Audi A6 Profilo
  • pubblicato il 21-07-2011

Audi A6: sotto lo stile elegante sensazioni forti

di Adriano Tosi

Sotto lo stile elegante sensazioni forti

PAGELLA
Città
18/25
Fuori città
21/25
Autostrada
21/25
Vita a bordo
20/25
Prezzo e costi
16/25
Sicurezza
23/25
VERDETTO
119/150
Intro

Non poteva farsi attendere ancora per molto. Nell’incessante sfida che da decenni contrappone Audi, BMW e Mercedes, la A6 era la più anziana nel suo terreno di gioco. L’attuale classe E debuttò nel 2009, raggiungendo subito il primo posto delle vendite. Un trono conservato fino all’arrivo, nel 2010, della BMW serie 5 di quinta generazione, che ha relegato la berlina della Stella in seconda piazza. Sull’ultimo gradino del podio, appunto, la tre volumi di Ingolstadt: una posizione che mal si concilia con le ambizioni da primi della classe degli uomini dei Quattro Anelli. La risposta la vedete qui accanto. Il design, come da tradizione, sembra un restyling; in realtà nasconde un grande lavoro che si perfeziona di modello in modello. Il single frame si ammorbidisce grazie alle smussature sugli angoli superiori. I fari presentano le classiche strisce di led, ora però riviste e più estese. Una lunga lista di interventi, che modernizza il look senza disorientare. Importanti evoluzioni si registrano anche nella meccanica e nella tecnologia. Alcuni esempi: debutta lo Start&Stop, tra qualche mese arriverà il 3.0 biturbo diesel da 313 CV, mentre i sistemi di assistenza non lasciano praticamente mai solo il guidatore, anche se si fanno pagare cari. Ma questa non è una novità.

Città

Trovare posto a un incrociatore da 5 metri, nelle strette viuzze del centro, non è impresa semplice. Richiede pazienza, ma per fortuna non doti di guida sopra la media. Certo, bisogna sborsare 925 euro per il park control, altri 535 se si vuole la telecamera o 1.390 per il sistema di parcheggio automatico, ma poi la tecnologia facilita le manovre. Una volta in marcia, inoltre, ci si dimentica in fretta delle dimensioni: lo sterzo pronto e l’elasticità del 3.0 TDI consentono di muoversi con agilità e, solo nei passaggi più stretti, l’ingombro torna a essere un problema. La soluzione? Anche in questo caso si chiama pazienza: come le sue dirette concorrenti, la A6 non è l’auto ideale per “dribblare” SUV in doppia fila fuori dalle scuole, furgoni in scarico merci, ecc. Meglio godersi il silenzio del motore in stand-by (anche se lo spegnimento del TDI innesca qualche scossone) e il comfort delle sospensioni: nonostante l’assetto sportivo montato sull’esemplare in prova, l’assorbimento è esemplare. Va detto però, a chi predilige il comfort, che i cerchi da 19” vanificano un po’ l’ottimo lavoro del telaio, soprattutto sulle asperità più secche.

Fuori città

Non sono solo i cinque metri di lunghezza a suscitare qualche dubbio sull’agilità della A6 nel misto. Sono anche i 1.765 kg di peso. Una massa inferiore rispetto a quella del modello precedente (30 kg per la precisione), ma comunque importante. Nello spazio di due o tre curve, però, la tedesca dissolve ogni perplessità. Lo sterzo è molto rapido nell’inserire il muso in curva, preciso ai piccoli angoli di volante e fedele nell’informare il guidatore su quello che sta accadendo sotto le ruote. Inoltre, il rollio è ben frenato dall’assetto sportivo (465 euro) montato sulla vettura in prova. Risultato: con pochi movimenti di braccia si disegnano traiettorie precise, mentre i pneumatici offrono una notevolissima quantità di grip. Un dinamismo insospettabile, a cui il V6 TDI dà un importante contributo. Se la forte spinta ai bassi regimi non deve stupire, trattandosi di un turbodiesel da 3 litri, è l’allungo fino alla soglia dei 5.000 giri che permette di togliersi non poche soddisfazioni. Il ricorso al cambio è, infatti, molto limitato, mentre la velocità cresce con una rapidità impressionante. La stessa con cui l’S tronic a doppia frizione e 7 rapporti inserisce una marcia dietro l’altra, a patto di lasciare la leva in S e affidarsi all’elettronica per la selezione del rapporto ideale. Optando invece per la modalità manuale sequenziale, si devono fare i conti con il ritardo fra il comando impartito e l’effettiva esecuzione dello stesso. Una frazione di secondo, sia chiaro, sufficiente però per provocare ingressi in curva con il rapporto sbagliato.

Autostrada

Contrariamente a BMW e Mercedes, che da qualche anno sono diventate più generose nella dotazione, Audi continua nella politica del “tutto a pagamento”. Così ci si ritrova a dover sborsare 320 euro per il cruise control: una spesa a cui non si può assolutamente rinunciare, dati il probabile utilizzo autostradale della A6 e l’estrema facilità con cui si rischia di superare i limiti di velocità. Già, perché se è vero che la berlina tedesca non fa registrare rilevamenti fonometrici da primato (69 dB a 130 km/h, contro i 66 della meno prestigiosa Passat, per esempio), le frequenze sonore non risultano per nulla fastidiose all’orecchio umano. Inoltre, l’ottimo lavoro delle sospensioni isola dalle irregolarità del manto con qualche sporadico “colpo” solo sulle traversine più accentuate, complici anche i pneumatici dalla spalla ribassata. L’unico appunto che si può muovere alla tedesca, oltre a quello della dotazione, riguarda il funzionamento di cambio e freni. Il primo dà qualche strattone quando si procede, in coda, fra i 10 e i 30 km/h. I secondi non sono facilissimi da dosare e portano a fermarsi in modo un po’ brusco.

