Chevrolet Orlando Frontale
  • pubblicato il 30-07-2011

Chevrolet Orlando: elogio della semplicità

di Paolo Gavazzi

Elogio della semplicità

PAGELLA
Città
17/25
Fuori città
18/25
Autostrada
19/25
Vita a bordo
20/25
Prezzo e costi
18/25
Sicurezza
19/25
VERDETTO
111/150
Intro

Con quel look un po’ così, vuoi vedere che l’Orlando farà colpo? L’Orlando è la nuova monovolume “made in Corea”, che si fregia del nobile marchio Usa Chevrolet e che si presenta con una linea anomala, tutta “boxy” (squadrata), in stile Daihatsu Materia e Nissan Cube. Potrà far discutere, ma può anche piacere (chi scrive, per esempio, la pensa così), e per una monovolume di dimensioni abbastanza generose (4,65 m di lunghezza), come la nuova Chevrolet, può rappresentare una carta vincente. Ma non è solo una questione di estetica. Il veicolo di cui stiamo parlando merita attenzione per diversi altri motivi. Vediamo allora perché: innanzitutto, c’è l’aspetto del prezzo, da sempre asso nella manica delle produzioni coreane, poi della guidabilità e altro ancora.  

Città

Negli spazi cittadini la Orlando non si trova sul suo terreno ideale, viste le dimensioni piuttosto generose. Eppure, non è completamente a disagio. Merito di una certa maneggevolezza in marcia e di un motore, il due litri turbodiesel da 163 CV, che non è un fulmine, ma è sufficientemente sveglio per non farsi bruciare in accelerazione dagli scooter e dagli autobus. Dal canto loro le sospensioni rispondono onestamente alle sollecitazioni del fondo stradale. Ultimo aspetto: i parcheggi. Non è sempre facile trovare lo spazio sufficiente per sistemare la Orlando. In manovra sono utili i sensori di parcheggio, perché le protezioni della carrozzeria non sono estese.

Fuori città

Anche sulle strade extraurbane la Orlando non è per nulla a disagio. Lo sterzo non è quello di una Lamborghini, ma non si mostra neppure troppo lento nelle reazioni né particolarmente impreciso. La stessa valutazione può essere espressa a proposito del cambio, un’unità a sei marce (ma c’è anche la versione automatica, sempre a sei rapporti) non particolarmente fluida, ma neppure da disprezzare. Le marce sono ben distribuite, per un utilizzo della vettura coerente con la sua filosofia turistica. Nel complesso le prestazioni fornite dal due litri diesel da 163 CV (ma c’è anche una più tranquilla versione da 130 affiancata da un 1.8 a benzina) sono più che sufficienti per una guida rilassata. Anche perché la Orlando è più maneggevole di quanto si possa immaginare al primo sguardo e il motore è discretamente fluido nell’erogazione.

Autostrada

Spostiamoci quindi su un terreno più consono alle caratteristiche della Orlando. Che si conferma una discreta viaggiatrice. Certo, non è il caso di aspettarsi prestazioni da primato mondiale, ma si viaggia bene. Il motore è sufficientemente elastico e non fatica a raggiungere (e superare...) le velocità da codice. Si viaggia bene anche perché le sospensioni fanno il loro dovere. Il quadro potrebbe essere più positivo se la vettura garantisse una silenziosità migliore e (almeno per quanto riguarda il nostro esemplare) un utilizzo del pedale del freno più omogeneo. Invece, l’insonorizzazione non è curata alla perfezione e la modulabilità della frenata potrebbe essere migliore, anziché mostrare un’azione concentrata in pochi millimetri di corsa del pedale. Ma nel complesso non si tratta di una bocciatura. La Orlando divora km in tranquillità e non lascia spazio alle sensazioni negative. Il voto insomma è complessivamente sufficiente, e con poco avrebbe potuto essere anche più elevato.

