Mercedes Slk 250 - Su Strada - Anteriore
  • pubblicato il 24-07-2012

Mercedes-Benz SLK: la prima volta col turbodiesel

di Adriano Tosi

La prima volta col turbodiesel

IN BREVE
Anche i clienti della stella a tre punte guardano ai consumi.Così, sulla sua baby roadster, la Casa tedesca fa debuttare un motore a gasolio.Che permette di percorrere 20 km/l.Senza rinunciare alle prestazioni

Un motore turbodiesel su una spider non è più una novità.

Torna a esserlo se la vettura in questione è la SLK: per la Mercedes si tratta di una prima assoluta.

Detto questo, il problema, come sempre, consiste nel far capire i vantaggi di questa alimentazione agli appassionati delle sportive.

Ecco perché la Casa di Stoccarda ha optato per il propulsore più potente a sua disposizione fra i 4 cilindri: il 2.2 biturbo da 204 cavalli e 500 Nm di coppia (a soli 1.600 giri).

Numeri da sportiva autentica, confermati da una risposta fulminea al pedale del gas.

A 1.000 giri c’è già abbondanza di coppia e a 1.500 si avverte un ulteriore incremento di spinta, che non conosce tregua fino a 4.200.

Il bello è che il cambio automatico 7G tronic (optional a 2.468 euro) fa lo stretto indispensabile, grazie alla generosità del propulsore che limita ai minimi termini le scalate.

Promozione a pieni voti, dunque, per quello che riguarda prestazioni ed elasticità.

Il discorso cambia se si parla di comfort.

Come già rilevato in passato sulla classe C, il 2.2 biturbo è affetto da una sensibile rombosità ai regimi medio-alti (da 2.500 in su), oltre che da vibrazioni piuttosto forti lungo tutto l’arco di erogazione.

In tema di sospensioni, l’assorbimento delle asperità non è irreprensibile: ovvio aspettarsi una certa rigidità, meno ovvio che le sconnessioni più secche, come il pavé, inneschino degli scossoni e delle vibrazioni - molto poco tedesche - nella zona di contatto fra tetto e cornice del parabrezza.

Peccato, perché la protezione aerodinamica è eccellente: a tetto chiuso sembra di viaggiare su una coupé, mentre in configurazione cabrio, nell’abitacolo, non c’è quasi traccia di vortici anche a 130 km/h.

Il merito è dell’efficacia del frangivento trasparente Airguide (di serie), peraltro poco invasivo dal punto di vista estetico.

A proposito di nomi propri, la SLK ripropone l’ormai noto Airscarf (496 euro), capace di proteggere la cervicale grazie all’aria calda che fuoriesce dai poggiatesta.

Ancora, il Magic Sky Control, optional a 2.408 euro, permette di variare la trasparenza della parte superiore del tetto, per un effetto cabrio anche quando è chiuso. Non ci sono sorprese, infine, per l’handling.

La SLK conferma i progressi della Stella a tre punte in termini di sterzo, ma continua a preferire la guida dinamica a quella sportiva: se si esagera, le reazioni diventano poco omogenee a causa di repentine perdite di aderenza. Un comportamento che non pregiudica la sicurezza, grazie all’ESP, ma che limita il piacere di guida.

Meglio dunque non spingersi oltre il 90% del potenziale dell’auto, godendosi la reattività del CDI e la tenuta di strada elevata.

SCHEDA TECNICA
  • Velocità max
    243 km/h
  • Acc 0-100 km/h
    6,7 sec
  • Cons urb/extra/mix
    16,1/23,3/20 km/l
  • Autonomia
    1.200 km
  • Emissione CO2
    132 g/km
  • Bollo
    451,5 euro
  • Costi chilometrici ACI
    n.d. (10.000 km)
  • n.d. (20.000 km)
  • n.d. (30.000 km)
IDENTIKIT
Mercedes-Benz SLK: la prima volta col turbodiesel

L'opinione dei lettori