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Peugeot, i francesi rompono con Stellantis? Cosa succederebbe nel caso

Se davvero tutto dovesse compiersi, saremmo di fronte a uno dei cambiamenti più epocali della storia dell’automotive

La storica dinastia Peugeot, protagonista per decenni del settore automobilistico francese, potrebbe ridimensionare o addirittura rivedere il proprio impegno all’interno di Stellantis, il colosso nato dalla fusione tra PSA e Fiat Chrysler Automobiles. La holding di famiglia, Peugeot Invest, detiene attualmente circa il 7,7% del capitale del gruppo, ma secondo indiscrezioni e segnali emersi durante la recente riunione degli azionisti del 20 maggio, la situazione potrebbe presto cambiare.

La pandemia ha inciso duramente anche sulle finanze familiari. Gli utili della holding Peugeot sono calati del 40% nel periodo post-Covid, e questa pressione finanziaria si riflette ora nelle strategie future. I membri della dinastia stanno chiedendo a Édouard Peugeot di invertire la tendenza, anche valutando nuove destinazioni per gli investimenti. L’era del coinvolgimento “per affetto” in Stellantis sembra giungere al termine.

Nonostante Robert Peugeot mantenga ancora il suo posto nel consiglio di amministrazione del gruppo automobilistico, il figlio Édouard guarda già ad altre opportunità. Una diversificazione degli asset della holding è infatti già in atto, alla ricerca di investimenti più profittevoli o in realtà dove sia possibile esercitare un’influenza più diretta.

Peugeot rompe con Stellantis?

Durante la consueta assemblea annuale, la famiglia ha adottato un atteggiamento prudente nei confronti della propria partecipazione in Stellantis. Un’attenzione comprensibile, considerando che i risultati finanziari dell’azienda automobilistica per il 2024 indicano un forte calo degli utili, stimato attorno al 70%. Questo dato ha spinto il nuovo leader della dinastia, Édouard Peugeot – succeduto al patriarca Robert – a rivedere con attenzione il bilancio familiare.

Una decisione che cambierebbe il mondo dell’automotive – (panorama-auto.it)

A pesare non sono solo i risultati economici del gruppo, ma anche una sensazione di marginalizzazione all’interno della governance aziendale. Stellantis oggi appare sempre più influenzata dalla componente italiana, in particolare dalla famiglia Agnelli e dalla loro holding Exor, che possiede circa il 15,5% delle quote. Un potere quasi doppio rispetto a quello francese, che si traduce in un’influenza marcata nelle decisioni strategiche della multinazionale.

Per la famiglia Peugeot, non si tratta solo di ritorni economici. Il loro investimento ha sempre avuto anche un significato simbolico e identitario, eredità di una lunga storia industriale. Tuttavia, in un contesto dove il sentimentalismo ha scarso valore, il baricentro decisionale spostato verso Torino sta facendo emergere una riflessione pragmatica: ha ancora senso restare nel gruppo se non si ha una voce determinante?

In effetti, la strategia della holding Peugeot Invest è chiara. La famiglia desidera partecipazioni significative, tali da permetterle di influenzare le scelte delle aziende in cui investe. In altre parole, non intende più accontentarsi di ruoli marginali. Per esercitare un’influenza concreta, il minimo fissato dalla holding è del 15% delle quote – una soglia ben lontana dall’attuale 7,7% detenuto in Stellantis.

Per il momento, parlare di un’uscita definitiva della famiglia Peugeot da Stellantis sarebbe prematuro. Tuttavia, è realistico ipotizzare un graduale disimpegno, soprattutto se le condizioni finanziarie del gruppo non dovessero migliorare o se la governance continuasse a privilegiare la sponda italiana.

Resta il fatto che la famiglia francese che nel 2013 contribuì a salvare PSA si trova oggi in una posizione debole all’interno della nuova galassia Stellantis. E se il prestigio non basta più a garantire un ruolo centrale, la dinastia potrebbe decidere di voltare pagina, concentrandosi su progetti dove le sue ambizioni e capacità gestionali possano essere valorizzate a pieno.

Claudio Rossi

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