• pubblicato il 31-05-2015

Fuoristrada: la recensione di The Witcher 3 Wild Hunt

di Stefano Valente

Uno dei giochi più attesi dell'anno è finalmente disponibile

Ci sono alcuni titoli così attesi da travalicare i normali gusti degli utenti. Non tutti sono ad esempio appassionati di giochi di ruolo, ma sicuramente The Witcher 3: Wild Hunt è stato atteso da un bacino d'utenza molto più ampio dei soliti nerd amanti dei cavalieri e del fantasy.

Il perché è semplice: gli sviluppatori, i ragazzi polacchi di CD Projekt RED, hanno promesso da tempo il miglior gioco di ruolo di tutti i tempi, ambientato in un mondo open-world vastissimo in cui le nostre scelte avrebbero avuto un impatto notevole sulla storia. Per sapere se tutte queste promesse sono state mantenute nel titolo tratto dai romanzi di Andrzej Sapkowski, non ci resta che entrare nel mondo di The Witcher 3 con la nostra recensione.  

Il lungo viaggio di Geralt di Rivia

La terza avventura di Geralt di Rivia vede il nostro amato protagonista partire alla ricerca di Ciri, una ragazza che per lui è come una figlia adottiva, che ha addestrato e che ora è in pericolo. Per ritrovarla, Geralt dovrà andare in lungo e in largo attraverso l'enorme regione del Velen, l'immensa città di Novigrad (probabilmente la più grande, più coerente e meglio costruita città mai apparsa in un videogioco) e il gelido arcipelago di Skellige.

Il viaggio porterà Geralt a incontrare vecchie e nuove conoscenze (tra cui le splendide e provocanti maghe della Loggia) che lo aiuteranno nel suo scopo: quel che man mano si dipanerà di fronte ai vostri occhi è un immenso affresco di un mondo lontano e dotato di una sua precisa cultura.  

Un mondo coerente

The Witcher 3: Wild Hunt è sicuramente il gioco di ruolo più folkloristico e antropologicamente accurato che sia mai apparso: ogni passo che farete verso Ciri richiederà qualcosa in cambio e ogni missione che farete per ottenere l'aiuto di qualcuno avrà alle spalle un background mai visto prima, fatto spesso di questioni personali nelle quali interviene un elemento sovrannaturale che solo uno cacciatore come Geralt può affrontare.  

Cacciatore di mostri 

Il protagonista è infatti uno witcher, ovvero un guerriero addestrato a combattere mostri e creature di ogni tipo. L'addestramento seguito prevede anche delle mutazioni che gli hanno conferito poteri particolari quali ad esempio l'uso di alcune magie (chiamate Segni), l'uso di pozioni particolari e un sistema di sensi iper-sviluppato.

Questi sono tutti strumenti che Geralt userà durante la sua avventura e sono gli elementi che vanno a comporre gran parte del gameplay: spesso la struttura delle missioni si assomiglia e ci richiede di indagare su un oggetto o una persona con i sensi da witcher per poi eliminare la minaccia con l'arte del dialogo o con l'uso di una delle due spade di cui Geralt è dotato (una d'acciaio per gli umani e una d'argento per i mostri).  

Dialoghi così non li avete mai visti

Il rischio di trovarsi in situazioni spesso simili è talvolta percepibile, ma è scongiurato da un livello di scrittura dei dialoghi e delle situazioni assolutamente senza precedenti. Le missioni sono di diverso tipo (principali, secondarie, contratti da witcher e cacce al tesoro), ma difficilmente troverete due missioni uguali, soprattutto per quanto riguarda il background della missione stessa.  

Ogni azione ha la sua conseguenza...

Un'altra caratteristica importante del sistema che gestisce le missioni è il fatto che mai come in The Witcher 3 quel che facciamo ha un impatto su quel accade successivamente: da questo punto quel che stupisce maggiormente non è tanto il corso che gli eventi prendono, quanto più che altro la consapevolezza che i personaggi che popolano il mondo hanno di quel che avete fatto e di come si comportano di conseguenza.

