Chevrolet Malibu Tre quarti anteriore
  • pubblicato il 14-11-2012

Chevrolet Malibu: massimo comfort minimo listino

di Andrea Rapelli

Massimo comfort minimo listino

IN BREVE
     
Comfort
I fruscii non disturbano e nemmeno la risposta delle sospensioni. Solo il motore alza un po’ la voce.
     
Costi
Una spaziosa berlina super accessoriata a un prezzo da compatta.
     
Piacere di guida
Il telaio è a punto ma motore e cambio automatico mostrano qualche limite.
     
Ambiente
Niente stop e start e nemmeno recupero dell’energia in frenata: si poteva fare di più.

Fino a qualche anno fa, costruire una berlina intorno ai 5 metri da vendere in 93 paesi era impensabile.

Oggi - miracoli della globalizzazione - c’è chi, come Chevrolet, crede che la strada di condivisione estrema, in un segmento finora quasi insensibile a queste logiche, possa rivelarsi quella giusta.

Il risultato si chiama Malibu, sfrutta il pianale della Opel Insignia e un sacco di componentistica comune, attingendo dagli scaffali della General Motors.

Con un’estetica che tradisce i 4,87 metri di lunghezza solo nella vista di profilo, a causa di un terzo volume particolarmente importante.

Se il muso richiama il classico family feeling Chevrolet, in coda ci pensano i gruppi ottici, ripresi pari pari dalla  sportivissima Camaro, ad alleggerire visivamente l’insieme, partorito dalla collaborazione di ben sette Design center General Motors sparsi per il globo.

All’interno, lo sforzo degli stilisti di creare un ambiente piacevole si scontra con qualche economia di scala, sotto forma di plastiche rigide sparse qua e là. Indovinato il vano portaoggetti nascosto dallo schermo del navigatore (di serie) e promossa la posizione di guida che, grazie ai sedili regolabili elettricamente e all’escursione del piantone, soddisfa i guidatori di tutte le taglie.

All’avviamento, il noto 2 litri turbodiesel da 160 CV, mutuato dalla Opel Insignia, dà il buongiorno con una voce non troppo educata, che fa il paio con un’erogazione in marcia piuttosto ruvida.

Il cambio automatico (optional da 1.300 euro) ce la mette davvero tutta, ma bastano poche curve per notare una certa lentezza nell’intuire i pensieri di chi guida, condita con un funzionamento manuale a dir poco macchinoso: per cambiare marcia bisogna premere due pulsantini sopra la leva, senza spostarla di un millimetro.

Nelle curve, la Malibu sa il fatto suo: la buona base telaistica dell’Insignia accetta di ottimo grado le strade tortuose, anche se lo sterzo - caratterizzato da una prontezza sopra la media - tradisce un feeling da videogame.

Il motore, prodotto in Germania, dal canto suo, predilige i medi regimi, con 160 CV che non diventano mai esplosivi.

Le cose migliorano decisamente non appena si mette piede in autostrada: aria e gomme non disturbano le orecchie dei passeggeri, mentre le sospensioni rispondono puntuali e gentili quando incontrano traversine o avvallamenti.

E l’abitacolo, con sedili ben conformati e morbidi, è un ottimo posto in cui stare, anche dopo lunghe ore di viaggio.

Qualche difficoltà s’incontra solo nell’accomodarsi sul divano posteriore, a causa del padiglione spiovente.

Infine, su questa GM prodotta in Corea, si può contare su un allestimento (unico) da mille e una notte: di serie ci sono navigatore, impianto audio con vivavoce Bluetooth, clima automatico, interni in pelle, cruise control, sedili regolabili elettricamente, keyless system, sensori parcheggio posteriori, fari allo xeno...

A un prezzo da compatta full optional: 31.000 euro.

SCHEDA TECNICA
  • N. cilindri/cilindrata
    4/1.956 cc
  • Potenza
    117 kW/160 CV a 4.000 giri
  • Coppia
    350 Nm a 1.750 giri
  • Cambio
    manuale a 6 marce
  • Trazione
    anteriore
  • Velocità max
    213 km/h
  • Acc. 0-100 km/h
    9,8 secondi
  • Consumo misto
    23,8 km/l
  • Emissioni CO2
    160 g/km
  • Dimensioni
    4,87/1,86/1,47 m
  • Bagagliaio
    545 dm3
  • Bollo
    323,79 euro
IDENTIKIT
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