Audi A1 laterale
  • pubblicato il 07-07-2011

Audi A1: la quarta incomoda

di Adriano Tosi

La quarta incomoda

PAGELLA
Fuori città
22/30
Città
18/30
Autostrada
22/30
Vita a bordo
23/30
Prezzo e costi
17/30
Sicurezza
20/25
VERDETTO
122/175
Intro

Più che di novità è corretto parlare di ritorno: l’Audi ci riprova in un segmento che storicamente le ha riservato solo delusioni, prima con la 50 poi con
la A2. La A1 si posiziona nella nicchia più ricca e pretenziosa delle vetture intorno ai quattro metri: quella inaugurata dalla Mini (appena ristilizzata) e occupata anche da MiTo e DS3. Cura per l’immagine e per il dettaglio sfizioso sono evidenti al primo sguardo: elementi fondamentali ma che da soli non bastano per battere la concorrenza. Qualità, piacere di guida e tecnologia sono altrettanto importanti. Dal punto di vista meccanico, pianale, motori e cambi sono gli stessi di Seat Ibiza, Skoda Fabia e VW Polo. Pericolo omologazione? Non è detto: dalla stessa base si possono creare prodotti molto diversi. Proprio quello che ci si aspetta dai Quattro Anelli...

Fuori città

IL TELAIO È VIVACE, IL TDI NO

Piccolo ripasso delle concorrenti: la Mini ha fatto fortuna puntando sul “go-kart feeling”, la MiTo ha nel piacere di guida da Alfa Romeo uno dei suoi punti di forza, la DS3 non ha nulla (o quasi) da invidiare alle rivali. Ovvio, in un quadro così competitivo, che le aspettative riposte nella A1 siano elevate. Dall’ultima nata di Ingolstadt ci si aspettano emozioni e feeling di guida. Bastano pochi chilometri per capire che gli ingegneri hanno raggiunto lo scopo. Nonostante la versione Attraction monti l’assetto dinamico e non quello sportivo della Ambition, la tedesca rimane piatta sulle quattro ruote, garantendo alta “fedeltà” nel seguire le traiettorie desiderate, pur con una piacevole (e mai pericolosa) propensione del retrotreno a scivolare, in rilascio. Merito anche di uno sterzo svelto e preciso: con pochi gradi di rotazione del volante si cambia direzione, mentre l’iniziale morbidezza del comando lascia spazio, alle velocità più sostenute, a una certa consistenza e comunicatività. Non è altrettanto appagante il motore: fluido ai bassi regimi, il TDI da 105 CV non brilla nell’allungo. Se a questa “pigrizia” si aggiunge l’assenza della sesta marcia, che avrebbe consentito una migliore spaziatura dei rapporti, il calo di giri che segue ogni cambiata è sensibile e non consente rapide accelerazioni.

Città

RIPRESE OK, ASSETTO RIGIDO

Rientrati in città, quell’assetto che tante soddisfazioni regala nelle curve presenta inevitabilmente il conto. Il solito mix di tombini, pavé e binari del tram si ripercuote nell’abitacolo con una certa intensità, causando talvolta degli scossoni che poco hanno a che fare con la proverbiale capacità di assorbimento Audi. Ovviamente, i cerchi da 17 pollici con pneumatici ribassati (spalla 40) non aiutano, in ottica comfort, e costituiscono un’opzione (a partire da 1.420 euro) consigliabile solo per gli appassionati della guida. Peccato, inoltre, che almeno per il momento non siano disponibili le sospensioni regolabili DCC già presenti su alcune versioni della Volkswagen Polo: avrebbero consentito di coniugare l’agilità nel misto e la morbidezza sulle asperità. Capitolo parcheggi: quando il design detta linee e proporzioni, la funzionalità ne risente. Basta girarsi verso il tre quarti posteriore per avere conferma di ciò: fra montanti spessi e coda inclinata, la percezione degli ingombri è lasciata all’intuito e i 375 euro per i sensori di manovra sono una spesa inevitabile, data anche l’assenza di protezioni. Infine, così come in extraurbano, in città si sente la mancanza delle sei marce: fra seconda e terza c’è uno “stacco” troppo grande e, nonostante l’elasticità del propulsore, non è difficile rimanere a corto di coppia.

Autostrada

QUALCHE DECIBEL DI TROPPO

I pneumatici sportivi, ancora loro: se in città limitano l’assorbimento, sugli asfalti drenanti delle tre corsie sono la fonte sonora di maggiore disturbo. A 130 km/h il fonometro ha registrato 71,3 dB, molti dei quali imputabili proprio alla fastidiosa rombosità di rotolamento. Peccato, perché per il resto la A1 è ben insonorizzata: la carrozzeria profilata non genera fruscii aerodinamici e il motore gira silenziosamente. A proposito di propulsore, in autostrada il 1.6 TDI dà il meglio di sé, dimostrandosi sempre rapido a riprendere giri, mentre l’assetto soffre solo sui giunti dei viadotti. Sugli “scalini” emergono infatti le stesse rigidità già evidenziate in città, ma negli avvallamenti affrontati in velocità le reazioni sono sempre controllate e ben frenate, come sulle sorelle maggiori. Da non dimenticare, nel caso si preveda un utilizzo autostradale frequente, l’ “antitutor” cruise control e il comodo poggiabraccio centrale con portaoggetti: sono entrambi optional e costano rispettivamente 285 e 140 euro.

