MotoGP

Andrea Iannone, l’intervista: “Non scappo mai, non mollo mai: i problemi bisogna affrontarli”

La famiglia, la collezione di moto, le lezioni di vita imparate in pista: il pilota abruzzese del team Suzuki Ecstar si racconta

di Cristina Marinoni -
Andrea Iannone
Credits: Team Suzuki Ecstar

A due Gran Premi dalla pausa estiva, Andrea Iannone è nono in classifica generale con 66 punti, come Jorge Lorenzo e Andrea Dovizioso.

Il suo futuro è già deciso, a fine stagione lascerà la scuderia Suzuki Ecstar per correre nell’Aprilia Racing Team Gresini il prossimo biennio, ma al 28enne rider abruzzese non interessa: “Penso soltanto al presente. Con un obiettivo: tornare al più presto sul podio, dopo i due terzi posti consecutivi a Austin e Jerez” spiega.

In Texas ti sei commosso davanti alle telecamere e hai detto: “È stato difficile essere Iannone in questo anno e mezzo, con tutti o quasi contro”. Come sei uscito dal momento complicato?

“Mi aiutano l’ottimismo, sono un ragazzo positivo, e l’atteggiamento: non scappo mai e non mollo mai. Bisogna sempre prendersi le proprie responsabilità e affrontare i problemi. Devo dire la Suzuki mi ha dato una grossa mano a resistere e insistere per la mia strada: ringrazio tantissimo chi lavora con me. E la mia famiglia, che è il mio pilastro”.

Vedi spesso i tuoi?

“Appena riesco. Ormai vivo a Lugano, ma Vasto rimane il mio quartiere generale: c’è anche un capannone di 1.500 metri quadrati che ospita officina, palestra, uffici e garage, con la mia collezione di moto”.

Che quota ha raggiunto?

“Non le conto da un po’, ma sono almeno 90, tra cross, motard, alcune che ho guidato in pista e MiniGP”.

Collezioni altro?

“Caschi, tute, stivali, come qualsiasi pilota. Poi, se valgono, i tatuaggi: ne ho otto, l’ultimo è la scritta ‘Believe’  sotto il cuore”.

Hai trascorso quasi metà della vita in circuito: cosa ti hanno insegnato le gare?

“Due lezioni di vita. La prima è che il lavoro paga. Se non ti impegni, scordati di ottenere dei risultati”.

La seconda?

“Non dare niente per scontato. Ecco perché vivo il momento, ogni istante è prezioso. Non programmo mai niente, vacanze comprese: quando decido, faccio. L’unica eccezione riguarda proprio il lavoro: la disciplina è fondamentale, quindi non sgarro mai. Né con gli allenamenti né con la dieta, per esempio”.

Giri il mondo da gennaio a novembre: cosa porti sempre con te?

“L’amore: non è facile stare lontano dalle persone a cui voglio bene. Per fortuna in ogni tappa del campionato mi segue Angelo, mio fratello maggiore e manager”.

Come ti descriveresti in tre aggettivi?

“Perfezionista, cerco sempre di migliorarmi e punto al massimo, testardo e buono: per le persone cui tengo do l’anima. Risultato? Spesso prendo delle belle batoste, finché arrivo all’ennesima e allora taglio i ponti”.

Quando non sei in sella, cosa fai?

“La vita di qualsiasi ragazzo della mia età, anche se non ho molto tempo da dedicare a me stesso. A Vasto ho aperto il Ventinove Ristorante e il Ventinove Caffè, il 29 è il mio numero di carena, e seguo le attività: è un settore che mi piace molto e ho in cantiere diversi progetti, ma è troppo presto per parlarne”.

Se non fossi un pilota, quale sarebbe il tuo mestiere?

“Magari sarei un imprenditore, il pallino ce l’ho. Non credo che avrei proseguito gli studi: mi sono diplomato perito meccanico nonostante un’espulsione, ero un alunno abbastanza vivace, però i libri non sono mai stati una mia grande passione”.

Cosa saresti disposto a fare, pur di vincere il titolo nella classe regina?

“Niente: non scendo a compromessi, non sopporto i favoritismi o le scorciatoie: se vinco, è perché me lo sono meritato, perché sono stato il più forte”.