Lancia Flavia - Stile
  • pubblicato il 12-10-2012

Lancia Flavia: il ritorno della cabrio italiana nata in Usa

di Paolo Gavazzi

Il ritorno della cabrio italiana nata in Usa

PAGELLA
Città
13/25
Fuori città
13/25
Autostrada
17/25
Vita a bordo
17/25
Prezzo e costi
13/25
Sicurezza
16/25
VERDETTO
89/150
Intro

Siamo a quattro: dopo la Dodge Journey rimarchiata Fiat Freemont, la Chrysler 300 ribattezzata Thema e la Voyager sempre con stemma Lancia, ora Sergio Marchionne ha deciso di importare dagli USA un’altra vettura, la Chrysler 200 Cabriolet.

Rinominandola Flavia, un modo per rievocare un modello di successo della Lancia, di grande gusto, disegnato da Vignale nel 1962.

È chiaro che l’operazione è quasi sfrontata: piuttosto che investire per nuovi modelli di nicchia, meglio prendere quello che già c’è e provare a venderlo dandogli un po’ di italianità.

Nel caso della Freemont l’operazione ha funzionato e bene, per la Thema (dove la concorrenza coi tedeschi è diretta) molto meno.

Per la Flavia il compito è meno arduo: in Italia le cabrio valgono l’uno per cento del mercato e costano molto.

Però fanno immagine e per notarle bastano poche centinaia di vetture.

Dalla sua, la Flavia può permettersi un prezzo invitante, 37.900 euro, quando per una BMW serie 3 cabrio si comincia a ragionare da 44.500 euro.

E poi va detto che la cabriolet Lancia ha una sua personalità vistosa che discende dalle origini yankee (la linea di cintura è davvero alta), per i colori proposti (solo bianca o grigia, per ora) e per gli interni in pelle bicolore.

Insomma, una vettura appariscente e, in questo, un po’ lontana dallo stile sobrio, elegante e sportivo che fu di Lancia.

Città

Grande e grossa com’è, la Flavia non è certo una vettura da usare per dribblare il traffico dell’ora di punta: inoltre con il tetto chiuso la visibilità laterale e di tre quarti posteriore non è il massimo.

Anche parcheggiare è un’operazione non semplice perché capire bene dove inizia e dove finisce la carrozzeria della cabriolet non è facile e se a tetto aperto va meglio, con la capote alzata si manovra alla cieca e non ci sono i sensori di parcheggio (benedetto chi li ha inventati).

Per fortuna i sensori si possono far montare da qualsisasi elettrauto con meno di 500 euro (ma non ci poteva pensare la Lancia?).

In partenza ai semafori si sconta anche un po’ di inerzia del cambio nel muovere la vettura allo scattare del verde. Poi in marcia tutto migliora.

Lo sterzo è leggero e le sospensioni assorbono bene le asperità.

Sul pavé l’auto scivola via senza scuotere troppo i passeggeri: un comportamemto piacevole.

Fuori città

Il motore, un quattro cilindri a benzina 2.4 made in USA, dichiara una potenza di 170 CV (che non sono pochi), ma non è esattamente scattante.

In più è coadiuvato da una trasmissione automatica, unica opzione disponibile, flemmatica nei passaggi fra un rapporto e l’altro.

Nei sorpassi capita così di trovarsi spesso con il motore che staziona nella parte alta del contagiri.

Può anche essere usato come un sequenziale, ma non ha i paddles al volante: c’è solo la leva che ha una griglia per l’uso manuale con scorrimento laterale: tiri a sinistra e scali, sposti a destra e sali di marcia.

Poco intuitivo.

Risultato: se serve, lo spunto c’è, bisogna abituarsi a spremere il motore pigiando tutto l’acceleratore per attivare la scalata.

Insomma, occorre rassegnarsi: la Flavia è una vettura da guidare a tetto abbassato sulle statali rivierasche, nella massima flemma.

La guida sportiva è un’altra cosa. Del resto, sulla riviera bisogna guidare piano...

I nostri strumenti hanno confermato le sensazioni con un passaggio da 0 a 100 km/h coperto in 11,2 secondi (un tempo da compatta diesel) e anche in ripresa il cronometro non riferisce meraviglie.

Autostrada

Un pregio indiscutibile della Flavia sta nella capote, e non è poco per una cabriolet...

Robusta, di buona qualità, isola bene l’abitacolo pur a velocità sostenute (71 dB a 130 km/h).