Vita a bordo

La possibilità di offrire sette posti, complessivamente comodi, è il piatto forte della Orlando (anche se dietro è sempre meglio lasciare due giovanetti...). I due sedili supplementari scompaiono a filo del pianale e si lasciano estrarre in un baleno. Unico neo, la presenza della cappelliera che ostacola non poco l’operazione. In compenso la seconda e la terza fila di sedili sono rialzate per offrire una miglior visuale agli occupanti. La posizione di guida è nel complesso discreta: peccato che la gamba destra tocchi la console centrale, un po’ larga. Console, peraltro, realizzata in una plastica davvero economica. Del resto, le finiture non sono esattamente il punto forte della vettura e in marcia si avvertono cigolii e scricchiolii. Ultima annotazione per il bagagliaio. La capienza è nella media viaggiando in cinque; in sette, si possono portare delle borse ventiquattr’ore.

Prezzo e costi

Qui la Orlando gioca in casa. Come da tradizione coreana (ribadiamo che il marchio Chevrolet comprende i prodotti top made in Usa, ma anche quelli più popolari ex Daewoo), il prezzo si conferma una delle carte vincenti della vettura. Che offre, soprattutto nella nostra versione LTZ, la più ricca, una dotazione di bordo concreta. Che comprende dal climatizzatore al navigatore, dall’impianto hi-fi con mp3 al computer di bordo. E gli accessori proposti a parte sono voluttuari come il sistema di intrattenimento con schermi nei poggiatesta. Onesta la garanzia, di tre anni (comunque superiore a quella di molte altre Case più blasonate) e nel complesso accettabili i consumi: alla fine del nostro test abbiamo rilevato una media di 11,6 km/litro. Non si tratta di un auto da record, ma va tenuto conto che in queste prove le vetture vengono un po’ strapazzate e quindi non siamo certo vicino ai valori ideali. E che l’Orlando ha un notevole sviluppo in altezza, cosa che non aiuta la penetrazione aerodinamica. Un’ultima parola sulla questione forse più scottante: le coreane tendono a svalutarsi molto. La Orlando è però all’inizio della sua esistenza. Magari ci sorprenderà mantenendo un elevato valore nel tempo.

Sicurezza

Partiamo dalla dotazione, per la quale il voto è più che positivo. Di serie, su tutte le versioni della monovolume Chevrolet, ci sono sei airbag, l’ABS e l’ESP, ma anche fendinebbia e attacchi Isofix per i seggiolini. Quanto al comportamento stradale, la Orlando conferma la sua filosofia di viaggiatrice... a pieno carico e in tranquillità. Non è una vettura adatta ad aggredire i tornanti dei passi alpini o prendere in scioltezza le curve secche di campagna. Se guidata con eccessivo piglio mostra un’evidente tendenza al sottosterzo. In curva il non trascurabile peso della monovolume si sposta un po’ goffamente sul lato esterno: nulla di preoccupante, ma è solo l’ulteriore conferma che la Orlando va trattata da podista, non da sprinter. Quanto al resto, la presenza dell’ESP tiene al riparo da ulteriori problemi. Meglio però non disinserirlo. La visibilità è eccellente tranne che al posteriore, a causa del lunotto piccolo. Discreta la frenata, non particolarmente potente e un po’ lunga: i 39,5 metri da 100 km/h lo confermano. Ultima annotazione: il crashtest non è ancora stato effettuato.

Verdetto

La Orlando merita rispetto. È una vera monovolume, generosa negli spazi interni senza essere particolarmente ingombrante da guidare. Il motore, per prestazioni e consumi, nel complesso, è più che soddisfacente. A tutto questo va aggiunto il prezzo davvero onesto in rapporto alla dotazione di serie offerta. Certo, non è un veicolo di grande classe ma riesce a farsi perdonare le piccole manchevolezze, come alcune finiture sotto tono.

Chevrolet Orlando: elogio della semplicità

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