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Auto sportive e auto da corsa

Qual è la differenza principale tra un’auto da corsa e una sportiva stradale?

di Francesco Neri -

Cosa mi piace delle auto? Il fatto di poterle guidare a manetta. Le sportive e le supercar sono le mie predilette – se parliamo di auto che si possono guidare per strada -, ma se devo scegliere lo strumento definitivo, scelgo la macchina da corsa.
Riconosco che la macchina da competizione sia limitante: la si può guidare solo a tavoletta e solo durante i weekend di gara, non può circolare per le strade pubbliche, e con tutti quegli adesivi e alettoni non farebbe mai colpo su una ragazza.

Un’auto sportiva, invece, anche una estrema e costosa come la Pagani Huayra, regala forti emozioni (soprattutto quando staccate l’assegno) ma anche lunghi aperitivi in riva al mare, trasporta sacchetti della spesa (di solito caviale e Beluga) e la si può guidare indossando un abito di Armani.
Ma se escludiamo tutto il resto e ci concentriamo sulla guida, allora non c’è storia: l’auto da corsa è impareggiabile. Non è tanto un fatto di prestazioni, quanto di intimità, di rapporto umo-macchina. Quante volte abbiamo guidato un’auto sportiva lamentando il fatto che: è troppo morbida, i freni si stancano, c’è poca trazione, l’inserimento non è fulmineo, nelle curve veloci galleggia. Fa poco rumore…

Ecco, la macchina da gara non ha di questi problemi. È l’auto portata all’estremo: è precisa, coesa, immediata; non siete voi che dovete stare al volere dell’auto, è lei che obbedisce ai vostri imput.

Vi faccio un esempio: recentemente ho corso a Vallelunga con la Porsche 911 GT3 Cup, e giusto qualche mese fa ho avuto per le mani per qualche tempo la versione stradale, che non è proprio un cancello. Ma la differenza tra le due è enorme. Già la gomme slick proiettano la guida su un altro piano: c’è tanto grip in più, molta più trazione, ma una volta che si supera il limite la perdita d’aderenza è fulminea. Per dire, con la versione stradale si possono fare dei bei traversi, lunghi e con le ruote fumanti; con la Cup è impossibile: al limite si posso fare delle piccole sbandate, veloci e poco rassicuranti.
Ma con le slick le curve si possono affrontare a velocità supersonica. Si può accelerare in anticipo, senza ritegno, e si può frenare tardi, senza paura.
E poi c’è il cambio sequenziale da corsa, lo strumento più maschio che ci sia. Avete mai provato il cambio della Lamborghini Aventadors S? Oppure il vecchio SMG sequenziale della BMW M3.
Quello da corsa è almeno 3 volte più rapido e 10 più brusco. Riesci a sentire i denti degli ingranaggi che si incastrano, il sibilo dell’albero di trasmissione, del volano.

Ho avuto la fortuna di correre su auto da corsa di diverso tipo, e tutte, a modo loro, sono la dimostrazione che qualsiasi auto, con le modifiche votate alla competizione, può diventare uno strumento di puro piacere, di pura precisione: il massimo che si può chiedere dalla guida.
La lista comprende la Seat Ibiza Cup da 200 CV con compressore volumetrico e turbina, la Seat Leon Cup, una bestia da 350 CV larga 2 metri, e la Citroen C3 TCR da 300 CV. E ancora la Seat Leon Cupra ST Cup, una station wagon da più di 300 CV (macchina assurda), una Peugeot 308 Racing Cup e la mitica Renault Clio Cup.
Ho anche corso con le MINI Cooper JCW del campionato monomarca italiano, sia con la vettura LITE con cambio manuale, sia con la vettura PRO da 270 CV con cambio sequenziale.
E, infine, con la mia preferita: la Porsche 911 GT3 Cup.