Vita a bordo

Una delle chiavi del successo Audi sta nella qualità degli interni, nella percezione della cura realizzativa che non sfocia mai nell’ostentazione. Punti di forza ribaditi dalla nuova A6, che riprende molto di quanto proposto dalla sorella A7 Sportback: in termini di componentistica, ma anche di design della plancia e di qualità dei materiali. Il livello è altissimo anche nei punti nascosti e la severità degli standard di fabbricazione si riflette in una piacevolissima solidità costruttiva: i vari profili hanno tolleranze prossime allo zero e la compostezza della vettura sui fondi dissestati ne è la dimostrazione. E non si tratta solo di dettagli o finezze da amatori: alla lunga, un ambiente ricercato e privo di rumori “parassiti” è garanzia di viaggi di qualità. Al pari, ovviamente di una generosa disponibilità di spazio. A questo proposito, il meglio lo si ottiene in quattro, visto che, come sempre, chi siede in mezzo, dietro, deve fare i conti con il tunnel della trasmissione e con uno spazio per la testa meno generoso. Quanto al bagagliaio, il volume è allineato a quello della concorrenza e la flessibilità, come su tutte le berline, non va oltre la possibilità di abbattere gli schienali nelle porzioni 60/40 (optional il tunnel per il carico passante). Non manca però una raffinatezza: le serrature per bloccare l’abbattimento dei sedili, di serie.

Prezzo e costi

Ottimizzazione: un concetto molto spesso cavalcato dagli uffici marketing, in un’epoca in cui la riduzione dei consumi e delle emissioni inquinanti è un vero imperativo. Oppure, come nel caso della nuova A6, criterio che porta a risultati concreti, tangibili, impensabili solo pochi anni fa. Sia chiaro: non si sta parlando di percorrenze miracolose in senso assoluto. Tuttavia, coprire 14,5 km con un litro di gasolio, quando il motore è un V6 da 3 litri, la trazione è integrale e la massa della vettura sfiora le due tonnellate, qualcosa di “miracoloso” ce l’ha, a livello tecnologico almeno. Per una volta, inoltre, dato rilevato e dichiarato non sono poi così distanti, visto che in Audi dichiarano 16,7 km/l. Si torna immediatamente coi piedi per terra, invece, buttando un occhio al listino: sedili a regolazione elettrica (2.970 euro), specchietto fotocromatico (195), navigatore (2.830), vivavoce Bluetooth (820, insieme allo stereo con ingressi USB e Aux, slot SD...) e tanti altri dispositivi di serie anche su vetture molto meno costose, sulla A6 non solo si pagano a parte, si pagano cari. Nessuna novità al capitolo garanzia: la Casa copre solo i primi due anni. Ci si può consolare con l’ottima tenuta del valore dell’auto nel tempo.

Sicurezza

Il “ritornello” è sempre lo stesso: i contenuti ci sono, ma si pagano a parte. E a caro prezzo. Esclusi gli ovvi 6 airbag e l’ESP, ormai di serie su quasi tutte le utilitarie, tutto ciò che rientra nella categoria degli ausilii alla guida è optional. Ci vogliono 2.355 euro per l’Audi adaptive cruise control con funzione Stop&Go e Audi pre sense front: il sistema gestisce la distanza di sicurezza da 0 a 250 km/h, aiuta a prevenire i tamponamenti e ne riduce le eventuali conseguenze. Altri 890 euro sono necessari, invece, per il side assist e 655 per l’active lane assist (per restare in carreggiata). Dispositivi che la concorrenza propone spesso in pacchetto e a un prezzo calmierato, in Audi vengono venduti singolarmente e, anzi, con l’obbligo di abbinare altri optional come i fari allo xeno o a led, il sistema di infotainment MMI o (uno a scelta) fra i sistemi di ausilio al parcheggio. Una sorta di incessante gioco al rialzo che non fa piacere, al di là delle disponibilità economiche. Indiscutibile, invece, la dinamica: come già detto, i limiti di tenuta in curva sono elevatissimi, mentre la stabilità nelle manovre di emergenza è esemplare e molto raramente chiama in causa l’elettronica. La frenata? Da vera sportiva: meno di 60 metri per arrestarsi da 130 km/h.

Verdetto

Quando il livello di partenza è alto, migliorare è difficile. In Audi ci sono riusciti. La nuova A6 fa segnare un netto progresso, rispetto alla precedente, dal punto di vista della sicurezza attiva. Passi avanti si registrano anche dal punto di vista del piacere di guida: la tedesca sfoggia un’agilità e un feeling insospettabili, date dimensioni e stazza. Qualità dei materiali e cura nell’assemblaggio costituiscono una conferma, al pari del listino molto caro.

Audi A6: sotto lo stile elegante sensazioni forti

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