Vita a bordo

EFFETTO AUDI GARANTITO

Un profilo in alluminio sulla soglia d’ingresso dà il benvenuto a bordo; all’interno, una tecnologica e riposante luce azzurra si diffonde dalla plafoniera, dai pannelli porte dalla zona dei piedi. Lo sguardo cade poi sulle bocchette e non può non notarne il contorno lucido con bordo cromato. Ci si trova su un’Audi “DOC”, non ci sono dubbi. Anche perché, se mai ce ne fossero, verrebbero sciolti dal listino: tutte le voci sopra elencate sono a pagamento. A Ingolstadt non regalano nulla, ma di questo ci occuperemo dopo. Qui corre l’obbligo di elogiare i rivestimenti morbidi ovunque (la plastica nella zona del freno a mano e della leva del cambio è di qualità superiore persino rispetto a quella della A3), così come l’assemblaggio praticamente perfetto. I pannelli e tutti i particolari, davvero numerosi, sono allineati con precisione chirurgica, garanzia di una qualità che durerà nel tempo. Da vera Audi è anche la posizione di guida, con la seduta bassa e il volante che gode di ampie regolazioni. I guidatori di tutte le taglie possono trovare agevolmente la sistemazione ideale. Dietro, invece, lo spazio per le ginocchia non manca, ma 81 cm dal cuscino al tetto sono pochi e chi supera i 180 cm di statura se ne accorge presto, con la propria testa... Meglio del previsto, ma anche di quanto fanno le rivali, il bagagliaio: non solo la capacità è superiore (18 punti nella prova valigie contro 14 della MiTo e 9 della Mini), ma c’è anche il pratico “pacchetto vano bagagli”, a 110 euro, che incrementa la funzionalità del vano.

Prezzo e costi

LARGO AGLI OPTIONAL

Non basta l’effetto novità per spiegare la quantità di teste che si girano al suo passaggio: i designer Audi hanno trovato il modo di attirare l’attenzione senza calcare troppo la mano con orpelli colorati e led a tutti i costi. Anzi, le luci diurne a led si pagano a parte, 1.025 euro insieme ai fari allo Xeno. E qui si apre un capitolo lunghissimo, quello degli optional: una sterminata lista di accessori a pagamento, molti dei quali, però, ci si aspetterebbe di trovare di serie, dati i 21.000 euro di prezzo. Stiamo parlando per esempio del computer di bordo (205 euro), del cruise control (285), del poggiabraccio anteriore (140), dei sensori di parcheggio (375), ma anche dei comandi sul volante (330 euro), dei fendinebbia (175) e del clima automatico (410). Diverso il discorso per le personalizzazioni: sono tante e non potrebbe essere diversamente, visto quello che propongono anche MiTo, DS3 e Mini. Sulla A1 si possono colorare i montanti del tetto, c’è un ventaglio di sei tipi di cerchi in lega, sei cornici per le bocchette... Per quanto riguarda i consumi, le percorrenze sfiorano i 18 km/l, mentre la garanzia non va oltre i due anni imposti dalla legge.

Sicurezza

C’È TUTTO IL NECESSARIO

Sei airbag, ESP, differenziale elettronico XDS, appoggiatesta anti colpo di frusta e attacchi Isofix: difficile chiedere di più a un’auto di segmento B, seppure “premium”. Anche perché alla buona dotazione (a essere pignoli manca l’airbag per le ginocchia, anche a richiesta) si aggiunge una frenata decisa, soprattutto dalle velocità più alte. Infatti, se i 38,9 metri richiesti per arrestarsi da 100 km/h sono nella media, i 61,9 metri da 130 costituiscono un valore fra i migliori della categoria, raggiunto solo dalle rivali MiTo e Mini (60,7 la prima, 61,7 la seconda). Bene la tenuta di strada e la stabilità: le velocità in curva sono elevate, con una forte “resistenza” al sottosterzo, mentre il retrotreno non sorprende mai il guidatore. Pure disinserendo parzialmente l’ESP, le reazioni sono controllate e, solo rilasciando il gas bruscamente, la A1 tende a chiudere la traiettoria. Prima di eventuali danni, comunque, l’ESP ci mette la “pezza”.

Verdetto

La A1 ha tutte le carte in regola per inserirsi con autorevolezza nella nicchia di MiTo, DS3 e Mini: la tecnologia è al top e il prestigio Audi non si discute. Non solo: le personalizzazioni sono numerosissime e, in attesa delle versioni più sportive (la S1 da circa 180 CV è in fase di collaudo), il comportamento è comunque appagante. Note dolenti, il prezzo elevato (nonostante la dotazione scarsa) e il comfort, non sempre da Audi.

Audi A1: la quarta incomoda

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