Suzuki Swift vista frontale
  • pubblicato il 10-07-2011

Suzuki Swift: migliora il suo lato migliore

di Adriano Tosi

Migliora il suo lato migliore

PAGELLA
Città
20/30
Autostrada
22/30
Fuori città
21/30
Vita a bordo
22/30
Prezzo e costi
22/30
Sicurezza
26/30
VERDETTO
133/180
Intro

Che cosa c’è di nuovo?

Niente, verrebbe da dire dopo uno sguardo distratto. Tutto, è doveroso precisare, dopo aver provato per voi la nuova Swift. Già, perché della vecchia versione rimane poco o nulla. Sono nuove le sospensioni, pur nel rispetto dello schema ormai universale, all’interno del segmento B, vale a dire McPherson anteriore e ruote interconnesse dietro. È nuovo il motore a benzina della nostra prova: un 4 cilindri frutto di un progetto inedito, la cui cilindrata cala da 1.3 a 1.2, ma che grazie alla doppia fasatura variabile cresce nei valori di potenza (da 92 a 94 CV) e coppia (da 116 Nm a 118 Nm), pur garantendo consumi più bassi: 20 km/l in media contro 17,2. Il tutto, conservando la tradizionale solidità giapponese e il look che ammicca alla Mini, senza copiarla, chiave del successo del modello precedente.

Città

Piacevoli morbidezze

La scheda tecnica annuncia una crescita di 15 centimetri, in lunghezza, rispetto alla generazione precedente. In totale sono 385 cm: una delle misure comunque più contenute del segmento B, promessa di una buona agilità urbana. Basti pensare infatti che le rivali più diffuse misurano almeno 10 cm in più: la Fiat Punto EVO 407 cm, la Ford Fiesta 395, la Opel Corsa 400 e la Peugeot 207ii 405. Se trovare uno spazio per parcheggiare è dunque agevole, altrettanto non si può dire della percezione ingombri: del muso spiovente è impegnativo intuire la fine, così come della coda bombata. Se a questo si aggiunge che i sensori di parcheggio non sono disponibili nemmeno a pagamento, un certo “allenamento” per le manovre è richiesto. Quando invece le ruote incontrano il pavé, la giapponese sfodera delle risposte sorprendenti: per la capacità di attutire i colpi, ma anche per lo smorzamento esemplare delle vibrazioni, che fa apparire la Swift solida e di categoria superiore. Capitolo motore: si tratta di un quattro cilindri totalmente nuovo, studiato fin dal principio per rispettare la normativa Euro 5. Rispetto ai propulsori che nascono Euro 4 e vengono poi adeguati per rispettare normative più severe, questo 4 cilindri non dà la sensazione di essere “tappato”: ovviamente non si possono pretendere risposte da sportiva, ma la progressività è buona e solo a pieno carico si avverte la cilindrata contenuta.

Autostrada

I rumori rimangono fuori

Se in città la Suzuki mette in mostra un comfort e una solidità costruttiva in netta crescita, è in autostrada che vengono fuori i progressi più evidenti: lo “dice” il fonometro (a 130 km/h registra solo 70,5 dB, contro 71,3 della ben più costosa Audi A1, i 74 della Mazda 2 o i 71,4 della Seat Ibiza, per citarne alcune testate dal nostro Centro Prove), ma lo suggeriscono anche le sensazioni. Perché oltre a essere bassa, la rumorosità si attesta su frequenze per nulla fastidiose all’orecchio umano. Il rotolamento delle gomme e l’aerodinamica non costituiscono fonte di disturbo e il motore fa sentire la propria voce solo se si preme a fondo il pedale del gas per un sorpasso. Contribuisce all’ottimo livello di comfort anche l’azzeccata taratura dell’assetto, che come in città si dimostra abbastanza morbido ma soprattutto ben frenato. Così, sia negli avvallamenti sia sulle classiche traversine la risposta è “gommosa” e smorzata. Le riprese? In salita e nei sorpassi ci si deve rassegnare alla scalata quinta-quarta, visto che la cilindrata contenuta e l’assenza della sovralimentazione si fanno sentire parecchio. In tutte le altre situazioni, “plafonati” ai 130 km/h imposti dal Tutor e con il cruise control (di serie) a tenere il ritmo, sembra di viaggiare su un’auto di stazza ben più grande rispetto a quella della Swift.

Fuori città

Pacato dinamismo

Con dimensioni compatte e sbalzi ridotti, la linea comunica un certo dinamismo. Meglio chiarire subito, però, che con questo 1.2 la voglia di sportività non viene soddisfatta più di tanto. Perché se è vero che l’erogazione è fluida, è anche vero che la spinta non si fa mai decisa, persino a pieno gas e ai regimi più alti. Inoltre, come detto, il set-up delle sospensioni privilegia l’assorbimento, lasciando ampio margine al rollio non appena si forza un po’ la mano. Nulla che pregiudichi la sicurezza, in ogni caso, visto che la tenuta di strada è buona e l’approssimarsi del limite è “annunciato” da un leggero e progressivo allargamento di traiettoria da parte del muso. Quanto allo sterzo, la rapidità del comando è adeguata alla messa a punto generale del telaio: progressivo senza essere molto svelto, comunica abbastanza fedelmente quello che sta accadendo sotto le ruote. Infine, il cambio: da vera giapponese, ha corsa corta e innesti precisi.

