Superbike

Lorenzo Savadori, l’intervista: pronto per la sfida di casa

Intervista al pilota del team Milwaukee Aprilia, che arriva a Imola in buone condizioni dopo l’avvio difficile in Campionato

di Cristina Marinoni -
Lorenzo Savadori
Credits: Milwaukee Aprilia

Lorenzo Savadori non vede l’ora di entrare in pista per il quinto round del Mondiale: “Ho lavorato tanto per presentarmi a Imola al 100 per cento della forma fisica” dice.

Le sue parole sono la dimostrazione che il rider di Cesena, 25 anni, non è un tipo che si abbatte facilmente: nelle prime quattro tappe del calendario, al vincitore della Coppa Fim Superstock 1000 (2015) sono capitati due incidenti che hanno compromesso la classifica.

Ecco la sua intervista.

Partiamo dall’inizio: Phillip Island, round di debutto.

“Nelle prove libere ero stato il più veloce. Peccato che nella superpole2 abbia perso il controllo della moto in curva e l’high-side mi abbia scaraventato sull’asfalto. Risultato: clavicola sinistra fratturata e intervento chirurgico. Per fortuna ho avuto a disposizione un mese per recuperare e non ho perso il secondo round, in Thailandia”.

Ad Aragón, a metà aprile, invece, cos’è successo?

“In gara 1 Leon Camier è finito a terra e io, insieme a Jordi Torres, non ho potuto evitarlo. Non ho avuto conseguenze particolari e in gara2 mi sono piazzato decimo, ma i due strike mi hanno fatto perdere punti preziosi”.

In momenti difficili come questi dove trovi la motivazione per tornare in sella?

“La voglia di vincere una gara nelle derivate. È il mio obiettivo e non mollo”.

Non sei ancora salito sul podio. Ti senti pronto?

“Certo; non finirò mai di imparare, però credo di migliorare di anno in anno. Nella gestione della gara e delle gomme, per esempio”.

Sei alla seconda stagione sulla RSV4: come ti trovi?

“Bene. La moto sta facendo progressi,, notevoli: quelli in frenata sono eccellenti. Dobbiamo mettere a punto una serie di dettagli su tre aspetti e poi sono sicuro che saremo competitivi”.

Quali sarebbero i tre aspetti?

“Preferisco non dirli (ride, ndr)”.

Dividi il box con Eugene Laverty: che lezioni hai imparato da un rider d’esperienza come lui?

“Diverse. Su tutte, l’utilizzo del freno posteriore. Eugene sfrutta al massimo il freno, anche in centro curva”.

La tua opinione sul regolamento nuovo?

“Non mi sembra che abbia portato grossi cambiamenti: il divario tra le case costruttrici è rimasto. Per adesso, insomma, non ci ha aiutati molto, però vediamo come procede il campionato”.

Quando corri a Imola o a Misano, tu abiti a metà strada tra i due circuiti, senti il tifo del pubblico?

“Tantissimo e non c’è niente che mi carichi di più. Io cerco di ricambiare, fermandomi con tutti gli appassionati che mi chiamano per una foto o un autografo. Sono persone speciali”.

Perché?

“Mi sostengono in ogni circostanza: quando raccolgo i frutti e quando non brillo”.

Un regalo dei fan che ti è piaciuto particolarmente?

“L’ho ricevuto di recente, ad Assen. Un ragazzo tedesco mi ha portato un quadro in cui sono ritratto sulla moto. È davvero stupendo, l’ho pubblicato sui social perché merita, e ho voluto assolutamente portarlo a casa. Ho dovuto metterlo nel camion del team perché è gigante e in aereo sarebbe stata un’impresa imbarcarlo. A volte vedo anche la mia firma tatuata e mi fa piacere; la trovo una grande dimostrazione di affetto”.

Tu hai dei tatuaggi?

“No, in compenso ho la cicatrice che mi ricorda lo schianto di Phillip Island”.

Cos’hai pensato dopo l’operazione?

“Che il peggio era passato. Sono sempre positivo e guarda avanti, mai indietro”.

Come sei riuscito a recuperare in tempi record dall’infortunio in Australia?

“Mi sono allenato più del normale. Senza sosta, tra palestra, corsa, bici e, naturalmente, moto, motard. Il mental coach che mi segue è servito nel percorso”.

A cosa saresti disposto a rinunciare, pur di salire sul gradino più alto del podio?

“Tutto. A malincuore, includo una vittoria straordinaria del Cesena, la mia squadra. Quando posso vado allo stadio, altrimenti la seguo da lontano; se dovessi scegliere tra le due vittorie, sceglierei la mia, però”.

E se dovessi scegliere tra il titolo nella WorldSBK e un posto nella MotoGp?

“Vinco nella WorldSBK e passo alla MotoGp: come percorso mi sembra perfetto. L’obiettivo è la classe regina, inutile negarlo, e un approccio c’è già stato: l’anno scorso a Misano ho provato la RS-GP. Che sensazioni ho avuto? Buone, spero di tornarci sopra presto”.