• pubblicato il 07-07-2016

Global Brand Expedition 2016: con Land Rover alla scoperta del fuoristrada

Con un buon risultato di gruppo alle spalle, siamo andati a testare le Land Rover (e la Jaguar F-Pace) in condizioni... estreme

Macina record il gruppo Jaguar Land Rover.

Nell'anno fiscale 2015-2016 (da marzo a marzo) le vendite hanno raggiunto quota 522.000 unità, con un fatturato di 22,2 miliardi di sterline e un utile prima delle tasse pari a 1,56 miliardi di sterline.

Made in England in espansione

A trainare il successo dell'azienda, di proprietà del gigante indiano Tata, ma solidamente inglese nel management e negli impianti produttivi, sono stati gli ottimi risultati delle nuove Jaguar XE e F-Pace, il primo SUV col giaguaro sul cofano, nonché l’inarrestabile Land Rover Evoque, ora anche in versione cabrio.

Per rispondere adeguatamente alle richieste dei mercati, oltre ai cinque impianti produttivi in Gran Bretagna, Jaguar Land Rover ha aperto fabbriche in Cina e Brasile e India e, nel 2018, toccherà alla Slovacchia, con un nuovo impianto forte capace di 200.000 auto l’anno.

L’affermazione sul mercato si è concretizzata e bene anche in Italia: quest’anno, da gennaio a maggio, Jaguar ha immatricolato 1.750 vetture e Land Rover ha totalizzato 10.750 modelli.

Le due auto più nuove della gamma sono la Evoque Convertible e la Jaguar F-Pace. La prima in Italia è già ordinabile, ma le consegne inizieranno a settembre. La F-Pace ha già raccolto 1.300 ordini, non pochi per una vettura con un listino da 45 mila euro.

Global Brand Expedition 2016: tempo di test

La presentazione dei dati consuntivi avviene ogni anno all’interno di una ormai classica iniziativa del gruppo, la Global Brand Expedition, due giorni per provare i modelli Land Rover in ogni condizione di terreno, allargata quest’anno al primo fuoristrada Jaguar, la F-Pace.

Land Rover Evoque Convertible: meno tetto, maggior rinforzo

Impossibile resistere alla tentazione di provare la Evoque Convertible, unico fuoristrada con capotte elettrica e quattro posti comodi.

Le curiosità erano sostanzialmente due: come si sarebbe comportata in fuoristrada un’auto che a prima vista spicca più per il design che per le doti all terrain. E a quali compromessi i tecnici inglesi erano arrivati per non farne una vettura sbilanciata rispetto alla versione a tetto chiuso.

Il test drive si è svolto lunghe le strade asfaltate e non della penisola Calcidica. Se siete stati in Grecia vi ricorderete certamente i fondi sconnessi, le carreggiate minime, ma anche meravigliosi percorsi su e giù dalle montagne con buchi e polvere e terra neanche battuta.

La Evoque Cabriolet prende buonissimi voti sia a tetto chiuso che aperto. Nel primo caso l’insonorizzazione è ottima, il clima funziona perfettamente nel tenere l’abitacolo fresco quando il sole greco picchia duro, l’auto macina km in totale relax per chi guida, grazie anche al nuovo cambio automatico a nove rapporti e a sospensioni che incassano le peggiori variazioni dell’asfalto.

Relativamente bassa la Evoque Convertible non ha quei beccheggi e rollii tipi di tante Suv più imponenti.

A capote ripiegata, il mondo cambia. Specie se si immagina un viaggio vacanziero (mare o montagna non importa). Non ci sono turbinii nell’abitacolo e si può godere del paesaggio, dell’aria fresca, dei profumi della natura in pieno. Poi, grazie al sistema Terrain Response, l’auto è in grado superare le peggiori avversità in fuoristrada, dalla terra ai lastroni di pietra, al fango.

Le discese più impegnative non sono un problema: si inserisce il Descent hill e l’auto frena da sola, a noi rimane solo da tenere il volante e mettere le ruote nella giusta direzione.

Una cabrio, una qualunque, ha sempre, rispetto alla versione berlina, problemi di minor rigidità e spesso, tranne le più blasonate, dopo un po’ tendono a rumoreggiare negli agganci tra portiere e carrozzeria. La Evoque è stata rinforzata a dovere e nemmeno dopo un serio maltrattamento in fuoristrada, abbiamo avvertito inizi di sconnessione.

Jaguar F-Pace: off-road all'inglese

Del tutto differente l’esperienza a bordo della Jaguar F-Pace.

Sensazione difficile da descrivere, perché l’ambiente è prettamente Jaguar, quindi con tutta la giusta ricchezza di materiali e finiture tipiche delle berline inglesi. Però si guida in alto e si può andare in fuoristrada come se si guidasse una Range Rover, con l’unico assillo di non graffiare la preziosa vernice.

La F-Pace è disponibile col 2.0 turbodiesel o col più performante 3.0 sei cilindri.

In tutti i casi la sensazione è che i tecnici Jaguar abbiano voluto preservare le caratteristiche di sportività del marchio, anche nel Suv, un po’ come ha fatto Porsche col Cayenne, per capirci.

Così su asfalto la F-Pace è molto piacevole da guidare, ben assettata e con uno sterzo preciso e diretto. In fuoristrada, stupisce: il sistema di trazione integrale (disponibile ora peraltro su tutta la gamma Jaguar) è frutto della collaborazione stretta con gli uomini Land Rover, che ne sanno. Sulle strade della Grecia, la F-Pace non si è mai trovata in imbarazzo, superando pendenze e sterrati anche impegnativi con assoluta destrezza.

Una vettura polivalente, con in più il blasone inglese.

Il gruppo e la Brexit: "dobbiamo aspettare"

Per concludere, non potevamo non fare la domanda, abbiamo chiesto a Daniele Maver, AD di Jaguar Land Rover Italia, quali contraccolpi potessero subire dalla Brexit.

“Dobbiamo aspettare”, ha detto Maver, “vedere i nuovi accordi tra Gran Bretagna e Ue. Quello che posso dire è che la prevista svalutazione della sterlina dovrebbe compensare i nuovi dazi europei. Quindi immagino che potremmo non avere rialzi dei listini. Per quanto riguarda l’immagine, chi compra made in England oggi non avrà motivi per non continuare a farlo domani”

Global Brand Expedition 2016: con Land Rover alla scoperta del fuoristrada

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