• pubblicato il 28-06-2011

Chevrolet Orlando: dedicata alle famiglie europee

di Alessandro Marchetti Tricamo

Dedicata alle famiglie europee

IN BREVE
     
Comfort
Il motore è silenzioso. Lo spazio all’interno è abbondante e nella terza fila si viaggia comodi.
     
Costi
Ottimo rapporto qualità prezzo. Consumi medi.
     
Piacere di guida
Facile, maneggevole, prevedibile, sicura. Le prestazioni però sono un po’ limitate.
     
Ambiente
C’è l’indicatore del punto ottimale di cambiata ma niente dispositivo stop & start.

Ci hanno provato in molti e in forme diverse. Adesso è la volta di Chevrolet che, forte del successo della Spark, sembra voler sferrare un attacco in grande stile all’Europa. Il marchio del Gruppo General Motors punta, infatti, a raddoppiare la sua quota sui mercati del nostro Continente entro il 2015. Per raggiungere un obiettivo così ambizioso, naturalmente, occorre disporre di interessanti modelli che sappiano andare alla conquista di nuovi clienti. Nel 2011 saranno sette le novità che verranno presentate, comprese Camaro e Corvette, anche se quest’ultima fa brand a se stante e si tratta di un’auto che ben poco ha a che fare con l’inedita MPV che presentiamo in queste pagine.

La più interessante e strategica nuova vettura per l’Europa, comunque, è proprio la Orlando, una monovolume compatta, disegnata per assomigliare a una crossover. Lo stile è americaneggiante soprattutto nel massiccio frontale, la parte che a nostro avviso si presenta con la maggiore personalità, e nella coda. La linea laterale è invece più anonima, in puro stile familiare, e sembra pensata più che altro per offrire la massima abitabilità all’interno. A questo si aggiunge il posto guida sopraelevato, che dà quasi la sensazione di voler dominare la strada, una caratteristica tanto apprezzata dai clienti medi italiani. Spostandoci sul lato economico, molto importante per i prodotti Chevrolet, la Orlando sarà venduta a partire da 19.600 euro. Non male per una vettura a sette posti veri. La terza fila, fra l’altro, è estraibile e due persone, anche alte, viaggiano sufficientemente comode. Bisogna però portarsi lo stretto necessario perché in sette il bagagliaio sparisce completamente. Tutti i sedili, inoltre, consentono ai passeggeri di godere della migliore visuale possibile. È interessante anche il fatto che il posto centrale della seconda fila, quello più sacrificato, sia ben sfruttabile. Salendo a bordo, la sensazione è che gusto e qualità percepita siano in linea con le attese del cliente europeo, con qualche inserto lucido a strizzare l’occhio ai più raffinati e il cruscotto in stile sdoppiato come sulle Corvette. “Value for money” dicono gli americani. Con in più l’obiettivo evidente di alzare la percezione qualitativa del brand Chevrolet.

Inoltre, si vede che tutto è stato pensato per la famiglia: ci sono tanti piccoli spazi a disposizione ricavati ovunque, come nelle Citroën per intenderci, compreso dietro il pannello frontale del sistema audio. Abbiamo provato la Orlando con il motore turbodiesel di 2 litri da 163 CV (c’è anche una versione da 130 CV) e il cambio manuale nell’allestimento più ricco: LTZ. Il motore è generoso e onesto, la potenza ci sarebbe anche, tutto però sembra pensato per ridurre consumi ed emissioni più che per il divertimento di guida. Nella strumentazione (facile da leggere) c’è anche l’indicazione del punto ottimale di cambiata. Il risultato ottenuto durante la nostra prova su un circuito misto, guidando in maniera normale e senza guanti bianchi, è stato di 12,5 km con un litro. Buono ma non eccezionale. Il cambio ha i rapporti superiori lunghi, col risultato che, a pieno carico, in quinta e in sesta marcia, questa MPV fatica un po’ a riprendere velocità dai bassi regimi. La velocità massima è di 195 km/h e l’accelerazione da 0 a 100 è di 10 secondi netti, qualche centesimo meglio della Nissan Qashqai+2 a due ruote motrici, meno, invece, rispetto a Renault Scenic 2.0 dCi e Ford C-Max7. Il dna è quello di una vettura tranquilla per famiglie con una guida soft, inutile aspettarsi di più. Note positive, invece, per il comfort. La Orlando è silenziosa e il motore sale, pur senza una grande elasticità, in maniera fluida e piacevole. Inoltre, il cambio è preciso negli innesti e si manovra con grande facilità. C’è anche la possibilità di avere il cambio automatico, ma i consumi aumentano di un 8% circa. Semmai è lo sterzo a non essere molto reattivo, il feedback è solo discreto anche se il diametro di sterzata è migliore rispetto ad alcune concorrenti.

La dinamica di guida è piacevole. Il telaio è derivato dalla Cruze, il baricentro è basso e il rollio, seppur inevitabile in vetture di questo tipo, è contenuto al minimo. Colpiscono in positivo anche l’agilità e la maneggevolezza con cui la Orlando si muove nel traffico e nelle strade più strette. Il comportamento è sempre prevedibile e l’assetto rigido, all’europea, come dicono i tecnici Chevrolet, la penalizza solo su cunette e dossi. I freni si dimostrano efficaci. A prima vista il pedale sembra spugnoso, invece l’impianto si dimostra in grado di fermare la vettura in spazi contenuti. Infine, per chi non percorre tanti chilometri e utilizza l’auto soprattutto in città, è prevista una versione 1.800 a benzina da 141 CV, con la quale si risparmiano circa 2.000 euro rispetto alla 2.0 turbodiesel 163 CV, ma si perde qualcosa in termini di prestazioni, penalizzate anche dal cambio manuale a sole 5 marce.

SCHEDA TECNICA
  • N. cilindri/cilindrata
    4/1.998 cc
  • Potenza
    120 kW/163 CV a 3.800 giri
  • Coppia
    360 Nm a 2.000 giri
  • Cambio manuale
    a 6 marce
  • Trazione
    anteriore
  • Velocità max
    195 km/h
  • Acc. 0-100 km/h
    10 secondi
  • Consumo misto
    16,7 km/l
  • Emissioni CO2
    159 g/km
  • Dimensioni
    4,65/1,84/1,63 m
  • Bagagliaio
    458 litri
  • Bollo
    335,40 euro
IDENTIKIT
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