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MINI Challenge: la tappa del Paul Ricard vissuta da dentro l’abitacolo

Gareggiare ruota a ruota contro i piloti del MINI Challenge è un’emozione immensa, ancora di più se ci si trova allo storico Circuito del Paul Ricard

di Francesco Neri -

Gli uomini amano le donne, ma amano ancora di più le macchine da corsa, recita un vecchio detto.

Non mi è chiaro come l’odore di benzina, i decibel emessi dallo scarico di un’auto e i brandelli di gomma che saltano via dalle ruote possano avere tutto questo fascino. Ma ce l’hanno. Per ora, però, di tutto questo non c’è traccia. È un giovedì pomeriggio, quasi ora di pranzo; sto guidando una comoda MINI JCW Clubman (la versione più arrabbiata della giardinetta inglese) da circa quattro ore, in compagnia di Chiara, responsabile della comunicazione di MINI Italia, e di Stefano, giornalista, amante della velocità, e soprattutto amico. Dove stiamo andando però, di odore di benzina e di freni ce ne sarà in abbondanza: circuito Paul Ricard, Le Castellet, una struttura incredibile situata nel Sud della Francia. E qui che si terrà la seconda tappa del campionato MINI Challenge 2018, uno dei monomarca più divertenti e combattuti del panorama motoristico italiano.
Ma la parte migliore è che non stiamo andando lì per guardare, ma per gareggiare. Ad spettarmi c’è una MINI JCW Challenge PRO dalla livrea argentata, tutta mia per l’intero weekend di gara. Avevo già corso l’anno passato con MINI, ad Imola, ma si trattava della vettura LITE, meno potente e più facile da guidare. Questa volta è tutt’altra storia, anche perché il livello degli avversari è davvero alto: Torelli, Sandrucci, Rangoni, Calcagni, tutti campioni di svariati campionati che quest’anno si ritrovano a darsi sportellate sulle le piccole inglesi. Sono molto emozionato.

IL PAUL RICARD

Dopo oltre sei ore di viaggio arriviamo al circuito, dove mi aspetta la prova del sedile e delle cinture. Non ero mai stato al Paul Ricard: sembra più un resort cinque stelle che un circuito. Palme, kartodromi, edifici con ristoranti e sale giochi, spazi enormi. È così lucido e ben tenuto da far sembrare Imola un parchetto comunale. C’è un leggero venticello ad aspettarci, alle sei di sera – non per niente il lunghissimo rettilineo si chiama “Mistral”. Io e Stefano (che correrà con la vettura LITE decidiamo di fare due passi lungo la pista, che è lunga ben 5,8 km; più di Monza, per capirci. È davvero un tracciato unico: una striscia di asfalto perfetto, nuovissimo, circondata da strisce blu parallele, rosse nelle sezioni più esterne. Ogni colore offre un grip diverso: il blu aiuta a rallentare l’auto in caso di uscita (come scoprirò più tardi), il rosso ancora di più, ma fortunatamente non l’ho provato sulla mia pelle.
Dopo 40 minuti abbiamo percorso poco meno di metà pista, forse è il caso di andare a cena. Lo proveremo con le ruote, si fa prima.

LA MINI JCW CHALLENGE PRO

L’abitacolo della MINI è intimo ed essenziale: come ogni auto da corsa è priva di distrazioni, ci sono solo roll bar, volante, estintore e contagiri digitale. Il sedile a guscio con le cinture a quattro punti, anche nella regolazione più bassa, offre una posizione di guida piuttosto naturale. Rispetto alla versione LITE, qui c’è un cambio sequenziale Bacci a 6 rapporti che si aziona tramite una splendida asta metallica. Il funzionamento è semplice: acceleratore a fondo e si tira indietro per salire di marcia, frizione, spinta in avanti e (possibile) doppietta per scalare. Non ci sono controlli elettronici di alcun tipo, fatta eccezione per l’ABS. L’impianto frenante infatti è quello di serie, con le dovute pastiglie da corsa e i tubi in treccia.
Le gomme sono slick Michelin, ma sulla PRO la gommatura anteriore è più generosa rispetto alla LITE, per far fronte alla maggiore potenza di fuoco. I CV sono 265 anziché 231, mentre l’auto pesa 10 kg in meno. Tutto questo, in un circuito come il Paul Ricard, vale 5 secondi. Un abisso.

