• pubblicato il 18-05-2015

Fuoristrada: la recensione di Broken Age

di Stefano Valente

Ritornare bambini con Tim Schafer dopo Monkey Island è possibile

Il videogioco è un medium con una certa età sulle spalle, tale da avere dei giocatori con un background alle spalle non indifferente. Non è difficile quindi immaginare ora degli utenti PC o console che hanno già famiglia e che da piccoli giocavano alle epiche avventure grafiche di Tim Schafer, quali ad esempio Full Throttle, Grim Fandango o The Secret of Monkey Island.  

Tornare piccoli, si può

Dopo tanti anni Tim Schafer ritorna sulla scena con uno studio indipendente (Double Fine) e con un progetto finanziato su Kickstarter, la popolare piattaforma di crowdfunding: Broken Age, questo il nome dell'ultima opera di Schafer, è un'avventura grafica divisa in due atti e ora, grazie all'uscita della seconda parte, arriva anche su console. Si tratta di un'occasione per rivivere le emozioni di quando eravamo piccoli o di un'occasione sprecata? La risposta potrebbe essere più difficile di quanto immaginiamo e in questa recensione vedremo come tra il bianco e il nero di questi due estremi ci sia una sfumatura interessante, nella quale possiamo forse collocare Broken Age.  

Due personaggi, una sola avventura

I protagonisti di Broken Age sono due: Vella (una ragazza che vive in un mondo fantastico) e Shay (un timido ragazzo che vive su un'astronave). In qualsiasi momento del gioco potrete passare da un personaggio all'altro e giocare così due avventure che inizialmente sembrano essere accomunate solo da alcuni temi, ma che ben presto avranno dei punti di contatto più concreti. In giochi come questo la trama è importantissima, se non fondamentale, quindi non ci dilungheremo oltre. 

Tematiche importanti

Quel che però possiamo fare è sottolineare i temi affrontati: in entrambe le storie vedremo Vella e Shay tentare di sfuggire ad un destino che qualcuno ha scelto per loro. Il tema del primo atto è la fuga, con l'inevitabile crescita e emancipazione che conseguono ad una svolta così forte come quella che affrontano Vella e Shay. Nel secondo atto tutto cambia e proprio le conseguenze di questo cambiamento sono al centro della storia: l'avere a che fare con una nuova realtà che smaschera i pregiudizi e dischiude i desideri reali delle persone.  

Tanto stile e qualche problema

Queste ottime tematiche sono rappresentate con uno stile molto originale, simile a dei disegni fatti con i pastelli in movimento che danno vita a personaggi molto ben delineati e complessi: ogni incontro in Broken Age nasconde una storia, un passato, delle aspirazioni e un futuro imprevisto.  

Purtroppo a fronte di tanti elementi positivi quali la trama, la caratterizzazione dei personaggi e lo stile, troviamo anche qualche difetto, principalmente nel gameplay. Alcuni enigmi, soprattutto nella seconda parte del gioco, sono mal elaborati e spesso vi chiederanno di mettere insieme alcuni oggetti senza che vi siano dati indizi precisi su cosa fare. Non ci resterà quindi che provare più e più volte a far interagire qualsiasi cosa con tutti i personaggi e prima o poi qualcosa accadrà (oppure, nel 2015 è concesso, dare una sbirciatina a delle guide su YouTube!).  

Se questi difetti possono rendere l'esperienza frustrante ciò non vuol dire che Broken Age non sia un'esperienza da consigliare: si tratta solo di sapere adottare un approccio diverso, magari più orientato alla risoluzione di alcuni enigmi con qualche aiuto. In tal modo otterrete un'avventura matura che vi farà apprezzare dei bei personaggi capaci di essere d'esempio per i più piccoli, sia che si tratti dei vostri figli o il fanciullo che c'è in voi. 

Il gioco è disponibile su PC, PlayStation 4, PS Vita, Xbox One, OS X, iOS, Linux e Ouya. 

Fuoristrada: la recensione di Broken Age

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