Suzuki Splash Vista Posteriore
  • pubblicato il 01-08-2011

Suzuki Splash: libera di schizzare nel traffico con otto cavalli in più

di Renato Dainotto

Libera di schizzare nel traffico con otto cavalli in più

PAGELLA
Città
17/25
Fuori città
17/25
Autostrada
18/25
Vita a bordo
18/25
Prezzo e costi
18/25
Sicurezza
19/25
VERDETTO
107/150
Intro

Per chi oggi inizia a combattere con i capelli bianchi la parola splash ricorda un film surreale del 1980 di Maurizio Nichetti. Oggi il termine “splash” (dall’inglese schizzo) è stato scelto dalla Suzuki per battezzare la sua citycar a 5 porte. Una vettura compatta per dribblare il traffico, ma sviluppata come una minimonovolume, per offrire spazio, versatilità e funzionalità alle donne che tutti i giorni combattono con il percorso casa-ufficio o che passano le ore al volante a fare da tassista per figli e amichetti. Auto femminile, dunque? Sì, ma non del tutto, perché la Splash ha un look moderno, accattivante che può fare presa sui maschietti, persino sui più giovani. E infatti non mancano dettagli che ammiccano a chi ama un pizzico di sportività, come il contagiri old style a fungo sulla plancia o i cerchi in lega.

Città

Nelle partenze dalla linea del semaforo, il quattro cilindri 1.2 è brillante: assicura uno scatto pronto e una buona capacità di ripresa. E da settembre si potrà avere anche il sistema Start&Stop. Le sospensioni digeriscono quasi tutti i colpi, rendendo la vettura confortevole. Peccato che lo sterzo molto demoltiplicato costringe a continue rotazioni nelle svolte e controsvolte. In parcheggio si sente, invece, la necessità dei sensori di parcheggio perchè la visione dal lunotto è scarsa. Il cambio innesta bene le marce ma ha una manovrabilità un po’ troppo secca.

Fuori città

Abbandonato il caos del traffico di punta e con orizzonti liberi davanti al frontale della Splash, si resta piacevolmente sorpresi da due elementi. Su tutti il rinnovato motore 1.2 a benzina a fasatura variabile che sviluppa la ragguardevole potenza di 94 cavalli e 118 Nm di coppia. Perché con una coppia così si può guidare in souplesse, sfruttando le marce alte e impegnando il motore nella parte bassa del contagiri, oppure si può tirare con una piacevole risposta molto brillante: sensazione confermata dal nostro V-Box che ha registrato un tempo di 12,5 secondi nel passaggio da 0 a 100 km/h. Ma anche nella ripresa l’auto soddisfa, con 22,7 sec per passare da 90 a 130 km/h. Poi si apprezza un altro aspetto: la maneggevolezza. L’auto entra e esce dalle curve rapidamente, con una buona agilità e senza rollare troppo sul fianco. La coda ha la giusta dose di vivacità per rendere più reattive le ruote anteriori quando ci si inserisce nelle curve anche più strette.

Autostrada

Lanciando la vettura a 130 km/h il motore comincia a faticare: resta fruibile ma, se servisse un ulteriore allungo (magari per passare un camion prima di una curva), bisogna tirare le marce. Certo, a queste andature con il contagiri a 3.700 il rumore si sente e si somma a quello generato dagli specchi esterni, pur senza arrivare a valori di fastidio. Il passo lungo rispetto alle dimensioni, poi, rende la vettura sufficientemente stabile e in grado di assorbire eventuali colpi dalle sconnessioni stradali. L’impianto frenante, a queste andature, arresta l’auto in spazi discreti, penalizzato forse dalle gomme con dimensioni da utilitaria, più piccole rispetto ad alcune concorrenti.

