Auto Sportive

Ford Mustang Bullitt: look retrò e 460 CV

Abbiamo guidato la speciale Mustang Bullitt su una delle strade più belle d’Europa

di Francesco Neri -

La Ford Mustang è sempre stata un’icona degli anni Sessanta, simbolo di libertà, di una vita un po’ “wild” e un po’ ribelle. Ed è anche stata una delle auto più rappresentative di Hollywood, la più famosa tra le dive: la Mustang del tenente Bullitt, interpretato dal leggendario Steve McQueen. Pochi si ricordano del film, ma nessuno ha dimenticato l’inseguimento – di ben dieci minuti – sulle strade di San Francisco, dove McQueen, a bordo della sua Mustang GT390 del ’68 verde “Dark Highland Green”, insegue Bill Hackman sulla sua Dodge Charger nera.
Oggi sono qui per guidare la Ford Mustang Bullitt 2018, il remake di quella “diva” di cinquanta anni fa, e che ha l’obbligo di essere qualcosa di veramente speciale.
Si tratta di un’edizione a tiratura limitata basata sulla versione V8 GT, ma con più potenza, dettagli inediti, cambio manuale obbligatorio (sono molto d’accordo) e ovviamente la colorazione verde.

MUSTANG BULLA

Sotto la pioggia, la carrozzeria verde della Ford Mustang Bullitt riflette la luce in modo meraviglioso. I richiami alla vettura del ’68 sono nemerosi: come allora manca lo stemma del cavallino sulla griglia, rigorosamente nera, così come lo sono i cerchi da 19”; lo stemma posteriore “Bullitt” sostituisce quello Ford e il pomello del cambio è una bella (da vedere e da impugnare) palla bianca.
Così nuda e priva dello stemma frontale ha un aspetto un po’ tuning, ma allo stesso tempo emana un’aura speciale.

Dentro, fatta eccezione per le targhette Bullitt e il pomello, è simile alla versione standard. Troviamo la nuova strumentazione digitale del MY 2018 – che cambia grafica a seconda della modalità di guida – e i sedili sportivi Recaro di serie. Per non farsi mancare niente, la Bullitt ha anche il sistema audio Bang&Olufsen da 1000 watts con 12 speaker.

Ma quelle che ci piacciono di più sono le modifiche che riguardano la guida. Il motore 5.0 V8 quattro valvole per cilindro eroga 460 CV (dieci in più della standard) a 7.250 giri, e 530 Nm di coppia a 4.600 giri, abbastanza per lanciarla da 0 a 100 km/h in 4,6 secondi fino alla velocità massima di 263 km/h. Lo scarico è stato liberato per rendere la colonna sonora ancora più sgarbata, ma comunque si può “modificarne la spregiudicatezza” tramite le impostazioni sul computer di bordo. Ottimo lavoro.

Il peso a secco di 1818 kg non la rende certo una piuma, ma è un’auto più agile di quanto ci si possa aspettare. Anche perché la Mustang Bullitt, a dispetto del look da american dream, ha una meccanica piuttosto raffinata. L’impianto frenante Brembo (di serie) prevede dischi anteriori da 380 mm e posteriori da 330 mm, le sospensioni posteriori hanno uno schema multi-link e ci sono pure gli ammortizzatori magnetic ride.

AL GALOPPO SULLA ROUTE NAPOLÉON

I primi chilometri sotto la pioggia servono a farmi riallacciare i rapporti con la Ford Mustang. Il sedile spesso e cicciotto rende la seduta stranamente alta, ma la visibilità è ottima e lo sterzo è delle dimensioni giuste. La frizione è più leggera di quanto ricordassi, mentre il cambio manuale ha una corsa corta e offre una bella sensazione meccanica, anche se un po’ gommosa.
Il suono del V8 pervade l’abitacolo a qualsiasi regime. Ai bassi regimi gorgoglia e fa le fusa come il motore di una barca, attirando l’attenzione dei passanti e regalando sorrisi a voi e a loro. A queste andature è un’auto davvero affascinante, ma la strada verso cui mi sto dirigendo, la Route Napoléon, oltre a essere una delle più belle d’Europa, è anche una prova molto dura per una muscle car.

