• pubblicato il 16-02-2012

Williams F1: dalle stelle alle stalle

di Marco Coletto

Quindici anni fa l'ultimo titolo mondiale, oggi il nulla o quasi...

C'era una volta la Williams. Oggi la gloriosa scuderia di F1 britannica è l'ombra di quella capace di conquistare nel corso della sua storia 16 Mondiali (7 Piloti e 9 Costruttori).

Il podio manca da quattro anni (Nico Rosberg, Singapore 2008), l'ultima vittoria risale al 2004 (Juan-Pablo Montoya in Brasile) mentre per l'ultimo titolo iridato bisogna addirittura tornare indietro al 1997, quando Jacques Villeneuve beffò la Ferrari e Michael Schumacher.

Nell'ambiente del Circus il team di Grove è ormai considerato alla stregua di un vecchio campione sul viale del tramonto: degno di rispetto ma privo dei requisiti per tornare a puntare in alto. Anche e soprattutto se si considera la qualità dei piloti scelti per la stagione 2012: il giovane venezuelano Pastor Maldonado è stato confermato mentre il più esperto e veloce brasiliano Rubens Barrichello è stato rimpiazzato dal conterraneo Bruno Senna.

Una scelta inspiegabile ad una prima analisi, ma solo per chi è ancora convinto che in Formula 1 la meritocrazia sia un valore. Se è vero che Pastor ha conquistato il campionato GP2 nel 2010 è altrettanto vero che lo scorso anno non ha brillato particolarmente all'esordio nella massima serie (un solo punto contro i quattro di Barrichello). Senza contare che la sua presenza sui circuiti dipende molto dal munifico sponsor PDVSA, la compagnia petrolifera del suo Paese.

Ancora più incomprensibile l'affidamento della seconda monoposto FW34 al nipote del mitico Ayrton (fratello della madre), un ragazzo che in comune con lo zio ha solo il cognome. Anzi, neanche quello (Lalli). Nel 2010 è stato meno veloce del compagno (non eccelso) Karun Chandhok al volante della monoposto peggiore del Circus (la HRT) e nonostante questo nella seconda metà della scorsa stagione è stato nominato seconda guida della Renault al posto di Nick Heidfeld. Il risultato? Due miseri punticini contro i cinque guadagnati dal compagno Vitaly Petrov (un altro driver che non entrerà negli annali della F1).

Il fondatore del team (e attuale responsabile) Frank Williams, che quest'anno compirà 70 anni, ha smesso da tempo di puntare in alto: il suo unico obiettivo, in questi ultimi anni, sembra quello di trovare soldi a sufficienza per affrontare una stagione senza chiudere il bilancio in passivo. Una situazione che purtroppo ricorda quella di altre squadre storiche sparite dalla circolazione come ad esempio la Brabham e la Jordan. Speriamo che non si ripeta...

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