Le vere ragioni per cui litighi in macchina: non c'entrano nulla la precedenza o il traffico - panorama-auto.it
Il nuovo Traffic Index di TomTom ribalta la classifica: Palermo guida per congestione davanti a Milano e Catania. Ecco cosa significano davvero le percentuali e quante ore “spariscono” in coda.
Nel dibattito sul traffico italiano, Roma finisce spesso sul banco degli imputati per riflesso automatico. Nel 2025, però, a prendersi il primato meno desiderabile è Palermo: la congestione media registrata da TomTom la colloca in cima alla classifica nazionale, davanti a Milano e Catania. Tradotto in parole non tecniche: in condizioni di traffico “reale”, i tempi di percorrenza crescono in modo consistente rispetto a un tragitto a scorrimento libero.
Le percentuali dell’indice non indicano “quante auto ci sono”, ma quanto il traffico allunga i tempi. È un dettaglio importante, come evidenziato da alanews.it: un percorso da 30 minuti, con una congestione intorno al 50%, può facilmente trasformarsi in un viaggio da 45 minuti (o peggio) nelle fasce più critiche. E quando questo effetto si ripete ogni giorno, il conto arriva puntuale.
Se Palermo guida per congestione media, Milano resta la grande capitale delle code “operative”: quella dove il traffico incide in modo pesantissimo sulla routine quotidiana, tra spostamenti casa-lavoro, tangenziali, nodi di interscambio e una domanda di mobilità altissima.
C’è un dato che rende bene l’idea: la distanza percorribile in 15 minuti nei momenti di maggiore congestione. Nelle ore peggiori, Milano diventa una città “corta”, dove anche pochi chilometri possono richiedere un’eternità. È la fotografia di un sistema urbano stressato: non solo dal numero di veicoli, ma dalla densità, dai cantieri, dagli incroci, dalle strozzature infrastrutturali e dalla pressione costante sugli stessi assi viari.
La congestione non è solo nervi a fior di pelle e clacson: è tempo sottratto alla vita. TomTom stima quante ore, in un anno, un automobilista medio finisce per “regalare” al traffico. E qui la classifica diventa ancora più concreta: non parliamo più di sensazioni, ma di giornate intere che evaporano tra semafori e rallentamenti.
Questo costo invisibile pesa su tutto: produttività, qualità della vita, consumi (carburante e usura), ma anche sicurezza stradale. Perché quando i tempi si allungano, aumenta la fretta, e con la fretta cresce la probabilità di errori. È il classico circolo vizioso urbano: più congestione, più stress, più comportamenti impulsivi.
La parte più interessante della classifica è che racconta un’Italia trasversale: il traffico è un tema nazionale, non un difetto localizzato. Palermo, Milano e Catania aprono il gruppo, ma subito dietro si muovono altre grandi città con valori ravvicinati, segno che la congestione è diventata strutturale.
E qui la domanda smette di essere “chi sta peggio?” e diventa “cosa funziona davvero?”. Potenziamento del trasporto pubblico, gestione intelligente dei flussi, interventi sulle arterie critiche, orari più flessibili e servizi che riducano gli spostamenti obbligati: la risposta non è una sola. Ma i numeri del Traffic Index dicono una cosa chiara: il traffico non è più rumore di fondo. È una variabile che ridisegna le città.
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