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Prima vittima della guida autonoma o prima vittima della guida mista?

In questa fase di sperimentazione, la guida autonoma ci rende ancora più distratti

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Ieri a Tempe, in Arizona, una donna è stata investita da un’auto a guida autonoma del servizio di trasporto Uber mentre scendeva dal marciapiede. La donna è morta poco dopo in ospedale.

Sebbene la sperimentazione della guida autonoma negli Stati Uniti sia parecchio avanti, per legge al volante deve comunque esserci un conducente in grado di intervenire in caso di problemi. Non è successo. E, se ci pensate un secondo, è abbastanza prevedibile.

Qual è il problema della guida mista?

Avete presente quando durante l’ora di educazione fisica giocavate a pallavolo e nella vostra squadra c’erano un paio di ragazzi davvero bravi che muravano ogni attacco degli avversari? Bloccavano una palla, poi un’altra, poi un’altra ancora e un’altra ancora. E voi, alla fine, incominciavate a rilassarvi.

Seguivate il gioco ma la testa non era più lì perché pensava a Giulia, la ragazza castana dagli occhi verdi in terzo banco, e in un attimo la palla era passata e si dirigeva verso di voi. Il tempo di realizzare cosa stava accadendo e la palla si era schiantata sulla vostra faccia. E voi eravate ancora immobili. Incapaci di reagire.

Purtroppo è quello che rischia di succedere in questa fase grigia della guida autonoma, in cui le auto guideranno da sole ma avranno bisogno del nostro intervento. Più funzioneranno bene e più penseremo ad altro e non saremo in grado di intervenire quando ce ne sarà bisogno perché i nostri sensi non riusciranno a destarsi in tempo.

Qual è la soluzione?

Per evitare ulteriori vittime, sarebbe dunque meglio per tutti attendere ancora qualche anno, quando  tutte le auto saranno a guida autonoma completa e noi dovremo solo accomodarci e pensare a che fine avrà fatto Giulia, la ragazza dagli occhi verdi in terzo banco. Chissà se è su Instagram?