• pubblicato il 31-12-2013

Williams, la nobile decaduta della F1

di Marco Coletto

Storia della seconda scuderia più vincente del Circus (dopo la Ferrari)

La Williams non ha neanche 40 anni di vita e non conquista un Mondiale da oltre tre lustri. Nonostante questo la scuderia britannica è, dopo la Ferrari, la più vincente della F1: merito dei nove titoli Costruttori e dei sette campionati Piloti conquistati nell’arco di soli due decenni. Scopriamo insieme la storia di questa squadra, una nobile decaduta in attesa di giorni migliori.

Williams: la storia

La storia della Williams in F1 inizia alla fine degli anni Sessanta quando Frank Williams, già proprietario di un team impegnato nelle categorie minori, decide di cimentarsi nella massima serie senza tuttavia impegnarsi direttamente come costruttore. Nel 1969 acquista una Brabham, nel 1970 gestisce monoposto De Tomaso mentre nella stagione 1971 si occupa delle March.

Il 1972 è l’anno in cui arriva lo sponsor Politoys (che mette addirittura il suo nome su una vettura in gara nel GP di Gran Bretagna) mentre nel 1973 e nel 1974 le sue monoposto si chiamano Iso-Marlboro, come i due sostenitori finanziari principali.

Il debutto come costruttore e il primo podio

La Williams debutta ufficialmente come costruttore in F1 nel 1975 con il francese Jacques Laffite (che conquista addirittura un secondo posto in Germania) e il nostro Arturo Merzario. L’anno seguente, nonostante l’acquisto del team da parte del miliardario canadese Walter Wolf, non arriva neanche un punto e il migliore risultato è il 7° posto del belga Jacky Ickx.

L’addio e il ritorno

Frank abbandona la scuderia da lui fondata e nel 1977 crea un altro team, dedicato esclusivamente alla gestione di monoposto March. Il ritorno nel Circus come costruttore a tutti gli effetti risale al 1978 con una vettura disegnata da Patrick Head, munifici sponsor provenienti dall’Arabia Saudita e un pilota - l’australiano Alan Jones - che porta a casa un secondo posto negli USA.

La prima vittoria

La stagione 1979 porta i primi successi alla Williams: grazie ad una monoposto ad “effetto suolo” ispirata alla Lotus iridata dell’anno prima arriva il secondo posto nel Mondiale Costruttori. Lo svizzero Clay Regazzoni ottiene la prima vittoria nella storia del team in Gran Bretagna mentre Jones sale per ben quattro volte sul gradino più alto del podio (Germania, Austria, Olanda e Canada).

I primi Mondiali

Il primo Mondiale risale al 1980: Jones diventa iridato tra i pIloti con cinque vittorie (Argentina, Francia, Gran Bretagna, Canada e USA) e il titolo Costruttori è merito anche del successo dell’argentino Carlos Reutemann a Monte Carlo. L’anno seguente arriva un altro titolo Marche con quattro successi: due di Jones (USA Ovest e Las Vegas) e due di Reutemann (Brasile e Belgio).

Nel 1982 è la volta del secondo Mondiale Piloti: lo ottiene il finlandese Keke Rosberg, a cui basta una sola vittoria (nel GP di Svizzera, disputato sul tracciato francese di Digione) per prevalere sui rivali.

Il passaggio da Ford a Honda

La Williams riesce a vincere un GP nel 1983 (Rosberg a Monte Carlo) e nello stesso anno abbandona i motori aspirati Ford per passare ai propulsori turbo Honda. Grazie a questa unità arrivano alcuni successi (Rosberg a Dallas 1984 e in Australia 1985 e il britannico Nigel Mansell in Europa e in Sudafrica nel 1985) ma zero titoli.

Il dramma e i successi

Il 1986 è uno degli anni più significativi nella storia del team britannico: a marzo il patron Frank resta paralizzato in un incidente stradale a Nizza e si ritrova costretto su una sedia a rotelle. Nonostante la sua assenza temporanea dalle gare la sua scuderia riesce comunque a portare a casa il Mondiale Costruttori: merito di Mansell (cinque successi in Belgio, Canada, Francia, Gran Bretagna e Portogallo) e del brasiliano Nelson Piquet (quattro vittorie in Brasile, Germania, Ungheria e Italia).

Quest’ultimo ottiene nel 1987 il titolo Piloti dopo essere salito per tre volte sul gradino più alto del podio (Germania, Ungheria e Italia). Il coéquipier Mansell vince in ben sei occasioni (San Marino, Francia, Gran Bretagna, Austria, Spagna e Messico) ma è meno continuo: i suoi risultati consentono alla Williams di ottenere il titolo riservato ai Costruttori.

L’addio di Honda e l’arrivo di Renault

Nel 1988 il team inglese si ritrova senza motori Honda e affronta un periodo di crisi che si protrarrà per tutta la fine degli anni ’80 e per l’inizio del decennio successivo. Con una monoposto dotata di propulsori Judd Mansell porta a casa solo due secondi posti (Gran Bretagna e Spagna).

La situazione per la Williams migliora dall’anno successivo con i motori Renault: il belga Thierry Boutsen sale sul gradino più alto del podio per tre volte in due anni (Canada e Australia 1989 e Ungheria 1990) come il nostro Riccardo Patrese (San Marino 1990, Messico e Portogallo 1991). Il 1991 è anche l’anno del ritorno di Nigel Mansell, che vince cinque volte (Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia e Spagna).