Vita a bordo

L’abitacolo sviluppato in altezza fa la differenza. I passeggeri anteriori hanno tanto spazio in tutte le direzioni: in larghezza ci sono ben 140 cm ai gomiti e in altezza, tra la seduta del guidatore e il tetto, ci sono da 97 a 101 cm per trovare la giusta posizione. Anche dietro si sta comodi: due ragazzi hanno libertà di movimento, per aprire e chiudere la cartella o giocare con la console senza infastidirsi. Tre adulti corpulenti, invece, si sfiorano con le spalle. Il vano di carico, in configurazione standard, “ingoia” poco: solo 178 litri, ma abbattendo tutto o parte del divano (lo schienale frazionabile è di serie) il volume da sfruttare sale a 573 litri (a filo dei finestrini) e caricando sino al tetto si arriva a 1.050 litri. Sul fronte della versatilità vanno segnalati anche i vani portaoggetti: dalla fessura davanti al cambio per il telecomando del box, alla tasca di fronte al passeggero davvero ampia, passando per i pozzetti attorno alla leva del freno a mano. È bello salire in auto e svuotare le tasche senza che portafoglio, chiavi e telefono vadano, poi, in giro. Il montaggio è curato, peccato che alcune componenti in plastica siano rigide.

Prezzo e costi

La Suzuki propone un listino semplice: la Splash 1.2 GLS Style è offerta a 13.141 euro con una buona dotazione di serie. Unici optional sono il metallizzato (400 euro), il navigatore (1.410), gli interni in pelle (1.400) e le barre al tetto (164). Il climatizzatore è ovviamente di serie. Con così poca scelta non ci si può sbizzarrire a personalizzare la vettura, ma è anche più rapido valutarne il costo prima dell’acquisto. Sempre in tema di spesa, i consumi non preoccupano: la Splash 1.2 non replica quanto promesso (ma questo è un male generalizzato) però si assesta su una percorrenza media di 16,8 km/l. Un consumo interessante. Quanto alla tenuta del valore nel tempo, questa vettura è soggetta a una svalutazione superiore ad alcune rivali, ma non è nemmeno galoppante. La Suzuki, comunque, per arginare il deprezzamento offre di serie una garanzia di tre anni. Quindi dodici mesi in più rispetto a quanto previsto dalla legge.

Sicurezza

Sul fronte sicurezza la Splash è davvero curata. La dotazione prevede di serie dispositivi importanti come gli airbag frontali, laterali e per la testa. Anche l’ESP fa parte della dotazione standard, un accessorio davvero importante anche su un’utilitaria. Quanto alla dinamica, la Splash non mette ansia anche effettuando manovre estreme come l’evitamento improvviso di un ostacolo. L’auto è stabile e ben appoggiata sulla strada e l’ESP entra rapidamente in funzione per gestire la traiettoria e impedire scodate o scivolate di muso. L’impianto frenante è adeguato alle prestazioni e se gli spazi non sono così contenuti come su alcune rivali dipende molto dalle gomme che, su questa vettura, hanno una sezione normale, ovvero non sono esagerate (cosa che fa crescere i costi di sostituzione). La visibilità in marcia è ottimale con un piccolo angolo cieco nelle svolte a sinistra, quando il montante del tetto si interpone sulla traiettoria di svolta. Male invece la visibilità posteriore in manovra: per non rischiare delle toccatine (la carrozzeria non è protetta) servono i sensori di distanza (214 euro).

Verdetto

La Splash è una citycar polivalente. Se in città fa valere una buona maneggevolezza e bassi consumi, in tutti gli altri utilizzi, persino in autostrada se la cava bene. Il motore, fino a 120 km/h, è brillante e disponibile mentre la sicurezza viene garantita dalla buona dotazione di serie. Lo sterzo, tuttavia, è troppo demoltiplicato e poco progressivo nella prima fase di rotazione, ma per una cittadina è un peccato veniale. Il prezzo è concorrenziale.

Suzuki Splash: libera di schizzare nel traffico con otto cavalli in più

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