• pubblicato il 23-01-2013

Toyota GT 86, in edicola la prova su pista: ti seduce ondeggiando con la coda

di Fabio Babini

Una sportiva che seduce già dallo sguardo: il gioiello del brand giapponese piace e diverte. L'abbiamo messo alla prova.

Sul numero di Panoramauto di Febbraio 2013, in edicola proprio in questi giorni, abbiamo pubblicato una prova approfondita della Toyota GT 86, sportiva del brand giapponese.

Se non avete ancora acquistato la vostra copia, non perdete tempo e correte in edicola. E se siete curiosi di sapere cosa troverete nell'articolo, ecco qualche piccola anticipazione. Per stuzzicarvi l'appetito.

Amore a prima vista

Questa piccola coupé giapponese è seducente già al primo sguardo: l’auto che porti in pista e che, curva dopo curva, ti annega nel testosterone con la danza del posteriore. Con il lato B che la Toyota GT86 dimena senza vergogna.

Bastano pochi preliminari: si inizia con escludere parzialmente il controllo di stabilità e a giocare con lo sterzo. Pochi giri e fare il pendolo prima dei tornantini diventa una droga.

Chi se ne importa del tempo sul giro: la Toyota GT 86 non è solo una sportiva da sparo, da giro lanciato.

Questa coupé è Jap nel profondo, pronta per diventare una vera drift car per quelle pazze gare a chi fa il traverso più lungo.

Lo step successivo?

Premo un altro pulsante e sulla Toyota GT 86 tolgo completamente l’ESP: arriva la curva, scarico il retrotreno con il pendolo, metto di traverso l’auto e la porto verso il punto di corda, apro e chiudo con lo sterzo per tenere la linea ideale e poi via, verso il prossimo rettilineo, tengo giù il gas senza rispetto per il battistrada delle gomme, che si sbriciola in fumo azzurro sull’asfalto.

Un vero (scusatemi l’azzardo) amplesso a quattro ruote in direzione della prossima tornata.

GT 86: una vera sportiva

La Toyota GT86, che sulla carta sembra una sportivetta come tante, tira fuori una grinta che non ti aspetti.

Il motore ha un tiro fluido e allunga bene fino al limitatore: un’erogazione perfetta per tenere l’auto impegnata in lunghi traversi, gestendo la traiettoria con la potenza scaricata sulla trazione posteriore.

Lo sterzo, poi, aiuta parecchio: è sensibile per far capire al pilota l’attimo esatto in cui la coda inizia a sfuggire alle leggi della fisica ed è rapido e sensibile per controllare l’auto mentre avanza di traverso priva di stabilità.

Attenzione a non esagerare

Per fortuna lo sterzo è efficiente, perché, a volte, la Toyota GT86 perde l’aderenza del posteriore quando non te lo aspetti.

Guidando al limite senza ESP capita che, cambiando marcia in appoggio, anche tra la terza e la quarta, la coda parta all’improvviso per la tangente e, senza un volante rapido a ruotare in direzione opposta, il testacoda sarebbe inevitabile.

Così ai meno esperti suggerisco di non togliere del tutto l’ESP in pista ma soprattutto nell’uso quotidiano, rispettando - e mi raccomando: sempre - le regole del Codice della strada.

In pista, invece, vi stimolo a cercare di arrivare al limite di questa vettura per appagarvi con la sua sportività “vecchia scuola”.

Toyota GT 86, in edicola la prova su pista: ti seduce ondeggiando con la coda

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