Prova su strada

Yamaha Tracer 900 e 900 GT 2018: il test

La sport touring dei Tre Diapason cresce nella tecnologia e nel comfort. Resta versatile, potente e divertente. E c'è anche nella versione GT per i viaggi

di Francesco Irace -

Sin dal debutto, avvenuto nel 2015, la Yamaha Tracer 900 (prima si chiamava MT-09 Tracer) ha conquistato un’ampia fetta di clienti grazie a un design azzeccato, un motore tre cilindri tra i più divertenti in commercio, una ampia versatilità d’uso e un rapporto qualità/prezzo assolutamente competitivo. In tre anni ha “collezionato” più di 35.000 clienti in Europa e nel 2018 arriva sul mercato con un restyling che non rivoluziona un progetto vincente, ma “si limita” a migliorarne i dettagli. Cresce nel comfort, nella dotazione, nella ciclistica e nella tecnologia, e debutta anche nella versione GT pensata per chi vuole il massimo della dotazione. 10.590 euro è il prezzo della versione standard, mentre ci vogliono 12.190 euro per portarsi a casa la Gran Turismo. Le ho provate entrambe a Sud della Spagna per scoprirne pregi e difetti.

 

Yamah Tracer 900 e 900 GT 2018 - Prova

Yamaha Tracer 900 2018: come cambia

La nuova Yamaha Tracer 900 my 2018 cambia leggermente anche nel design. Nessuno stravolgimento, sia chiaro: solo piccoli dettagli. La nuova area di aspirazione sul cupolino ha un look più sofisticato, mentre la linea dei fianchetti del serbatoio e dei convogliatori è stata rivisitata per esaltare lo stile complessivo. La carena ha un nuovo look, c’è un nuovo parafango posteriore e il manubrio è più stretto rispetto al modello precedente. I paramani sono più snelli e c’è ora un nuovo parabrezza regolabile a mano che migliora il comfort in sella assicurando maggiore protezione dal vento e dagli agenti atmosferici. Cambia leggermente la posizione di guida e il passeggero gode di nuove maniglie e nuove pedane. La sella (regolabile in due posizioni) è tutta nuova e garantisce un maggior comfort, soprattutto sulle lunghe distanze.

Per il 2018, Tracer 900 esibisce anche un nuovo forcellone più lungo, mentre la taratura del monoammortizzatore è stata rivista per aumentare ulteriormente le “prestazioni touring” del mezzo (e per migliorare la convivenza con le borse rigide). Il cuore pulsante resta l’esaltante tre cilindri da 847 cc, 12 valvole, raffreddato a liquido CP3, Euro 4, capace di erogare una potenza di 115 CV a 10.000 giri/min e 87.5 Nm a 8.500 giri/min. È assistito da una frizione antisaltellamento e da un’elettronica che prevede controllo di trazione regolabile su tre livelli, tre mappe di guida D-MODE e (in opzione sulla standard) il Quick Shift.

Il telaio resta in alluminio pressofuso, così come davanti troviamo sempre una forcella a steli rovesciati da 41 mm regolabile (solo in …) e un mono regolabile nel precarico. La versione GT, invece, aggiunge una serie di equipaggiamenti esclusivi tra i quali spiccano le borse laterali rigide da 22 litri in tinta con la livrea, la strumentazione con display TFT, le manopole riscaldate, la forcella color oro completamente regolabile, la regolazione in remoto del precarico del mono, il Quick Shift (solo in salita) e il Cruise Control.

 

 

Yamah Tracer 900 e 900 GT 2018 - Prova - Francesco Irace

Yamaha Tracer 900 2018: come va

È leggera, divertente e versatile, come le sorelle minori. In più però con lei ci puoi viaggiare. Perché ha una sella comoda (anche dopo molte ore in viaggio), un cupolino che devia bene l’aria, una predisposizione al carico di borse (laterali e non) e un assetto che predilige in modo particolare il comfort. E resta facile. Nonostante l’altezza da terra della sella sia aumentata di 5 mm, si poggiano i piedi con facilità e il peso ridotto (solo 215 kg) aiuta anche chi non ha tanta esperienza.

Il motore rimane ovviamente uno dei suoi punti di forza. Ha una spinta straordinaria, sin dai bassi regimi, che resta costante fino al limitatore. Anche la ripresa è ottima e in partenza non si avverte alcun effetto on-off. Quando si decide di andare forte, non si tira assolutamente indietro; anche se per ottenere il massimo feeling bisognerebbe settare forcella e mono su un “livello più sportivo”. Con il Quick Shift poi guidare allegri è ancora più bello: le cambiate, soprattutto ai medio-alti regimi, sono perfette; in scalata invece bisogna sempre usare la frizione.

La carta vincente resta il rapporto qualità/prezzo: è davvero difficile trovare sul mercato una moto sport-touring con cui puoi fare un po’ di tutto, egregiamente, con un motore così performante, ad un prezzo così basso. Chiaramente qualche difetto ce l’ha – qualche vibrazione tra i 4.000 e i 5.000 giri/min si avverte – ma non si può avere “la botte piena e la moglie ubriaca”. Tra le due preferirei la GT: perché prendere una Tracer per non viaggiare non ha tanto senso (quindi poi le borse comunque bisogna comprarle) e perché le manopole riscaldabili e il Cruise Control fanno davvero la differenza, senza dimenticare che sulla Gran Turismo si possono anche regolare completamente le sospensioni.

Abbigliamento utilizzato

Casco LS2 FF323 Arrow R

Giacca Alpinestars T-Jaws WP jacket

Jeans Alpinestars Cooper Out denim pants

Stivali Alpinestars Roam 2 Waterproof

Yamah Tracer 900 e 900 GT 2018 - Prova - Francesco Irace