Ma anche abbassando tutto (operazione da 28 secondi) si viaggia in modo piacevole, i riflussi aerodinamici sono spezzati dal frangivento.

Certo, in questo modo non si sfugge alla rumorosità un po’ elevata del populsore.

Insomma, a velocità di crociera si viaggia bene, “american style”, anche se fra i pregi della Flavia non ci sono i consumi: in autostrada a velocità Codice si veleggia sui 10 km/l per un’autonomia di poco più di 600 km.

Vita a bordo

L’abitacolo della Flavia è generoso, come lo sono le misure complessive della vettura.

Questo significa che si può affrontare un viaggio comodamente in quattro adulti, perché anche dietro c’è un discreto spazio per le gambe.

Attenzione, però, per accomodarsi ai sedili posteriori serve una certa agilità. Davanti, invece, tutto bene.

La posizione di guida è corretta, non infossata, e ci sono sei tipi di regolazioni elettriche differenti.

La plancia e la strumentazione hanno un aspetto “un po’ così”, ordinario, poco elegante.

E il contrasto fra i rivestimenti in pelle dei sedili e certe plastiche economiche (una per tutte quella del cassettino portaoggetti) è stridente.

Prezzo e costi

È vero, il prezzo non è elevatissimo, basta guardare quanto costano Audi A5 e BMW serie 3.

Inoltre, secondo la Casa, la Flavia è «full optional» a 37.900 euro. Ma le differenze con le rivali si notano.

Da una vettura così ci si aspetta qualcosa di più a livello di optional, come per le tedesche che offrono più possibilità di personalizzazione.

Invece il listino Lancia prevede solo la possibilità di cambiare colore a carrozzeria e capote.

Quanto ai consumi, se in autostrada sono discreti, in città e in montagna crescono: il motore americano e il cambio lento pesano sui rifornimenti, anche cercando di guidare con un occhio al risparmio.

La tenuta del valore nel tempo? Tutta da verificare.

Ora è troppo presto.

Sicurezza

Le sospensioni “americane” garantiscono il comfort ma non sono il top nella precisione di guida.

Va bene che si è detto e ridetto che la Flavia è un’auto tranquilla, però un assetto più preciso non ci sarebbe dispiaciuto.

Nel complesso però, attenzione, non si tratta di un’auto poco sicura.

Il sottosterzo è marcato e le grosse gomme non hanno il grip da pista, ma non ci sono reazioni fastidiose in agguato.

Men che meno c’è da temere per la sicurezza.

La frenata (61 metri da 130 km/h) è onesta, considerata la mole della vettura.

La dotazione ha il necessario (ESP e airbag), non quello che le tedesche offrono magari a pagamento: controllo corsia, angolo cieco, cruise adattativo, anticollisione...

Offrirli, in futuro, non sarebbe sbagliato.

I nostri rilevamenti
  • Accelerazione
  • 0-50 km/h
    4,0
  • 0-100 km/h
    11,2
  • 0-130 km/h
    19,7
  • Ripresa
  • 50-90 km/h in D
    5,9
  • 60-100 km/h in D
    6,1
  • 80-120 km/h in D
    8,9
  • 90-130 km/h in D
    10,8
  • Frenata
  • 50-0 km/h
    9,5
  • 100-0 km/h
    37,6
  • 130-0 km/h
    61,9
  • Rumorosità
  • al minimo
    41
  • max clima
    68
  • 50 km/h
    56
  • 90 km/h
    66
  • 130 km/h
    71
  • Carburante
  • consumato
    45
  • Distanza
  • percorsa
    455
  • Percorrenza
  • media
    10,1
  • a 50 km/h
    47
  • a 90 km/h
    87
  • a 130 km/h
    126
  • Diametro
  • di volta
    11,1
  • Giri
  • al volante
    2,4
  • Motore
  • a 130 km/h D
    2.300
Verdetto

Guidatela a cielo aperto, in tranquillità e senza essere troppo esigenti.

Questa la chiave di interpretazione del concetto Flavia.

Avrete delle soddisfazioni godendo dello spazio e del comfort della vettura. inutile pigiare sul gas: i consumi si impennano e la nuova Lancia non diventa comunque una vettura da sprint.

Resta qualche perplessità sulle scelte commerciali: plastiche economiche e nessuna possibilità di personalizzazione.

Lancia Flavia: il ritorno della cabrio italiana nata in Usa

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