• pubblicato il 09-11-2011

Schumacher: storia di un campione

Come è cresciuto uno dei campioni della F1 più grandi di tutti i tempi

270 partenze, 91 vittorie, 154 podii, 68 pole, 1441 punti, 76 giri più veloci e dulcis in fundo, 7 campionati del mondo. La carriera in F1 di Michael Schumacher è impressionante.

Tedesco, è nato a Hürth-Hermülheim nel 1969, nasce in una famiglia al limite della povertà, ma cruciale è il padre, meccanico bravissimo e molto inventivo.

Il primo mezzo su cui il piccolo Michael, ha tre anni, si cimenta è un go-kart originalmente a pedali su cui il papà Rolf monta un motore a due tempi di un motorino. Il bimbetto lo guida nel parco vicino a casa ma è rumorosissimo e il guardiano lo manda via; si trasferisce allora sulla strada, ha contrattempi vari (si infila in un lampione etc) ed è malvisto dai vicini che amano il loro ordine e il loro silenzio per cui il padre decide di portarlo al club di kart e a cinque anni Michael ne diventa l'iscritto più giovane. Recuperando pezzi tra i rottami, compresi gli pneumatici (e leggenda vuole che verso questi ultimi abbia sempre una reverenza quasi mistica, riuscendo a conservarli come pochi) Rolf gli costruisce un nuovo kart con motore 100cc e a 6 anni Michael diventa campione del club battendo tutti i suoi rivali dotati di mezzi nuovissimi e super aggiornati.

Per fare il passo successivo, Schumacher ha bisogno di quasi mille marchi per un nuovo motore, soldi che il padre riesce a recuperare nella forma dei primi sponsor - un rivenditore di tappeti maniaco di kart (lo stesso che nel 1997 vede sfrecciare un piccolo di nome Sebastian Vettel e capisce che ha talento) e il proprietario di un garage.

Michael continua a correre e a vincere, va (malino) a scuola e a 17 anni la lascia e inizia a fare pratica in una concessionaria Volkswagen e BMW; nel caso non riesca a diventare un pilota vuole essere un meccanico.

Cruciale in quegli anni l'arrivo di Jurgen Dilk, magnate delle slot machine, che diventa il suo primo sponsor da adulto e lo porta ai vertici della scena tedesca e europea dei kart (che Schumacher lascia nel 1987, a 18 anni, campione tedesco ed europeo) e poi alla Formula Ford e Formula Konig.

Nel 1998 Schumacher è proposto a Willy Weber, che gestiva la WTS, una scuderia di Formula 3. E il resto è storia come si dice: inizia una delle più proficue e brillanti collaborazioni nella storia della F1.

Weber riesce a fargli avere un pacchetto competitivo di motore e chassis e Schumacher inizia a correre in F3, tra i suoi rivali Karl Wendlinger e Heinz-Harald Frentzen (a cui porta via la fidanzata, che qualche anno dopo diventa sua moglie) e nel 1990 vince il campionato tedesco.

Nel 1991 l'arrivo carambolesco in F1. All'alba del Gp di Belgio Bertrand Gachot, il secondo pilota della Jordan, è arrestato a Londra per aver assalito un taxista, Weber vede l'opportunità della storia ma non noto in F1 decide di prendere come consulente Julian Jakobi, che aveva gestito Senna e Prost alla IMG. Jakobi sente Eddie Jordan che gli chiede 70.000 dollari per correre e gli fa firmare quello che sembra una lettera di intenti vincolante per le prossime due stagioni. Weber conferma che Schumacher conosce Spa come le sue tasche (bugia) e che non ci saranno problemi ad affidargli la sua prima monoposto di F1. Il tedesco per familiarizzare con la pista, si dota di una bici pieghevole e la gira tutta pedalando. In gara la sua Jordan si rompe dopo pochi giri, ma la performance nelle qualifiche è stata sufficiente per mostrare di cosa è capace. Briatore gli offre la seconda guida alla Benetton al posto di Roberto Moreno ma si rifà alla lettera di cui abbiamo scritto prima, si mette in mezzo anche Moreno e si si arriva ad una situazione per cui il Tribunale di Milano vieta alla Benetton di far correre altri se non Moreno come seconda guida. Interviene Ecclestone, Briatore offre 500.000 dollari al brasiliano per andarsene, il driver accetta e passa alla Jordan (dove pagherà $65.000 dollari a gara per correre) e Schumacher si installa alla Benetton con un contratto di 4 anni e dove inizia la partnership con Ross Brawn. Arriva il 1993 e il suo valore sul mercato piloti aumenta esponenzialmente, lo cerca Ron Dennis per portarlo alla McLaren ma Schumacher non vuole lasciare la Benetton ma firma un nuovo contratto triennale alle condizioni offerte da Dennis.

Nel 1994 vince il suo primo Mondiale, segue il secondo l'anno dopo e nel frattempo si fa avanti la Ferrari per cui il contratto con la Benetton si accorcia misteriosamente e nel 1996 Schumacher arriva a Maranello portato da un accordo da $22 milioni all'anno. Lo seguono poco dopo anche Brown e Rory Byrne e le condizioni sembrano poste per un rivolgimento delle fortune del Cavallino. Ci vorranno cinque anni e una squalifica (il secondo posto del 1997 è cancellato dagli albi) ma nel 2000 Schumacher riporta il Mondiale a Maranello e continuerà a farlo ogni anno fino al 2004, entrando negli albi come forse il più grande pilota della storia (alcuni dicono che la comparazione con Fangio non è possibile data la differenza di condizioni in cui correvano).

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