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Racing Smart

Correre con una gara della Smart EQ fortwo e-cup è stata una delle esperienze più divertenti del 2018

di Francesco Neri -

Ti va di correre a Franciacorta con una Smart elettrica? Certo, come potrei dire di no. Ho corso con diverse auto in diverse categorie, ma non ho mai provato niente del genere. Una Smart già di per sé non ha proprio un’impostazione corsaiola, e un motore elettrico e una batteria non dovrebbero migliorare la situazione. Lo Smart EQ fortwo e-cup tuttavia è un campionato nuovo e interessante, dai prezzi contenuti (circa 2.000 euro per un weekend di gara) e caratterizzato da battaglie serrate.

La Smartina, oltre al rollbar e all’assetto sportivo, non ha subito particolari modifiche. Sembra una zolletta di zucchero con gli adesivi, ma ha un’aria simpatica.
Mi lego con le cinture a cinque punti e scendo in pista per le libere. Le gomme strette e dalla spalla larga (pensate per essere efficienti) non sono il massimo della vita, e fin dai primi giri soffrono e piangono le pene dell’inferno. Mi hanno avvertito di non guidarla con cattiveria, ma di cercare di portarla a spasso come se andassi a far la spesa. Provo qualche giro piano, pulito, poi qualcuno più aggressivo.
La macchina, devo dire, è divertente. I controlli elettronici sono disinseribili, così si può addirittura provocare sovrasterzi e piccoli traversi, anche se non è molto proficuo.
Gli 82 CV sprigionati dal motore elettrico non sono certo esplosivi, ma bastano per far fumare la ruota interna in uscita dalle curve strette.

Guardo i tempi e sono tragici. Forse l’ho guidata con troppa cattiveria? Troppo pieno? Mistero. Con le qualifiche peggioro addirittura, così parto tra gli ultimi. Davvero avvilente, ma la bagarre mi piace, quindi conto di fare bene, o quantomeno benino.

Nel silenzio (o ronzio) parte la gara uno, e nel primo giro sorpasso subito un po’ di vetture all’esterno a vita persa, ma dopo un po’ scopro di non avere passo, così plafono in nona posizione (forse addirittura decima) e lì rimango.
La bagarre è stata uno spasso: il fatto che le auto non siano dei missili fa sì che siano tutti attaccati a battagliare e a spintonarsi, anche in modo poco cristiano, senza rischiare di farsi male.

Tre sessioni in pista e ancora non capisco il segreto di quest’auto. L’ultima gara che avevo disputato era con la Porsche GT3 Cup (dove ho fatto la pole position di classe a Vallelunga); passare a questa Smart potete immaginare che shock sia. È la gomma che mi frega: non riesco a capire qual è il limite a cui posso spingerla senza perdere velocità.
Mi avvio verso gara due abbacchiatissimo, ma con la voglia di redenzione. Guido da cagnaccio, saltando sui cordoli e frenando alla morte, e in qualche modo riesco a trovare il ritmo che non ho mai avuto. Parto tredicesimo e arrivo sesto, anche se alla fine una penalità (ingiustisssima) mi rilega più indietro, da qualche parte. Ma la soddisfazione della rimonta rimane, e di aver capito la macchina, che alla fine è la cosa che più mi premeva.

Non una performance grandiosa, ma la bagarre è stata la più bella della mia vita. Sportellate violente, staccate con tre auto appaiate, sorpassi sull’erba, controsterzi: il far west.
Ora però voglio il bis.