Gli anni d’oro

Gli anni Novanta sono il periodo migliore per la scuderia britannica: nel 1992 Mansell diventa campione del Mondo con ben nove vittorie in un anno (Sudafrica, Messico, Brasile, Spagna, San Marino, Francia, Gran Bretagna, Germania e Portogallo) e con il supporto di Patrese (primo in Giappone) arriva anche il titolo Costruttori.

La doppietta per la Williams si ripete nel 1993: il francese Alain Prost prevale tra i driver (sette successi: Sudafrica, San Marino, Spagna, Canada, Francia, Gran Bretagna e Germania) e anche i tre successi del britannico Damon Hill (Ungheria, Belgio e Italia) contribuiscono al campionato riservato alle Marche.

La tragedia di Senna: the show must go on

Il brasiliano Ayrton Senna viene ingaggiato da Frank per la stagione 1994 ma perde la vita sul circuito di Imola nella terza gara della stagione. La tragedia - dovuta ad un braccetto della sospensione penetrato nella visiera del casco del pilota sudamericano (il progettista della vettura, Patrick Head, viene riconosciuto colpevole nel 2007 ma il reato è prescritto) - non ferma la scia di vittorie del team. Nello stesso anno arriva il Mondiale Costruttori grazie ai sei successi di Hill (Spagna, Gran Bretagna, Belgio, Italia, Portogallo e Giappone) e alla vittoria di Mansell in Australia.

Dopo tre anni di dominio assoluto la Williams termina la stagione 1995 senza titoli: a salvare la situazione ci pensano le quattro vittorie di Hill (Argentina, San Marino, Ungheria e Australia) e il successo del britannico David Coulthard in Portogallo.

Gli ultimi Mondiali

Le stagioni 1996 e 1997 sono letteralmente dominate dalla scuderia “british”, che ottiene quattro titoli (due Piloti e due Costruttori). Il primo anno Hill diventa Campione del Mondo con otto vittorie (Australia, Brasile, Argentina, San Marino, Canada, Francia, Germania e Giappone) e nello stesso anno il canadese Jacques Villeneuve sale sul gradino più alto del podio in quattro occasioni (Europa, Gran Bretagna, Ungheria e Portogallo).

Nel 1997 la situazione in Williams si inverte: Villeneuve iridato con sette successi (Brasile, Argentina, Spagna, Gran Bretagna, Ungheria, Austria e Lussemburgo) e il nuovo compagno - il tedesco Heinz-Harald Frentzen - che si accontenta di un successo a San Marino.

L’addio di Renault

La Williams si ritrova in crisi nel 1998 quando la Renault abbandona la F1 e inizia a fornire propulsori non sviluppati ribattezzati Mecachrome (il primo anno) e Supertec (il secondo). La monoposto inglese ottiene tre terzi posti (due con Villeneuve in Germania e in Ungheria e uno con Frentzen in Australia) nel 1998 e un secondo posto con il tedesco Ralf Schumacher in Italia nel 1999.

L’era BMW

Grazie ai motori BMW la squadra inglese si risolleva: nel 2000 Ralf Schumacher sale per tre volte (tutti terzi posti) sul podio (Australia, Belgio e Italia) mentre nel 2001 si torna a vincere. Ralf prevale a San Marino, in Canada e in Ungheria e il colombiano Juan Pablo Montoya domina in Italia.

Altri successi arrivano negli anni successivi: nel 2002 tocca a Ralf Schumacher in Malesia e nel 2003 sono ben quattro i gradini più alti del podio conquistati dai piloti Williams (Montoya a Monte Carlo e in Germania e Ralf in Europa e in Francia).

Il canto del cigno risale al 2004 quando Montoya vince in Brasile l’ultima gara della stagione.

Il declino

Il declino della Williams inizia ufficialmente nel 2005, ultimo anno dei propulsori BMW, quando il tedesco Nick Heidfeld si deve accontentare di due secondi posti a Monte Carlo e in Europa. Con i motori Cosworth la situazione peggiora: i migliori risultati sono opera dell’australiano Mark Webber, due volte sesto in Bahrein e a San Marino.

L’arrivo dei motori Toyota nel 2007 fa ben sperare ma gli unici exploit arrivano da due terzi posti: quello dell’austriaco Alexander Wurz in Canada e quello, l’anno successivo, del tedesco Nico Rosberg in Australia.

Nel 2009 Rosberg si fa notare con due quarti posti in Germania e in Ungheria mentre nel 2010 e nel 2011 tocca al brasiliano Rubens Barrichello mostrare le cose migliori al volante di una Williams palesemente inferiore alla concorrenza portando a casa una quarta piazza in Europa e, l’anno seguente, due noni posti a Monte Carlo e in Canada.

Il lampo Maldonado e il futuro

La stagione 2012 del team “british” è impreziosita dalla sorprendente vittoria del venezuelano Pastor Maldonado in Spagna ma si tratta di un fuoco di paglia come dimostrano i risultati deludenti del 2013 (miglior piazzamento l’ottavo posto del finlandese Valtteri Bottas). Il prossimo anno il driver sudamericano verrà rimpiazzato dal brasiliano Felipe Massa.

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