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Viaggiando verso Adria ero assillato da una lettera, la R. Uno di quei pensieri che ti entrano in testa e non riesci più a liberartene. Perché quelli della Volkswagen usano la lettera R per le versioni più spinte delle loro auto? Non bastava l’acronimo GTI (Gran Turismo Iniezione), ben noto agli appassionati? Boh!, pensando e ripensando sono arrivato alla pista per testare, appunto, una Golf R. E mentre il fotografo finiva di scattare le immagini da fermo, è iniziato un dibattito con i ragazzi della redazione: R come Racing? R come Rennsport? R come Rallye?

Insomma, un mistero (anche se poi parzialmente svelato da Volkswagen Italia che dà per più accreditata la definizione “racing”). Comunque, mi sono legato al sedile e ho avviato al motore. E ho capito che, di sicuro, non è R come rombo, perché il motore parte con prontezza, ma senza farsi notare, con un ronzio sommesso da berlina educata.

Per fortuna che, inserita la prima e spinto fuori dal regime di minimo, questo quattro cilindri sa fare le “fusa”. E le note migliori arrivano quando, entrato sul tracciato, ho sparato il contagiri verso il limitatore a quota 7.000. Negli ultimi 2.000 giri, il motore canta e parecchio. E la spinta si fa corposa. Insomma, c’è una buona base per un track day divertente. Dunque, la spinta è buona, ma pensavo fosse più brutale.

In pista questo 2.0 a benzina, con 270 CV, non soffre di complessi d’inferiorità, ma non dà quel calcio nella schiena che ti aspetti da un turbo. Anche l’assetto è da capire: all’inizio sembra molto pronto e reattivo, tuttavia, quando vai a forzare, alla ricerca del tempo, l’auto sottosterza parecchio e sei costretto ad alzare il piede, nonostante la trazione integrale.

In pista questo è un limite, su strada, invece, è un vantaggio. Con un’auto assettata così, è davvero difficile finire in testa coda e perdere il controllo. Ok, tra le curve di Adria mi ha costretto a rinunciare allo spettacolo, scegliendo invece una guida pulitissima, ma è meglio così. L’auto è sbilanciata in chiave sicurezza e visto che chi la compra la usa soprattutto in strada, è una scelta razionale.

Entriamo nel dettaglio: in fase d’inserimento, se non si alleggerisce il gas quando si ruota il volante, il sottosterzo si fa sentire subito, ma anche in uscita di curva c’è lo stesso problema, nonostante la trazione sulle quattro ruote. Pennellando, invece, il tempo sul giro viene più facile e, guidando sul velluto, le gomme si stressano meno e si possono fare più giri consecutivi. I freni, invece, non hanno bisogno di raffreddare: tosti e pronti, sempre, anche quando si continua a ritardare la staccata.

Da vera sportiva. Il cambio, infine, usato in manuale,con i paddles al volante, è rapido e preciso: aiuta parecchio quando si guida puliti e tiene il motore in tiro nelle staccate al limite.

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14/02/2012 21:56
15/02/2012 11:00
volkswagen, golf, auto sportiva
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