• pubblicato il 22-07-2015

Peugeot 208 R2 e 208 T16, al volante delle due belve da rally

Mettersi al volante di due icone è un’esperienza incredibile. Tanto che non vorresti più scendere

Misano, tracciato sterrato Flat-Track. Quello che ho sempre sognato sta per accadere: mettermi al volante di un’auto da rally. E che auto! Due sono i bolidi con i quali metterò alla prova le mie capacità di guida sullo sterrato, la 208 R2 di Michele Tassone, già vincitore del Campionato Italiano Junior (anche se mancano numerose gare al termine), e la 208 T16 della categoria R5 di Paolo Andreucci, per ben otto volte Campione Italiano Rally e al momento in testa al Campionato.

Peugeot 208 R2 e 208 T16, un po’ di info tecniche

Prima di calarmi nell’abitacolo della Peugeot 208 R2, la prima su cui salirò, mi informo sulle sue caratteristiche. Innanzitutto il motore è un 1.6 aspirato che eroga una potenza di 185 CV a 7.800 giri, tutti scaricati sulle ruote anteriori. Ovviamente c’è un differenziale autobloccante per scaricare a terra al meglio la coppia motrice. Il suo peso a vuoto è di 1.030 kg (1.190 kg  con equipaggio) e il cambio è un sequenziale meccanico a 5 rapporti.

La Peugeot 208 T16, invece, ha un motore 1.6 turbo e la trazione integrale con due differenziali autobloccanti. I 280 CV di potenza arrivano al regime di 6.000 giri mentre i 400 Nm di coppia massima, grazie alla sovralimentazione, ci sono già tutti a 2.500 giri. Il cambio è un 5 marce sequenziale e il peso della vettura non può essere inferiore, per regolamento, ai 1.230 kg.

In pista con la 208 R2

Con oltre 30° gradi all’ombra – percepiti almeno 40 – indosso tuta e casco e mi lancio intrepido verso l’abitacolo della 208 R2. Per entrare senza sbattere contro i tubi d’acciaio della gabbia protettiva di sicurezza ci vuole un po’ di agilità, e una volta “incastrato” nel sedile ultra contenitivo con cinture a quattro punti ho una sensazione quasi claustrofobica. Al mio fianco c’è Michele Tassone, che mi dice di accendere il motore e di dirigermi all’entrata del circuito.

Il sedile è posizionato molto in basso, forse fin troppo per i miei gusti, il volante è all’altezza giusta per avere il massimo controllo e i pedali sono alla distanza corretta. Premo la frizione, inserisco la prima spingendo la leva in avanti e parto tenendo alti i giri del motore per evitare di spegnerlo.

Primo giro per capire le reazioni dell’auto e via, si parte. Michele preme un bottone per inserire la modalità “stage” (tradotto: modalità gara) e sotto il piede destro ho a disposizione tutta la potenza di cui la 208 R2 è capace. La risposta del motore è immediata ad ogni mio sfioramento del gas, ma per andare davvero forte bisogna tenere il motore su di giri. All’1.6 naturalmente aspirato della 208 R2, d’altra parte, piacciono i regimi elevati. È lì che tira fuori il suo carattere corsaiolo, e il cambio sequenziale, che non prevede l’uso della frizione per passare ai rapporti superiori, richiede una bella forza sulla leva.

Dopo una curva stretta da seconda marcia arriva il rettilineo, e con l’acceleratore a tavoletta infilo altre due marce. Arriva il tornante, mi butto sui freni e, per evitare un tragico sottosterzo, tiro la leva del freno a mano che si trova a pochi centimetri da quella del cambio, mandando l’auto di traverso per poi scalare e trovarmi al regime giusto per riprendere velocità.

Il sottosterzo, su un terreno dove la trazione è scarsa, va combattuto proprio con il freno a mano, strumento indispensabile non solo per dare spettacolo, ma anche per essere veloci.

Pochi giri ed è il momento di rientrare. Peccato, ci stavo prendendo gusto, ma il pezzo forte deve ancora arrivare: la 208 T16 di Andreucci mi aspetta ai box!

In pista con la 208 T16

A bordo della 208 T16 trovo una posizione di guida più vicina a quella di un’auto “normale”: il sedile, pur essendo basso, mi consente di vedere il cofano; lo spazio per la testa è appena sufficiente e il caldo, inutile dirlo, non perdona. Dettagli di poca importanza: mi trovo al volante della 208 T16 di Paolo Andreucci e non sto più nella pelle.  

Tasto di accensione, frizione, inserisco la marcia e si parte. La prassi è quella di prima, giro “tranquillo” per capire le reazioni della macchina e poi mi posso sfogare, sempre con il massimo rispetto per il piccolo Leoncino. Mi bastano un paio di curve per capire che la 208 T16 spinge bene anche ai regimi intermedi e ha una naturale inclinazione al sovrasterzo. In un circuito come questo, breve e tortuoso, non potrei chiedere di meglio.

Dopo il primo giro mi lancio nel rettilineo buttando dentro tre marce senza staccare il piede dal gas e sento sotto di me le ruote che si aggrappano al terreno scivoloso per scaricare tutti i 280 CV. Arriva la curva e mi attacco ai freni, regolati per aiutare l’inserimento. Scalo in seconda mentre le ruote posteriori scivolano, e affondo il gas provocando un gustoso quanto efficace sovrasterzo di potenza che si prolunga quasi fino alla curva successiva.

Con la 208 T16, volendo, non si sta mai dritti, tranne nell’unico rettilineo del tracciato. Giro dopo giro alzo il ritmo e mi lancio in spazzolate sempre più veloci. Rispetto alla R2 si fa meno fatica a procedere con un certo ritmo e il divertimento è così grande che non sento nemmeno più il caldo esagerato che pervade l’abitacolo. Potrei proseguire ore, sempre se il fisico fosse in grado di reggere, ma anche questa volta è arrivato il momento di tornare alla base.

Andar forte è un’altra cosa

Una giornata perfetta, che potrebbe anche finire così. Invece no. Il programma prevede anche un giro a fianco dei due campioni. Prima salgo sul posto del navigatore della 208 R2 con Michele Tassone al volante e capisco come, nonostante la sola trazione anteriore e il sottosterzo sempre in agguato, sia possibile andare davvero forte. Il segreto è quello di arrivare in curva completamente di traverso con l’aiuto del freno a mano e accelerare con le ruote completamente dritte. La sua padronanza del mezzo mi fa capire il perché sia già il vincitore del Campionato Italiano Junior Rally.

Tocca poi a Paolo Andreucci mostrarmi che cosa è in grado di fare la 208 T16, con spazzolate e pendoli precisi come una lama di un chirurgo che solo un campione come lui è in grado di fare. Con le quattro ruote motrici la 208 T16 si aggrappa con ferocia al terreno scivoloso e in un attimo il giro del circuito è finito. Chapeau. 

Peugeot 208 R2 e 208 T16, al volante delle due belve da rally

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