• pubblicato il 17-09-2012

Quarant’anni di driving games in dieci giochi di auto (imperdibili) che hanno fatto la storia

di Luca De Santis

Quali sono i titoli che hanno cambiato per sempre il modo di guidare nei videogiochi? Ne abbiamo scelti dieci: eccoli

Alla vigilia dell’uscita dell’atteso F1 2012 (Codemasters Birmingham, 2012) il prossimo 20 settembre, sarebbe bene fare un veloce ripasso dei dieci titoli che hanno cambiato per sempre il modo di guidare nei videogiochi.

Apportando ognuno piccole e grandi rivoluzioni, così da apprezzare non solo la giocabilità, ma la storia di un genere che nelle sale giochi ha sempre tenuto alta la bandiera della spettacolarità.

Le origini nelle sale giochi

La prima simulazione di guida comparsa nei bar e nelle ancora rarissime sale giochi, fu Gran Trak 10 (Atari, 1974), un cabinato con schermo in bianco e nero, in cui dall’alto si ammirava un’incredibile pista da Grand Prix. Un volante e un pedale d’accelerazione facevano del gameplay una simulazione talmente coinvolgente da risultare oggi incomprensibile.

Come il nome suggeriva, invece, Night Driver era un gioco di guida notturna, blando stratagemma per giustificare lo sfondo nero e i pochi rettangoli bianchi, ma quello che rendeva stupefacente il gioco era la visione in prima persona: per la prima volta la sensazione di velocità di una strada che scorreva sotto le nostre ruote virtuali, era totale e profonda.

Turbo (Sega, 1981) arrivò per rivoluzionare e porre le basi a un genere che sarebbe stato in futuro termine di potenza di una console e di una scheda grafica, e non ci riuscì soltanto introducendo i colori, bensì con la creazione di elementi a scorrimento sui lati della pista che erano l’ultimo scalino di una simulazione completa.

La guerra tra Spectrum e Commodore 64, tra MegaDrive e il SuperNintendo

La sfida tra software house era ormai stata lanciata e la battaglia non escludeva nessuno, con colpi trasversali che dalle fumose sale giochi arrivavano nei salotti di casa. Con lo Spectrum ZX della Sinclair entrò nelle case dei novelli videogiocatori Pole Position (Atarisoft, 1980) corsa di Formula 1 il cui modello è ancora immutato negli ultimissimi titoli; mentre la controparte Commodore 64 faceva girare sul suo mangianastri Pit Stop (Epyx, 1980) in cui s’inseriva per la prima volta uno split screen orizzontale per il secondo giocatore.

Se le sale giochi ancora ignoravano che di lì a poco la socialità del gamers sarebbe stata sostituita con una più comoda ma solitaria esperienza casalinga, due titoli per console cominciarono l’inesorabile cambiamento: Outrun (Sega, 1991) nella sua versione 16bit per Megadrive, e Nigel Mansell's World Championship Racing (Gremlin Graphics, 1993) con un potentissimo uso del Mod7 del Super Nintendo.

Erano gli anni in cui la grafica 2D iniziò a essere sostituita con le prime sperimentazioni di poligoni tridimensionali, e quando sull’Amiga 500 sbarcò Hard Drivin’ (Atari Games, 1989) si comprese che una nuova realtà sintetica, virtuale, incredibile e divertente stava per invadere il nostro immaginario.

Di lì a poco, Ridge Racers (Namco, 1993) e Road Track presents: Need for  Speed (EA Canada, 1994) dai paddok stavano scendendo in pista per  definire il genere dei driving games come li conosciamo oggi.

Quarant’anni di driving games in dieci giochi di auto (imperdibili) che hanno fatto la storia

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