MotoGP

MotoGP: intervista a Hafizh Syahrin, calciatore mancato

Dalla sua squadra a 6 agli scherzi nel box, il primo rider musulmano della classe regina si racconta

di Cristina Marinoni -
Hafizh Syahrin
Credits: Stefano Biondini

Arrivato nel team Monster Yamaha Tech 3 a un mese circa dall’inizio del campionato per sostituire al volo Jonas Folger, colpito a fine stagione scorsa dalla sindrome di Gilbert (una patologia del fegato), Hafizh Syahrin ha conquistato il paddock per il sorriso e i modi garbati.

“Come potrebbe essere diversamente? Sto vivendo un sogno. Che non finisce tra qualche mese: Hervé Poncharal (team principal della squadra, ndr) mi ha confermato per il 2019. Dividerò il box con Miguel Oliveira e sarà un’altra sfida: dalla Yamaha passerò alla KTM” spiega il rookie malese, 24 anni.

Che effetto fa essere il primo pilota musulmano della storia della MotoGP?

“Bellissimo, è una soddisfazione enorme e ringrazio Dio per l’opportunità meravigliosa che mi ha regalato. Prego e pratico il Ramadan: non quando mi aspetta una gara, però, perché ho bisogno di cibo che mi assicuri l’energia necessaria durante la prova e di acqua”.

Qual è il tuo punto forte in sella?

“Ho uno stile che si adatta a ogni moto e me la cavo bene sulle piste bagnate, non a caso mi chiamano ‘El pescao’ (il pesce, ndr)”.

Il tuo punto debole, invece?

“Devo capire meglio come funzionano l’elettronica e gli pneumatici: avrò i prossimi mesi per riuscirci e tutto l’anno prossimo”.

Com’è nata la tua passione per le due ruote?

“Dall’ambiente in cui sono cresciuto: mio padre era un meccanico abilissimo, capace di sistemare qualsiasi problema alle moto, possedeva un’officina e un team. Io lo seguivo ovunque e mi sono innamorato di questo sport piano piano. A 8 anni, però, avevo già deciso il mio futuro, dopo essere andato a vedere una gara di minimoto”.

Se non fossi un rider?

“Chissà, forse sarei un calciatore: me la cavo bene in ogni angolo del campo perché mi piace correre. Il calcio rientra nel mio allenamento, tra l’altro: rubare il pallone migliora i riflessi e gli scatti servono a potenziare i muscoli”.

Giochi spesso?

“Quando torno a casa, appena posso. Con i miei amici nella squadra a 6 che sponsorizzo. E spendo un patrimonio in scarpette”.

A poche ore dalla finale dei Mondiali per chi tifi?

“Nessuno, la mia squadra del cuore è il Brasile, patria dei migliori giocatori di sempre, da Pelé a Neymar. Segue l’Argentina, perché Messi è un altro mio idolo”.

Chi è il tuo idolo in moto?

“Valentino Rossi: speravo di trovarmi sulla griglia di partenza con lui e ci sono riuscito. La prima volta l’emozione mi toglieva il fiato”.

Un momento particolare che ricordi di questo anno di debutto nella classe regina?

“Il Mugello: avvicinarsi ai 350 km è una sensazione strana, bella e spaventosa al tempo stesso”.

Traccia il tuo identikit in poche parole.

“Sono positivo, iperattivo e allegro. Mi piace divertirmi e divertire anche nel paddock. Nei momenti di relax, ovviamente: quando si avvicina l’ora di entrare in pista, sono concentratissimo”.

Fai mai qualche scherzo?

“Certo, ai ragazzi che lavorano insieme a me, di continuo. Johann (Zarco, suo compagno di squadra, ndr) mi ha insegnato un modo di dire simpatico in francese e, appena entro nel box la mattina chiamo tutti così, per stemperare la tensione e sorridere. A dire la verità è stato lui a chiamarmi così e io l’ho esteso al gruppo”.

Così come?

“‘Ma couille’, che sarebbe una parolaccia, ma viene usata in senso ironico: significa “amico mio'”.

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