Vita a bordo

Pragmatismo orientale

Dedicata a chi bada al sodo, la Swift bandisce ogni elemento che non sia funzionale. Battitacco decorati, plafoniere che cambiano colore o inserti cromatici a contrasto non fanno parte dell’abitacolo della nipponica. In compenso, è un fiorire di utilissimi portaoggetti: sulla plancia (con sportello), nel tunnel, davanti alla leva del cambio e alla sinistra del piantone di sterzo. Non che la resa sia banale, anzi: i pochi profili in color alluminio satinato, alternati al nero, donano quel tocco di ricercatezza ormai irrinunciabile, ma senza esagerazioni. Un’impostazione stilistica che riprende quella della prima generazione, rispetto alla quale si rileva con favore la regolazione del volante (dotato di rivestimento in pelle sagomato, di serie) anche in profondità, oltre che in altezza. La posizione di guida risulta così adatta anche ai più alti, mentre i 142 centimetri fra i pannelli porta sono più che sufficienti per far sì che i gomiti dei due che siedono davanti non si tocchino. Notevole, inoltre, lo spazio posteriore. I 15 centimetri di lunghezza in più sono andati a favore dei sedili dietro, al punto che anche in tre non si viaggia troppo stretti, mentre la capacità del bagagliaio, non eccezionale, è rimasta praticamente invariata: si è passati da 213 a 211 litri, mentre la concorrenza diretta fa segnare 250 litri (Mazda2), 275 litri (Fiat Punto EVO) e 363 litri (Toyota Yaris). A proposito di bagagliaio, poi, non solo la capienza è limitata, ma l’accessibilità risulta molto scarsa a causa della soglia stretta e alta, a ben 78 centimetri dal suolo. Per i carichi ingombranti è prevista, standard, la possibilità di abbattere gli schienali nelle classiche porzioni 1/3 - 2/3. Quanto ai materiali, il pragmatismo è ancora una volta l’elemento dominante: sulla “suzukina” non si troveranno certo rivestimenti morbidi al tatto, ma le plastiche sembrano destinate a durare a lungo nel tempo. Non solo, il montaggio dei componenti della plancia non mostra imprecisioni: gli allineamenti sono rigorosi e il risultato è una notevole “solidità” anche quando si mettono le ruote sui fondi più sconnessi.

Prezzo e costi

È tutto di serie

Possono sembrare tanti, 15.241 euro, ma basta guardare la dotazione di serie per capire che ci si sbaglia. Climatizzatore automatico, stereo con lettore CD MP3 e ingresso USB, vivavoce Bluetooth, comandi al volante e keyless system sono solo alcune delle voci che sono comprese nel prezzo. Per avere una “schiera” simile di accessori, sulle più diffuse Fiat Punto, Ford Fiesta e Peugeot 207 bisogna mettere in conto una spesa aggiuntiva non indifferente. Restringendo il campo alle rivali più dirette (per passaporto ma anche per target), la Mazda2 1.5 16v 5 porte in allestimento Sport costa 16.101 euro, mentre la Toyota Yaris 1.3 5 porte Sol è proposta a 15.051 euro, ma i cerchi in lega si pagano a parte. Capitolo consumi: i 20 km/l dichiarati nella scheda tecnica rimangono purtroppo lontani, ma i 14,6 ottenuti nella guida di tutti i giorni rappresentano un buon risultato.

Sicurezza

Cosa chiedere di più?

Con sette airbag e il controllo elettronico di stabilità di serie su tutta la gamma, la nuova Swift si pone al vertice del segmento per quello che riguarda la dotazione standard. Ma che in Suzuki ci tenessero a fornire un prodotto sicuro è stato certificato anche dall’EuroNCAP, che ha dato 5 stelle alla piccola “jap” per la protezione degli occupanti in caso di impatto. Tornando alla stabilità, se è vero che l’ESP è di serie, il telaio è stato messo a punto per rassicurare: le reazioni sono infatti sempre composte e difficilmente viene chiamata in causa l’elettronica. La frenata? Fino ai 100 km/h è tra le migliori della categoria, mentre i 66 metri richiesti per arrestarsi da 130 km/h sono un valore solo mediocre. Bene la tenuta di strada.

Verdetto

Look piacevole senza “civetterie” eccessive, qualità costruttiva, prezzo vantaggioso: la Swift di quarta generazione ha tutte le carte in regola per dare alla Suzuki le stesse soddisfazioni della terza. Anche perché lo spazio in abitacolo è cresciuto molto, la sicurezza è al top della categoria e i costi (in termini di prezzo, consumi, dotazione e garanzia) si confermano a misura di famiglia. Peccato solo per quel bagagliaio così piccolo...

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