• pubblicato il 01-04-2016

Fuoristrada: La recensione di Quantum Break

di Stefano Valente

Remedy e Microsoft a spasso nel tempo, ma il viaggio è insidioso

Quantum Break è la nuova attesissima esclusiva di Microsoft per Xbox One e Windows 10, sviluppata da Remedy, il team che ha creato Max Payne e Alan Wake. Questo quadro delinea gli elementi principali delll’action game oggetto di questa recensione: ci si aspetta sempre il massimo dalle esclusive, specialmente quando sono attese per così tanto tempo e sono sviluppate da team così importanti. Purtroppo però Quantum Break non è all’altezza né della situazione, né tanto meno delle aspettative e si rivela essere una delle più cocenti delusioni di questo 2016.

A spasso nel tempo con Remedy

L’idea alla base di Quantum Break è molto interessante perché per sviluppare al massimo il comparto narrativo Sam Lake e il suo team non si sono limitati ai classici video che troviamo nei videogiochi, ma hanno creato un’intera serie tv inserita dentro al gioco. Per quanto l’idea sia affascinante e i livelli di produzione della serie stessa sia molto alti, l’insieme non funziona. La storia di Quantum Break ci narra l’avventura di Jack Joyce e del suo tentativo di salvare il tempo, il mondo e già che c’è suo fratello dal disastro creato da Paul Serene, un tempo suo amico. Paul ha creato (insieme al fratello di Jack) una macchina del tempo, ma l’esperimento d’accensione è andato storto e il tempo stesso sta per implodere: a Jack toccherà fermare l’ex amico e sventare i piani della Monarch, la perfida azienda creata da Paul. 

Poteri d'altri tempi

Nell’incidente però è rimasto coinvolto anche Jack che, proprio come Paul, ha acquisito dei poteri che gli permettono di manipolare il tempo. Durante gli scontri a fuoco Jack può quindi contare su una marcia in più: può infatti bloccare i nemici in delle bolle temporali, può schivare i proiettili e crearsi degli scudi. Questi poteri andrebbero, in teoria, sfruttati velocemente per schizzare da una parte all’altra dell’area di combattimento, costretti anche dal fatto che non esiste un vero e proprio sistema di copertura. Purtroppo nel concreto ci sono diversi problemi: innanzitutto è un po’ assurdo che il giocatore venga spinto ad usare i poteri solo perché non c’è un sistema di copertura adeguato e in secondo luogo non è comunque tenuto a giocare bene (sfruttando tutti i poteri) perché, almeno a livello normale, gli scontri sono così brevi e facili che non è mai necessario impegnarsi sul serio. Infine bisogna sottolineare come una scarsa varietà di nemici, ci ponga di fronte a scontri sempre molto simili. 

Esplorazione spettacolare, ma...

Tra una sezione d’azione e l’altra, Quantum Break ci chiederà di esplorare alcuni ambienti, seguendo percorsi predefiniti e sequenze molto scriptate che risultano quasi anacronistiche ormai. Di tanto in tanto la rottura del tempo si manifesta sotto forma di situazioni congelate, come ad esempio un ponte che sta per esplodere e noi dovremo saltare da un pezzo all’altro dei detriti: per quanto siano visivamente spettacolari queste sezioni, non offrono alcuna sfida e anzi in caso di morte accidentale ci pongono di fronte a dei checkpoint talvolta lontani e frustranti. Durante le fasi di esplorazione dovremo inoltre raccogliere informazioni da oggetti vari quali lettere e computer: il contenuto approfondisce la storia, ma non fa altro che interrompere ulteriormente il ritmo del gioco, anche se va sottolineato che è possibile leggere le note in un secondo momento. 

Serie TV di classe

Al termine di ogni atto (per un totale di cinque) ci verrà richiesto di fare delle scelte determinanti che avranno un impatto profondo sul proseguimento della storia. In seguito alla scelta fatta vedremo poi una puntata della serie TV realizzata appositamente per il gioco. Lo stacco tra la grafica di gioco e il materiale filmato non è visivamente inaccettabile, ma quel che invece suscita qualche perplessità è la continua interruzione dell’azione. Nonostante si tratti di un esperimento lodevole, il risultato è una forzatura che smorza l’adrenalina sul più bello, mostrandoci dei personaggi che per altro si trovano molto distanti dal centro della storia. 

Sarà per la prossima volta Remedy...

Come detto in apertura di questa recensione, Quantum Break parte da ottimi presupposti (un investimento consistente da parte di Microsoft, un team talentuoso e un cast di attori hollywoodiani), ma purtroppo collassa su una sceneggiatura imbarazzante, su un gameplay superficiale (l’80% dei poteri si sblocca già alla fine del primo atto) e su una longevità davvero scarsa, anche per il genere: al termine della prima run avevamo già trovato l’83% dei collezionabili. Si ha nel complesso l’idea di trovarsi spesso di fronte ad un gioco “vecchio” che alterna in maniera poco fluida i suoi elementi e cerca di persuadere i giocatori di stare alle proprie regole (citiamo di nuovo l’assenza di un sistema di copertura) senza motivarlo davvero. Si potrebbe quindi dire che uno dei paradossi principali per Quantum Break sia quello di essere un videogioco che parla dei viaggi nel tempo, rimanendo però ironicamente bloccato nel passato. 

Fuoristrada: La recensione di Quantum Break

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