• pubblicato il 25-02-2015

Fuoristrada: La recensione di The Order 1886

di Stefano Valente

L'esclusiva Sony promette un'esperienza cinematografica senza precedenti: ce l'avrà fatta? 

Sin dal suo annuncio, The Order: 1886 ha attirato la curiosità dei videogiocatori di tutto il mondo grazie alla qualità incredibile della sua grafica e all'ambientazione così particolare, ovvero quella Londra Vittoriana leggermente steampunk che abbiamo imparato ad apprezzare ed attendere lungo tutti i video rilasciati.
Pur essendo il loro primo gioco per PlayStation 4, il team responsabile (Ready At Dawn) ha una lunga esperienza nel mondo dei videogiochi, con un'abilità speciale nello sfruttamento ai massimi livelli dell'hardware per ottenere risultati tecnologici stupefacenti e ovviamente The Order: 1886 non fa eccezione. Senza esagerare e senza tergiversare si può tranquillamente affermare che, su console, non esiste nulla di così avanzato graficamente.

Un mondo in costruzione da dieci anni

Sul livello di dettaglio torneremo più avanti, quel che qui conta è sapere che una tecnologia del genere non è stata però creata solo per compiacere il senso estetico dei giocatori, ma si tratta a tutti gli effetti di un mezzo attraverso il quale gli artisti di Ready At Dawn hanno potuto esprimere il loro talento e dare vita al mondo creato da Ru Weerasuriya (co-fondatore insieme all'italiano Andrea Pessino di Ready At Dawn).

Durante il tour di interviste Pessino ha infatti rivelato che il mondo The Order è in lavorazione, a livello concettuale, dal 2005 e questo primo capitolo è un tassello di un mosaico molto più ampio.

 

Una versione alternativa della storia 

L'idea alla base di The Order è immaginare come sarebbe stata la storia dell'uomo se ad un certo punto avesse preso una piega diversa. In particolare, il punto di svolta è la divisione dell'umanità in due specie: l'homo sapiens e i lycan. Da questa divisione ne è nata una lotta che ha visto a lungo gli umani soccombere, sino a quando Re Artù grazie alla Linfa Nera contenuta nel Santo Graal ha creato l'Ordine dei Cavalieri della Tavola Rotonda. La Linfa Nera dona ai cavalieri l'abilità di vivere per centinaia di anni e la rigenerazione delle ferite.

Questi poteri, oltre ad un rapido sviluppo tecnologico favorito dalla guerra costante, hanno portato a questa versione alternativa e più avanzata tecnologicamente di Londra e alla supremazia dell'umanità sui lycan. Ma la Rivoluzione Industriale crea nuove diseguaglianze e strane alleanze tra ribelli e lycan: a Galahad, cavaliere dell'Ordine e protagonista del gioco, spetterà il compito di indagare su quel che sta accadendo e sventare una minaccia sempre più interna.

Un'esperienza continua 

La storia di Galahad quindi, grazie alla profondità dell'ambientazione e alla tecnologia messa a disposizione, si sviluppa lungo le otto ore del gioco in maniera tanto coerente quanto spettacolare: se l'obiettivo degli sviluppatori era creare qualcosa che fosse l'anello di congiunzione tra cinema e videogiochi, possiamo tranquillamente affermare che l'obiettivo è stato centrato.

I meriti riscontrabili sono principalmente due: in primo luogo The Order: 1886 è il primo esempio di un titolo dove la differenza tra sequenze video e sezioni di gameplay effettivo è così labile. Il passaggio da cut-scenes a sezioni di shooting è assolutamente indolore e quasi impercettibile, per un’esperienza continua senza precedenti.
A differenza poi di tanti titoli odierni, The Order: 1886 non soffre di particolari problemi narrativi: la storia procede sempre spedita, con un ottimo ritmo bilanciato tra fasi esplorative, dialoghi e fasi più action.

