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Ferrari, Lamborghini e Monza: in pista con Puresport

Ho provato la GT Experience di Puresport, che offre l’opportunità a chiunque di guidare un’auto da sogno in pista

di Francesco Neri -

Il circuito di Monza è magnifico in primavera: il verde che lo circonda, la sua aura magica, la storia che si respira. È un bel sabato mattina. In effetti, è difficile essere tristi quando ti invitano a guidare una supercar, o meglio, due supercar. Tutto è partito qualche giorno fa, quando Davide, responsabile Marketing di Puresport, mi ha chiamato per provare la loro GT Experience. Un format semplice: scegli una pista, scegli la supercar che preferisci e il numero di giri che desideri percorrere.
La lista dei circuiti include Monza (un’esclusiva Puresport), Imola, Adria, Cremona, e ancora Franciacorta, Misano, Viterbo e Vairano. Oltre alla vetture GT (nella lista ci sono Ferrari 458 e 488 GTB, Lamborghini Huracan, Gallardo e Porsche GT3), Puresport offre anche la possibilità di un corso di guida con le monoposto, che nel suo step più avanzato permette a noi comuni mortali di arrivare a guidare una Arrows di Formula 1 (quella di Damon Hill). Incredibile ma vero.
Bevo un caffè e assisto al briefing tecnico, dove spiegano ai clienti le tecniche base della guida in pista. È sempre interessante ascoltare gli istruttori spiegare le nozioni fondamentali a gente che non ha mai guidato un’auto sportiva.

Oggi però sono qui per provare il meglio delle GT, e la mia scelta ricade sulla Lamborghini Huracan e sulla Ferrari 488 GTB.

LA FERRARI 488 GTB

Non sono molto paziente, quindi abbandono l’idea di provarle in ordine di potenza crescente e salgo subito sulla rossa. La Ferrari 488 GTB è una scarpetta da ginnastica con interni pregiati. La seduta è bassa e infossata, ma salire e scendere non è affatto un problema e la visibilità è ottima.
Premo il pulsante rosso sulla plancia e il V8 3.9 litri da 670 CV si risveglia con un ringhio cupo e leggermente soffocato. Non ha quel ringhio della Ferrari 458 (che è aspirata), ma ha un suono robusto e avvolgente. Con uno 0-100 km/h in 3 secondi e uno 0-200 in 8,3, la 488 GTB è anche immensamente veloce. Monza è così larga e lunga che uccide ogni senso di velocità, ma la coppia del V8 biturbo è così tanta che in seconda marcia mi coglie di sorpresa. Ai medi regimi spinge talmente forte che per metà del primo giro mi ritrovo a sbattere contro il limitatore. In effetti sale “in alto” per essere un motore turbocompresso, ma manca di quella rabbia folle nei pressi della zona rossa del 4,5 litri aspirato della 458. In compenso c’è così tanta potenza a qualsiasi regime che uscire dalla “seconda di Lesmo” in terza o in quarta è totalmente irrilevante: una volta che seppellite l’acceleratore si ha l’impressione che la 488 salti in avanti di dieci metri.

È anche un’auto sorprendentemente benevola. In modalità “Sport” c’è parecchio beccheggio in frenata, e ancor più in accelerazione. Questo però aiuta a capire meglio dove si trova il limite, decisamente un bene. In “Race” l’auto si tende tutta e comincia a pretendere da voi un’accuratezza maggiore e un controllo del piede destro più preciso.
Il modo in cui annienta i rettilinei è sconcertante, ma dove la Ferrari 488 GTB si dimostra aliena è in frenata. I freni carboceramici sono di serie e la forza con cui il vostro cervello sbatte contro la calotta occipitale ad ogni staccata è direttamente proporzionale ai kg che imprimete sul pedale. Il freno poi è modulabile, progressivo, e soprattutto in grado di raccontarvi quanto sono stressate le gomme.
Non sarà eccitante come la Ferrari 458, ma è così facile e veloce da sembrare finta.

LAMBORGHINI HURACAN

La Lamborghini Huracan è l’antagonista della Ferrari più diretta, ma non potrebbe essere più diversa. Il motore V10 5,2 litri aspirato appartiene al periodo cretaceo se paragonato al V8 biturbo della Ferrari; ma questo nn è necessariamente un male. Ha un suono melodico, dolce, ma capace di botti, urla e latrati da pelle d’oca. Anche la Lambo, come la Ferrari, monta un cambio a doppia frizione a sette rapporti, ma al contrario della rossa ha la trazione integrale. Questo – su strada – è sicuramente un plus, ma in pista potrebbe risultare meno eccitante. Potrebbe.
Esco dai box con la mia solita foga e, sebbene il V10 non si in grado di infossare la mia testa nel sedile come il V8 della Ferrari, mi si disegna subito un sorriso larghissimo quando raggiungo gli 8.000 giri.
Adoro i motori aspirati: saranno anche più vuoti in basso, ma quella progressione e quella rabbia quando gli si tira il collo generano assuefazione.
La Huracan appare anche più tesa e rigida della Ferrari, nella guida così come nel look. Vuole essere più “auto da corsa”, più arrabbiata, senza dubbio più rumorosa. La trazione integrale favorisce il posteriore, almeno quando si esce dalle varianti strette, ma alla prima curva di Lesmo, in uscita, il muso allarga in modo poco eccitante.
Infonde molta sicurezza, ma la trazione posteriore, in pista, regala un’altra sensazione. Per tutto il primo giro Giacomo, istruttore e collaudatore Lamborghini, mi indica i punti di staccata. Ci sono ben quattro staccate dove con quest’auto si frena oltre i 250 km/h, e i freni lo sentono.
Affronto la parabolica in quarta, metto la quinta, la sesta, e aspetto indicazioni su quando frenare. Questo momento non arriva mai, così, passato il cartello dei 200 metri, mi ritrovo costretto a pestare sul pedale del freno. Nel momento in cui appoggio il piede Giacomo finalmente si esprime: “siamo lunghi”. Eh sì, siamo lunghi. Scoppiamo quasi a ridere per il mio tentativo disperato di fermare 1,4 tonnellate di macchina in così poco spazio. “Ho visto che conoscevi la pista e allora ti ho lasciato fare, tanto la via di fuga è bella lunga”. Troppa fiducia reciproca, ma è stato divertente.
A fine giro scopro di aver toccato i 295 km/h, con mia immensa soddisfazione, ma con la consapevolezza che con una frenata “giusta” non li avrei toccati.

I giri finiscono in fretta, ma le emozioni restano a lungo. Guido tante auto per lavoro, ma ricordo ancora con limpidezza la mia priva volta con una supercar: era qui, a Monza, con una Ferrari F430. Avevo 18 anni e mi è sembrata l’esperienza più bella del mondo. E ritrovo ancora queste sensazioni osservando le facce incredule delle persone che provano una Ferrari o una Lamborghini per la prima volta. Esiste forse qualcosa di meglio?