Questo contribuisce a creare un immenso open-world estremamente coerente e coeso. Anche da un punto di vista strettamente "geografico" l'uso che i ragazzi di CD Projekt RED fanno dello spazio è innovativo: l'ambiente pur essendo uno dei più grandi mai visti, non è mai dispersivo ed anzi ricolmo di attività da svolgere, tra mostri da stanare, cacce al tesoro da portare a termine, corse a cavallo, sfide a carte, accampamenti di banditi da sgominare, villaggi da liberare e tante, tantissime, altre attività.  

Un capolavoro non privo di difetti

Di fronte a tanti pregi ci sono comunque alcuni difetti che vanno sottolineati che riguardano due aspetti importanti del gioco. Iniziamo con i controlli, spesso del tutto inadeguati, sia quando si tratta semplicemente di interagire col mondo circostante, sia quando si combatte: spesso ci è capitato in fase di recensione (della versione Xbox One) di rimanere incastrati, complice anche una gestione della visuale non ottimale e un'intelligenza avversaria non all'altezza. I problemi più gravi da questo punto si riscontrano a cavallo del nostro destriero, a tal punto da rendere l'esperienza della cavalcata quasi un trauma.

Gli altri problemi di cui The Witcher 3 soffre sono legati ad un generale livello di pulizia del codice non ancora esente da problemi, nonostante il livello di dettaglio sia stato considerevolmente ribassato. The Witcher 3 è infatti uno di quei giochi che ha subito numerosi ritardi (giustificati dal team di sviluppo per dare l'esperienza migliore possibile agli utenti), ma all'uscita l'avventura dello strigo si è presentata ancora afflitta da un numero eccessivo di bug (spesso divertenti e non compromettenti) e soprattutto da un livello di dettaglio grafico considerevolmente ridotto rispetto ai video di presentazione degli anni scorsi.  

Artisticamente impareggiabile 

Quel che però preme sottolineare in questa recensione è come in realtà The Witcher 3 sia comunque uno dei titoli più belli a cui potete giocare. Si, il ridimensionamento grafico c'è, ma si tratta comunque di un livello di dettaglio impressionante: cavalcare per le immense lande del Velen o scalare le gelide montagne di Skellige regala scorci mozzafiato, grazie ad esempio anche da una vegetazione viva e costantemente mossa dal vento.  

Il folklore nel sangue

Un altro motivo per il quale The Witcher 3 resta uno dei più impressionanti titoli dal punto di vista visivo è la sua immensa direzione artistica che rientra tranquillamente nel reame del genere fantasy, ma ha costantemente quel tocco folkloristico sopracitato che gli dà una marcia in più rispetto a qualsiasi altro gioco di ruolo. Il mondo di The Witcher 3 è assolutamente coerente e credibile, sostenuto da leggende o miti molto concreti e vicini alle persone che vivono queste vicende.

La verosimiglianza di quel che accade in Thw Witcher 3 non è apprezzabile solo per il contesto che viene creato attorno ad ogni evento, ma soprattutto per il fatto che da un punto di vista narrativo ogni maledizione, ogni mostro, ogni difficoltà soprannaturale ha sempre una causa umana, come se fosse la manifestazione fantastica di qualcosa che anche noi possiamo perfettamente capire o che addirittura ci può ricordare situazione realmente vissute.  

Missione compiuta

Ed è grazie a questi immensi pregi che, nonostante i problemi ai controlli e al ridimensionamento grafico, The Witcher 3: Wild Hunt è uno dei migliori giochi di ruolo mai creati, nonché uno dei titoli migliori di questa generazione a prescindere dalla propria propensione per il genere. Si potrebbero scrivere ancora pagine e pagine su questo immenso capolavoro, ma nessuna di queste riuscirebbe a rendere giustizia ad un'opera così accurata e al tempo stesso mastodontica.  

The Witcher 3: Wild Hunt è disponibile dal 19 maggio su PlayStation 4, Xbox One e PC. La nostra prova è stata condotta sulla versione Xbox One e in 70 ore circa abbiamo completato tutta la quest principale, una parte delle secondarie e quasi tutti i contratti di caccia. 

Fuoristrada: la recensione di The Witcher 3 Wild Hunt

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