• pubblicato il 07-09-2015

Mad Max: La recensione del gioco tratto dal film

di Stefano Valente

Ottima trasposizione o cocente delusione? 

Mad Max: Fury Road è stato uno dei più grandi successi cinematografici dell'anno, sia in termini di pubblico che soprattutto di critica e vedere un videogioco dedicato a questa pellicola in sviluppo presso un team come quello di Avalanche Studios non ha fatto altro che far salire vertiginosamente le aspettative. Parliamo di persone che di esplosioni epiche se ne intendono, avendo alle spalle i primi due Just Cause e un terzo capitolo di questa serie in uscita tra poche settimane.

Purtroppo però come potrete leggere in questa recensione, il risultato non è eccellente come ci saremmo aspettati, ma “soltanto” buono.

L'auto perfetta

Come collocazione temporale, questo videogioco dedicato a Mad Max si sviluppa dopo gli eventi visti e apprezzati in Fury Road: il nostro nemico è infatti Scabrous Scrotus, figlio di Immortan Joe, la nemesi di Max debellata su pellicola. Dopo un inizio roboante, la trama si incaglia nelle dune del mare desertico in cui il gioco è ambientato. Max dovrà infatti ricostruire la sua auto con l'aiuto di Chumbucket, un carrozziere folle simile a Gollum e in possesso dei progetti della Magnum Opus, l'auto da guerra definitiva. Questo obiettivo la fa da padrone per tutta l'avventura sino a quando Mad non sarà pronto per affrontare il temibile nemico.

L'avventura di Mad Max si tramuterà quindi in un girovagare continuo per l'immensa mappa alla ricerca dei potenziamenti necessari per l'auto, ottenibili attraverso una serie di missioni primarie e secondarie non troppo varia. 

Una minestra riscaldata? 

Mad Max infatti ricicla (bene) elementi visti e apprezzati in altri titoli: le principali ispirazioni vengono senza dubbio da Far Cry 4 (per la struttura dell'open world e le torri da conquistare), L'Ombra di Mordor (per la gestione del territorio) e la serie Arkham di Batman per i combattimenti, ripresi con pochissime modifiche. Da questi titoli infine Mad Max riprende anche il difetto principale, ovvero la dispersività: è veramente difficile portare un compito a termine senza essere distratti da obiettivi secondari che si porranno davanti. 

Vita post-apocalittica

Nella desolazione dell'apocalisse sono infatti di vitale importanza i pezzi rottame e la ricerca di materiali vari per i potenziamenti: vi toccherà quindi affrontare tutte le auto nemiche che incontrerete per strada per non rimanere mai a secco di rottami e carburante. Man mano che però trasformerete la Magnum Opus (e lo stesso Max) in una macchina da guerra vi si apriranno davanti nuove opzioni di attacco e nuove missioni, rendendo di fatto coinvolgente la prosecuzione del gioco. 

Open world non sempre equivale a libertà

Purtroppo le missioni (specialmente quelle principali) non lasciano molta libertà di azione, ma sono comunque spettacolari: su questo fattore un elemento determinante lo gioca l'aspetto grafico, veramente ben realizzato. Nonostante sia ambientato in un deserto, l'ambiente è molto vario, con dei fortissimi contrasti tra i colori caldi della terra e i colori freddi del cielo (un elemento ripreso dal film). 

Dritto nel Valhalla? 

Nonostante quindi qualche aspetto derivativo e una trama poco incisiva, Mad Max può considerarsi promosso: gli inseguimenti e gli scontri in auto sono assolutamente adrenalinici e per qualche secondo riescono a trasportare sulle nostre console la velocità folle e il culto per i motori di Fury Road. Un'ultima caratteristica di cui non potrete più fare a meno? Il Photo Mode: passerete più tempo di quanto possiate immaginare modificando gli scatti catturati durante le fughe impossibili di Max e la sua Magnum Opus

Mad Max è disponibile dal 4 settembre su PlayStation 4, Xbox One e PC. 

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