Anche se è bagnato, la trazione è notevole, almeno sul dritto. Questo perché il motore ai bassi regimi è pastoso e quasi pigro, mentre le marce sono così lunghe che accelerare in seconda sulla Bullit è come accelerare in quarta su un’utilitaria. In seconda tocca i 140 km/h, in terza è meglio che non lo dica. Tutto questo però nella guida sul bagnato aiuta molto. Lo sterzo “parla” quanto basta e ha una buona progressione, l’auto è stabile e rolla quel poco che serve per infondere fiducia, e il motore, nonostante il ruggito minaccioso e la cubatura XL, è un micione amichevole.

Insomma, è un’auto molto più docile e intuitiva di quanto suggerisca il suo look da ragazzaccia cattiva, e questo vi invoglia a prenderla per il collo. Le modalità “offerte” per giocare sono tante: Neve e Ghiaccio (per i deboli di cuore), Normal (per chi non cerca rogne), Sport+ (che rende l’auto più tagliente e reattiva, la mia preferita), e Race (che esclude tutti i controlli e, sul bagnato, vi abbandona in mano al vostro destino). C’è anche la modalità Drag Race, per bruciare il quarto di miglio, se ma ne sentiste l’impellente bisogno.

La Route Napoléon è stupenda, all’altezza della sua fama: ha un’asfalto omogeneo e offre una varietà di misto stretto e misto veloce per chilometri e chilometri con quasi totale assenza di traffico. Quando l’asfalto finalmente si asciuga scopro che la Bullitt ha una grip all’anteriore sorprendente, anche per merito delle Michelin Pilot 255/19. Non è una di quelle auto che vi stacca il collo in curva, ma raramente devia dalla traiettoria impostata e richiede pochissime correzioni.

Il V8 5.0 dà il meglio di sé dopo i 5.000 giri e la spinta cresce in modo progressivo con l’aumentare dell’urlo cupo che esce dallo scarico. Ai bassi regimi emana un suono tipicamente USA, ma agli alti ha un qualcosa di…Posso dirlo? Maserati. C’è abbastanza potenza per divertirsi, ma non così tanta da mettere in difficoltà il telaio – che potrebbe reggere tranquillamente altri 100 CV.

Nemmeno nelle curve strette la Mustang Bullitt crea problemi: se accelerate in anticipo lei si acquatta e prende velocità con naturalezza, senza imbizzarrirsi. La seconda marcia è così lunga che ci vuole la prima per provocare un sovrasterzo di potenza nei tornanti, e quando succede, accade tutto in modo facile e naturale. È un giocattolo davvero favoloso.
Il cambio purtroppo è una nota leggermente stonata in una canzone quasi perfetta. Funziona bene alle andature tranquille, ma nella guida decisa tende a impuntarsi: preferisce essere accompagnato con una certa calma. La buona notizia è che, nel misto veloce, cambiare marcia è più o meno un optional. La terza ha un range d’utilizzo che va dai 60 km/h ai 200 km/h; è così lunga che viene da chiedersi a che cosa servano le altre tre marce.

Gli ammortizzatori invece compiono un lavoro incredibile: copiano le asperità con maestria e trasformano la pesante Bullitt in un’auto molto più leggera. Si può tenere un ritmo da prova speciale senza aver paura di morire e senza mai mettere le ruote in posti indesiderati. Con la sicurezza che a colmare la vostra irruenza ci penserà l’impianto frenate Brembo, che ha tanta potenza e non molla nemmeno dopo svariati minuti di torture. La corsa del pedale è corta e non delle più modulabili, ma se imparate a gestire quei pochi cm, potrete mordere l’asfalto senza far entrare l’ABS nemmeno sul bagnato.

CONCLUSIONI

La Ford Mustang Bullitt è una Mustang V8 più rumorosa, un pizzico più veloce e con un look ancora più da dura. Vi fa sorridere quando la guardate, quando l’accendete e soprattutto quando la guidate. Non avrà la precisione o le prestazioni delle sportive tedesche, ma ha tantissimo carattere e una dinamica che supera le aspettative ma anche i pregiudizi che molte persone hanno sulle muscle car.
La Ford Mustang Bullitt costa 57.000 euro, 12.000 euro in più rispetto alla V8 GT. Li vale? Decisamente sì. Purtroppo però è una tiratura imitata, e in Italia arriveranno solo 68 esemplari.