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Questi parcheggi mettono ansia e paura a uomini e donne: lo rivela uno studio

Uno studio recente esplora le ragioni per cui i parcheggi possono generare ansia in molte persone, analizzando le differenze di genere.

Uno studio recente esplora le ragioni per cui i parcheggi possono generare ansia in molte persone, analizzando le differenze di genere e proponendo soluzioni pratiche. Dai fattori psicologici ai metodi per affrontare la paura, l’articolo offre una panoramica completa del fenomeno.

Origini della paura: quali parcheggi spaventano

I parcheggi di cui vi parliamo sono quelli presenti sotto molti palazzi; ci riferiamo al cosiddetto piano pilotis, area solitamente trasformata in parcheggio per condomini. Caratterizzato da robusti pilastri in cemento armato che sostengono il palazzo, la strategia costruttiva si basa sulla realizzazione di questi pilastri come struttura portante degli edifici per collegare ambiente esterno e interno senza pareti. Questi parcheggi sono accomunati dal senso di inquietudine che si prova ad attraversarli da soli di sera o notte.

Sono luoghi dove potrebbero nascondersi più facilmente dei criminali, magari pronti a tendere un agguato da dietro le auto posteggiate o da una delle colonne. Un nuovo studio ha confermato che questa ansia da criminalità nei parcheggi pilotis viene vissuta in maniera diversa da uomini e donne. L’architettura dei parcheggi, con i loro angoli stretti e la bassa visibilità, può amplificare il sentimento di pericolo imminente. Inoltre, storie di crimini come furti e aggressioni associati ai parcheggi creano un immaginario collettivo di luogo insicuro. La complessità nel manovrare l’auto in spazi angusti e la pressione di trovare rapidamente un posto, soprattutto in aree affollate, aggiungono un ulteriore strato di stress.

Analisi dello studio: metodologie e risultati chiave

Uomini e donne temono questi parcheggi, ma in modo diverso. A determinarlo ci ha pensato uno studio di un team di ricerca sudcoreano, guidato dagli scienziati dell’università Nazionale di Scienza e Tecnologia di Seoul, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di vari istituti. I ricercatori, coordinati dal professor So Yeon Park, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto una serie di esperimenti con la realtà virtuale. Hanno coinvolto 85 volontari e li hanno fatti attraversare alcuni parcheggi piloti simulati con diverse configurazioni. Hanno inoltre creato una trentina di ambienti in grafica tridimensionale e ciascun partecipante è stato fatto passare virtualmente in quattro di essi. Dopodiché, è stato chiesto loro di compilare un questionario per valutare sicurezza e visibilità percepite.

Implicazioni psicologiche: i fattori di stress principali

Sebbene la visibilità percepita fosse il parametro più importante associato alla minaccia criminale, uomini e donne si sentivano meno sicuri per configurazioni diverse dei parcheggi; i primi accusavano preoccupazione quando la presenza di ostacoli visivi impediva una visuale chiara di tutto l’ambiente circostante, mentre le donne avevano più paura degli elementi che davano vita ad angoli ciechi (ingressi laterali, muri e altre strutture).

Da un punto di vista psicologico, entrare in un parcheggio può attivare una serie di reazioni legate allo stress. La percezione di poter essere osservati o attaccati da individui malintenzionati introduce un elemento di sorveglianza costante. La mancanza di vie di fuga chiare e la possibilità di non trovare immediatamente il proprio veicolo possono alimentare un senso di disorientamento. Inoltre, il rumore dei motori e degli allarmi può contribuire ad aumentare il livello di tensione percepita. L’auto-rassicurazione in queste situazioni è spesso compromessa da fattori ambientali sfavorevoli, come la bassa illuminazione e i corridoi angusti, che rappresentano veri e propri fattori di stress per la mente umana.

Christian Camberini

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