Blog / LookRight

La Svezia, il freddo e le motoslitte

Non sempre le auto e le moto sono i mezzi a motorepiù divertenti

di Francesco Neri -
motoslitta

Sono appassionato di motori fin da quando ero bambino, e fin da quando ero bambino sogno di guidare alcuni rari – e da me mitizzati – mezzi di trasporto. Nella mia wishlist (così la chiamano i teenager di oggi) ci sono: il trattore, la ruspa, la Ferrari F40, la F50, la moto d’acqua, la Porsche GT3 RS 996 e…almeno altri quaranta veicoli. Ma due settimane fa, in occasione di una trasferta in Svezia per lavoro, ho spuntato una delle mie caselle più importanti: quella della motoslitta.
Mi trovavo a Skellefteå – una posto sperduto in mezzo al nulla, nella Svezia più selvaggia – per guidare le Porsche 911 GTS sul lago ghiacciato; la giornata procedeva già abbastanza bene. Ma quando io e i colleghi abbiamo avuto l’opportunità di chiudere la giornata in bellezza con la “gita guidata” con le motoslitte, c’è stata la svolta. Premessa: erano le 6 di sera, era buio, c’erano -20 gradi (MENO VENTI) ed eravamo sette folli in mezzo ad un lago ghiacciato grande quanto Milano. Una location (come direbbe Borghese) surreale e spettacolare.

IL LAGO FREDDO, MA MOLTO FREDDO

Cominciamo la nostra gitarella in fila indiana, con la guida, ovviamente, in testa a dare strada. Non mi piacciono le gitarelle guidate: preferisco trovare la mia andatura e il mio spazio da solo, ma è comunque meglio di niente. La mia motoslitta monta un motore 3 cilindri due tempi, non ho la minima idea della sua potenza, né del suo peso, so solo che ha una levetta per accelerare (come i quad), una marcia e un freno che “blocca” il cingolo posteriore. Tutto ciò che serve. Comunque: partiamo per questo giretto e dopo 500 metri mi si ghiaccia la faccia. Ma ghiaccia del tipo che lacrime, muco, guance e ogni liquido corporeo superficiale si cristallizza all’istante. E non solo a me, ma anche agli altri poveri cristiani senza la bandana per il viso o come si chiama. Visto il disagio, la guida decide di abortire la gitarella, pronunciando, in un inglese con accento duramente nordico, le seguenti parole: facciamo così, chi vuole tornare può farlo, gli altri possono girare liberamente, basta che rimaniate nei pareggi del circuito (quello utilizzato per le porsche, sempre sul lago ghiacciato).

ANARCHIA SUL LAGO

La guida nemmeno fa in tempo a finire la frase, che subito scatta una gara d’accelerazione con i colleghi sul lago ricoperto di tanta, ma tanta neve fresca, nel buio più totale e con infinito sprezzo per il pericolo. Dopo 45 secondi le motoslitte sono solo dei puntini luminosi sparsi per il lago. Dovremmo essere gente responsabile, professionale, ma la verità è quando ti danno in mano dei giocattoli a motore e ti trovi nel nulla più totale è impossibile non abbracciare calorosamente l’anarchia. La motoslitta, poi, è un oggetto davvero goliardico. Il tre cilindri due tempi emette odori e suoni preistorici e spinge come un toro. La trazione è tanta ma non immensa, nonostante abbia i cingoli, e sulla neve fresca – soprattutto in velocità – i due pattini anteriori non sono molto precisi nel tenere la traiettoria. Anzi, diciamo che il sottosterzo è il miglior amico della motoslitta. Almeno finché non scopri le sue doti nascoste da drifter…

Mi avventuro sul circuito ghiacciato, quello dove abbiamo girato tutta la giornata con le Porsche 911. Non c’è bisogno di aggiungere che, in un attimo eravamo, tutti dentro in massa.
Sul ghiaccio la motoslitta si può guidare completamente di traverso, basta dosare bene il gas con il pollice e buttare il peso nella direzione giusta. È la cosa più divertente del mondo: si può anche fare il pendolo bloccando il posteriore con il freno (è l’unico freno che avete) ed entrare in curva con la moto a bandiera.
Ci hanno dovuto portare via con la forza, ma forse è stato un bene, visto la piega che stava prendendo la nostra “gara amichevole”.

Non tutti i mezzi motorizzati della mia wishlist sono stati all’altezza delle aspettative (le aspettative di un ragazzino sono sempre alte), ma la motoslitta le ha addirittura superate.
Ora mi basta mettere da parte 20.000 euro per comprarne una e trovare una baita in montagna dove lasciarla. Ma forse è meglio fare acquisti più sensati.