La trama avanza con fare incalzante lungo i 16 capitoli che Ready At Dawn ha preparato per i giocatori, snodandosi lungo alcuni colpi di scena (forse un po’ prevedibili) e popolando la Londra Vittoriana di ottimi personaggi, molto ben caratterizzati e dall’impatto notevole sul ricordo che vi resterà di The Order: 1886.

Il solito sparatutto? 

Nelle sezioni in cui vi sarà richiesto di comandare Galahad, The Order: 1886 si presenta come un comune sparatutto in terza persona che attinge ispirazione chiaramente dalla serie Gears of War, basandosi interamente su un buon sistema di copertura e su un arsenale di tutto rispetto.

Se all’atto pratico non si riscontrano particolari innovazioni per questo genere, bisogna riconoscere ai Ready At Dawn il merito di aver creato delle armi che riescono a restituire perfettamente un feeling tanto “antico” quanto tecnologico e che impongono un approccio molto diverso a seconda dell’arma selezionata.

Qualcosa di nuovo

Trattare The Order: 1886 come un banale (e mediocre) sparatutto in terza persona intervallato da troppi video significherebbe non aver compreso assolutamente nulla di questo esperimento condotto da Ready At Dawn: ci troviamo infatti ad una nuova tipologia di prodotto, che crea un’esperienza unica e continua in cui un dialogo o un video hanno la stessa identica importanza, rilevanza e cura di una fase di gameplay. Non c’è interruzione o differenza, è tutto parte di un unico flusso.

Libertà sacrificata

Un approccio del genere ha imposto agli sviluppatori la creazione di un titolo in cui la libertà di esplorazione del giocatore è immensamente sacrificata sull’altare della spettacolarità in favore di un controllo totale sulla regia e sulla narrazione: nulla è lasciato al caso o disperso.

Certamente un game design del genere segna per certi versi la sconfitta di un tentativo di narrazione più interattiva (dove per interattiva si intende la necessità di un’interazione del giocatore per ottenere un’informazione), mentre qui è tutto servito su un piatto d’argento e proposto come in un film. Si tratta di una scelta coraggiosa, che a qualcuno può non piacere forse, ma che innegabilmente ha dato i suoi frutti.

 

Un classico? 

The Order: 1886 è un’esperienza senza precedenti che ogni appassionato di videogiochi dovrebbe in qualche modo portare a termine. Siamo di fronte inoltre ad un livello talmente alto di produzione che sarebbe un delitto non potersi far cullare gli occhi da una visione tanto accurata, senza considerare poi il comparto audio, semplicemente da Oscar.

La cura per il dettaglio, sia audio che video, è assolutamente maniacale, con ogni oggetto, costume, scenario, musica o effetto sonoro creato con una maestria incredibile e resterete spesso letteralmente a bocca aperta, più e più volte.

Dalla parte dei Cavalieri

The Order: 1886 ha diviso la critica e probabilmente dividerà anche i giocatori, ma al tempo stesso siamo sicuri che sarà non solo un successo per Sony, ma anche l’inizio di una nuova saga di cui continueremo a sentir parlare negli anni a venire. Forse avremmo sperato in un contenuto più ampio o in una campagna rigiocabile con qualche stimolo, ma è comunque importante notare che in una narrazione così equilibrata e serrata, ogni elemento in più avrebbe forse destabilizzato la formula dell’intrattenimento definitivo trovata da Ready At Dawn.

In un panorama videoludico che sembra dare alla libertà del giocatore la massima importanza, The Order: 1886 entra a gamba tesa con una struttura che potremmo definire quasi anacronistica e al tempo stesso si impone come un titolo dalla formula così originale che se ci dovessero chiedere da che parte ci vorremo schierare, non avremo alcun dubbio: sicuramente dalla parte di Galahad e dei Cavalieri dell’Ordine di Re Artù.

Fuoristrada: La recensione di The Order 1886

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