peccato che solo un anno dopo uscirono le versioni Saturn e Playstation che spazzarono via dalla nostra memoria quella del 3DO. È la dura legge del mercato, bellezza.

Crash N' Burn (Crystal Dynamic, 1993)

Nell'anno 2044 di un futuro distopico, sei piloti cyberpunk si sfidano a una corsa futuristica su veicoli equipaggiati d'armi di ogni sorta, in circuiti tetri e post industriali da far invidia a Mad Max. La grafica e l'audio erano talmente accurati da fare di questo gioco uno dei titoli più venduti e subito inclusi nel bundle di vendita della console. In più, i filmati in FMV tra una corsa e l'altra rendevano appieno le potenzialità grafiche di una console che avrebbe potuto davvero fare la differenza. Pietra miliare e voti che sfiorarono il massimo su tutte le riviste di videogiochi. Noi ricordiamo ancora con quanta salivazione si sognava di possederne una copia, fissando quelle foto nelle recensioni e provando solo a immaginare la colonna sonora in qualità digitale. Un minuto di raccoglimento.

Quarantine (Imagexcel, 1995)

Altro titolo di corse futuristiche che tentò di scalare il successo (d'accordo, chiamiamolo successo ma teniamo ben presente di che console stiamo parlando) di Crush N' Burn. Le ambientazioni claustrofobiche ricordano i corridoi di Quake e anche il gameplay non si discosta molto dallo storico titolo della iD Software. Anche la violenza gratuita del titolo riporta allo shot'em up in prima persona che all'epoca portava scompiglio sulle pagine dei quotidiani di tutto il mondo che chiedevano a gran voce censura e ritiro delle copie. Quarantine raccontava la dura vita di un taxista che doveva conlcudere le proprie corse portando indenne il proprio cliente, facendo fuori tutti i nemici. Come? Investendoli e sparando all'impazzata. Il tutto cercando di fuggire da una post-apocalittica Detroit in quarantena per un mortale virus. Come dite? Non ricordate questo titolo, soltanto Carmageddon? La colpa fu delle versioni Playstation e Saturn che affossarono il gioco nel loro mare magnum di produzioni. Cominciamo a pensare che in quegli anni Hawkins non vedesse di buon occhio la Sega e la Sony.

Road Rash 3DO (Monkey DO Productions, 1994)

Tre anni erano passati dalle versioni 16bit di un capolavoro che, non solo aumentava in divertimento quel Hang-On della SEGA, ma iniziò a insegnare ai ragazzi che la violenza virtuale entusiasmava ancora di più di derapate e frenate. Abbandonata la programmazione in 2D quella della 3DO vantava un restyling completo in 3D e dei filmati in FMV tra una corsa e l'altra. Fu la prima volta che i poligoni dei palazzi sfrecciavano ai lati della strada in modo tanto realistico e veloce, e immediatamente fu chiaro a tutti che la console Panasonic dava da mangiare la polvere alla vecchia generazione. I circuiti vedevano una California non molto trafficata in sei piste diverse su cui sfidarsi: The City, The Peninsula, Pacific Coast Highway, Sierra Nevada, e la Napa Valley. La colonna sonora era come sempre una perfetta riproduzione digitale di successi hard-rock. Segue la scena in cui la Playstation e la Saturn accoltellano la versione 3DO sotto la doccia.

Amen.

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