SI BALLA

È ora delle prove libere e di accendere i motori e gli animi.
Con le gomme fredde sembra di guidare un carrello della spesa. Il posteriore scivola da tutte le parti, e lo fa anche in modo poco gentile. Ma quando entrano in temperatura, è facile instaurare un rapporto di fiducia con la MINI. Questo a patto che amiate i posteriori ballerini. Il telaio e le sospensioni della PRO sono le stesse della LITE, ma l’auto è totalmente diversa da guidare. Le ruote posteriori sono molto aperte di campanatura e convergenza, questo significa che in frenata il posteriore balla la samba, sempre e comunque, costringendovi a controsterzare costantemente. Ma lo fa in modo talmente naturale che non vi fa mai paura, bisogna solo abituarcisi. È come un cane agitato che non ha mai morso nessuno. Si muove così tanto, dietro, che addirittura in rettilineo bisogna correggere l’auto, perché dritta non ci vuole andare. Sembra follia, ma tutto questo ha un senso e uno scopo. L’anteriore, con 265 CV da mettere a terra, ha sempre un bel lavoro da fare, ma con un posteriore “sganciato” è libero di mettere giù la potenza con facilità senza soffrire di sottosterzo. In questo modo, quando tirate davvero, avete la garanzia totale che le ruote anteriori saranno lì dove volete voi, e dovrete concentrarvi solo su quello che fanno le ruote dietro. Ha senso, no?
Quello che più mi piace della MINI JCW Challenge PRO (ha un nome lungo, lo so) è il cambio sequenziale Bacci a leva. È davvero mascolino e serve tanta forza per azionarlo, ma vi gratifica con una stupenda sensazione meccanica e un sonoro “clank”. Meraviglioso. Il motore invece è ricco di coppia ma rimane un po’ senza fiato agli alti regimi. Rispetto alla versione LITE la potenza è spalmata meglio su tutto l’arco dei giri, ma il più delle volte conviene sfruttare l’abbondanza a bassi regimi e usare una marcia più alta.

LIBERE E QUALIFICHE

Venerdì: prove libere uno e due volano via, e sono molto fiducioso. Settimo tempo a un secondo di distanza dal primo, ma sto usando ancora la gomma usata, quella nuova la teniamo per la qualifica. Mettere a segno un buon giro al Paul Ricard non è semplice: la pista è lunga e tecnica, così, se commetti un errore, devi aspettare quasi due minuti e mezzo per fare un altro tentativo di giro, e il tempo è poco. Arriva il momento delle qualifiche e di mettere la gomma nuova: il piano è quello di fare tre giri lanciati, rientrare, mettere altre due gomme nuove davanti (che userò in gara due) e tentare altri tre giri lanciati. Dico tre perché al quarto la gomma nuova ha già perso quei millimetri “buoni” di battistrada utili a staccare un buon tempo. Do tutto me stesso e mi piazzo ottavo su 21 piloti, a 5 decimi dalla pole. Siamo 8 piloti in 5 decimi di secondo, in una pista da 2,25 minuti. Incredibile.
Il livello di questo campionato è davvero alto e tempi così vicini, in gara, si traducono in sportellate violente.

Incrocio le dita.

CHALLENGE

Adoro il momento prima della gara. Oldo e Alessandro – i ragazzi della Promodrive che curano l’auto di MINI Italia – mi fanno compagnia mentre soffro il caldo dentro l’abitacolo, nell’attesa di accendere il motore. Quando mi lasciano solo in griglia comincio a concentrarmi, ed è un momento in cui mi sento molto solo, ma è anche un momento bello. È un momento in cui si pensa solo a guidare, isolati da distrazioni e da altri pensieri. E guidare è la cosa che più mi piace fare.

