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American dream

Le sportive americane saranno un po’ grezze, ma di questi tempi sono come una boccata d’aria fresca

di Francesco Neri -
Chevrolet Camaro Hennessey

Non lo nego, sto rivalutando gli americani. Li ho sempre visti come dei tredicenni mai cresciuti, dei divora-hamburger che non hanno idea di come sia fatta una vera pizza. Gente che, tolto il capitolo “California-auto elettriche-vegani”, concepisce solo macchine con motori enormi e con budini al posto degli ammortizzatori.
Ma visto come si stanno mettendo le cose nel nuovo continente, lasciatemelo dire, forse hanno ragione loro. Le auto europee e asiatiche saranno anche più efficienti, più tecnologiche, più veloci e perfette, ma non hanno l’”ignoranza” delle muscle car americane.

L’altro giorno ho visto una Corvette ZR1 in autostrada – quella con quell’enorme V8 con compressore volumetrico, 650 CV (quella nuova ne avrà 755!) e il cambio manuale – e ne sono rimasto estasiato.
È appariscente, volgare, grezza. È adorabile. Cambio manuale, trazione posteriore e 700 CV  sono un’accoppiata che difficilmente troverete in un’auto europea moderna. Per chi, come me, ama mandare le gomme posteriori in fumo e fare casino in galleria, è difficile chiedere di meglio. Senza contare che se guidate una Corvette nessuno penserà che siete degli sbruffoni o dei calciatori, anzi, probabilmente vi offriranno da bere e vi stringeranno la mano.

Questo discorso non vale solo per la Corvette, ma anche per la Mustang, per la Camaro, per la Charger e per tutti quei pick-up con motori improbabili.
Con questo non voglio dire che le macchine efficienti, le batterie e i motori a tre cilindri siano il male (forse i motori a tre cilindri un po’ lo sono), dico solo che i motori grossi, nelle auto sportive, dovrebbero essere salvaguardati, così come i cambi azionati da una leva.

Approvo le macchine del futuro amiche dell’ambiente, ma lasciateci anche i giocattoli, che c’è posto per tutti.