Tazio Nuvolari
  • pubblicato il 17-07-2012

Perché amiamo ancora oggi Tazio Nuvolari

di Marco Coletto

Il "mantovano volante" è considerato tra i migliori di sempre nonostante siano già passati 120 anni dalla sua nascita

I veri miti sono difficili da dimenticare. Ancora oggi Tazio Nuvolari è considerato uno dei piloti migliori di sempre, questo nonostante siano ormai passati ben 120 anni dalla sua nascita.

Il "mantovano volante" ha emozionato gli italiani (e non solo) con una guida tanto spericolata quanto efficace ed è rimasto nel cuore di molti: Lucio Dalla nel 1976 gli ha dedicato una canzone e il suo nome è stato usato per battezzare un canale televisivo e ben quattro automobili (di serie o concept). Scopriamo insieme perché lo amiamo ancora oggi.

1) Ha dimostrato di poter vincere con le moto (campione europeo 1925) e con le automobili: poche icone del motorsport possono vantare una carriera simile.

2) Ha fatto tanta gavetta prima di sfondare: il primo successo con le due ruote è arrivato a 29 anni mentre sulle quattro ruote ha dovuto aspettare addirittura i 32 anni.

3) Ha vinto tutto quello che si poteva conquistare all'epoca: due Mille Miglia (1930, 1934), un campionato europeo (1932), due GP d'Italia (1932, 1938), un GP del Belgio (1933), una 24 Ore di Le Mans (1933), un GP di Germania (1935), un GP d'Ungheria (1936) e una Coppa Vanderbilt (1936).

4) Nel corso della sua carriera ha quasi sempre guidato auto italiane: uniche eccezioni la Bugatti a inizio carriera, la MG con cui si è aggiudicato il Tourist Trophy nel 1933 e la Auto Union per cui ha corso dal 1937 al 1939.

5) Non ha avuto una vita privata fortunata: ha perso i suoi unici due figli (Giorgio e Alberto) nel 1937 e nel 1946 ed è stato colpito da due ictus.

6) È universalmente riconosciuto come l'inventore della sbandata controllata.

7) La sua carriera è costellata di episodi mitici. Il più memorabile in occasione della Mille Miglia del 1930, quando seguì di notte a fari spenti il rivale e amico Achille Varzi in modo da poterlo superare senza farsi notare. Ma non va dimenticato il successo a sorpresa al GP di Germania del 1935 al volante di un'Alfa Romeo davanti ai gerarchi nazisti.

8) È stato penalizzato, come tutti i driver della sua generazione, dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Per sei anni non ha potuto mostrare le sue doti in pista.

9) I due più grandi costruttori di supercar della storia lo hanno apprezzato e stimato: è stato amico personale di Enzo Ferrari e un certo Ferdinand Porsche lo considerava «il più grande pilota del passato, del presente e del futuro».

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