Si fa la partenza lanciata, nel MINI Challenge. Significa che si viaggia “a coppie” in seconda marcia e quando il semaforo diventa verde bisogna dare istantaneamente gas, e a riflessi sto messo davvero male. Mi ritrovo decimo alla prima curva, e nemmeno me ne accorgo. Quanto è frustrante.
Fortunatamente il passo gara c’è, e costruisco una buona rimonta, ma rimango bloccato da una lotta con la MINI grigia di Gentili. Al Paul Ricard c’è tanto spazio, ma sorpassare non è così semplice, così mi ritrovo appaiato all’auto di Gentili (all’esterno) al curvone di Signes, che si affronta in sesta a circa 200 km/h. Non mollo il gas, così mi ritrovo a staccare con le ruote posteriori sul cordolo esterno, che è davvero una brutta cosa. L’auto mi si intraversa a 170 km/h, più tardi scoprirò dalla telemetria che ho fatto un “fondosterzo” a 104 km/h. Non potete immaginare il mio orgoglio. Alla fine ho la meglio, ma sono stati giri davvero difficili e divertentissimi. A quasi mezz’ora dal via chiudo sesto. È stata la gara più divertente della mia vita, di gran lunga. Il sabato si conclude con qualche birra, festeggiando al MINI Village e mangiando (io meno del solito).

GARA 2

Domenica mattina piove forte, fortissimo, tanto che decidono di sospendere le gare della giornata. Peccato, adoro la pioggia, anche quando guido. Dovrei partire terzo, per via dell’ordine di partenza invertito dei primi 8 piazzamenti di gara uno, quindi la possibilità di fare una buona gara libero dalla bagarre è alta, se mi decido a partire bene…
Quando le speranze di correre sono ormai quasi svanite, la pioggia cessa, e proprio mentre gustavo del salmone affumicato e della verdura in pastella (leggero, sempre e comunque) vengo subito spedito in macchina e allacciato a dovere.
Si corre!
La partenza è dietro la safety car – per via della pioggia -, e questa volta ho dei riflessi decenti. Non buoni, ma decenti. Ne ho davanti due, e presto mi trovo in bagarre per la seconda posizione. L’assetto da bagnato stravolge letteralmente l’auto, che ora è ancorata al posteriore e soffre di un sottosterzo marcato. Ma meglio così, infonde sicuramente più fiducia. Non è la prima volta che corro sotto la pioggia, ma rimango comunque colpito da quanto tengano le gomme rain. È come andare sull’asfalto asciutto, o, almeno, si ha la stessa sensazione.

Riesco a passare la MINI verde fluo di Menapace, ma il primo (Zarpellon) ha guadagnato terreno e sta andando davvero veloce. Provo a raggiungerlo per un paio di giri ma presto realizzo che devo prendermi dei rischi troppo grossi per colmare il divario, e dietro ho un velocissimo Gabriele Torelli (un piede pesantissimo) che mi insegue. Mi sembrano i 5 giri più lunghi della mia vita, ma alla fine taglio il traguardo secondo, e quasi scoppio in lacrime per la felicità. Scendo, abbraccio tutti, mi godo il podio, la pioggia, le bollicine. È una sensazione fantastica. Il Paul Ricard è davvero un circuito bellissimo, e la MINI JCW Challenge PRO è una delle macchine da corsa più divertenti che abbia mai provato.

Il campionato quest’anno vanta piloti di altissimo livello, tutti molto agguerriti e pronti a sportellarsi fino all’ultimo giro. Offre tanta visibilità (diretta sulla pagina Facebook MINI Italia, sul sito mini.it e in differita su Motortrend TV), ed è anche il campionato ideale per i piloti che vogliono farsi le ossa. Forse mi iscrivo.