Superbike

Toprak Razgatlıoğlu: “Punto alla Top 5 con i consigli di Sofuoğlu (e le traiettorie di Rea)”

Il rookie turco, tra i piloti da tenere d'occhio in questa stagione (al via il 24 febbraio) e pupillo del tre volte campione del mondo Jonathan Rea, si racconta: dall'amicizia fraterna con Sofuoğlu al padre stuntman scomparso di recente

di Cristina Marinoni -
Toprak.Razgatlıoğlu

Campione europeo di Superstock 600 nel 2015, dopo aver sfiorato il bis nella scorsa stagione (ha concluso secondo per 8 punti), Toprak Razgatlıoğlu si è meritato la promozione nella top class, sempre con il team Kawasaki Pucetti Racing.

Il pilota turco, 21 anni, ha dimostrato subito di essere all’altezza: nei test di gennaio a Portimão si è piazzato quinto e a pochi giorni dal debutto a Phillip Island dice: “Il mio obiettivo? Terminare al quinto posto in classifica generale e salire sul podio almeno una volta. Ho una gran voglia di entrare nel paddock, anche per rifarmi del 2017. Se non fossi finito a terra nella FP3 di Magny Cours e avessi gareggiato, magari avrei conquistato il campionato”.

Ti trovi bene sulla ZX-10RR ufficiale?

“Sì, devo macinare un bel po’ di chilometri per fare pratica, ci sono degli aspetti da migliorare come l’elettronica e il mio rendimento sulla lunga distanza, ma il lavoro con la squadra procede e sono pronto per il primo round”.

Come ti sei preparato al Mondiale?

“Mi sono allenato tantissimo, soprattutto in montagna, tra bici e trial. Con un uomo e un rider straordinario: Kenan Sofuoğlu. È il mio eroe da quando ero bambino: in pratica, l’idea di intraprendere questa carriera è nata guardando lui in tv: ho scelto il 54 come numero di gara perché è il suo, ed è anche quello che contraddistingue la nostra regione sulle targhe automobilistiche. Abitiamo entrambi a Sakarya.

Oltre che mio idolo, Kenan è un fratello e un maestro, i 5 titoli vinti in Supersport parlano chiaro, al quale mi rivolgo in qualsiasi di continuo. Mi dà sempre consigli preziosi”.

Per esempio?

“Mi ripete di tenere sotto controllo l’entusiasmo e focalizzarmi sulla gara. Se sono forte nella staccata, sono lento in alcuni settori: per correggere gli errori completiamo anche 50 giri senza fermarci”.

Di Rea, invece, cosa dici? Ti abbiamo visto chiacchierare nel box con lui.

“Sono onorato che mi dedichi del tempo. Johnny è il numero uno delle derivate, ecco perché ascolto con attenzione le sue parole. E in pista seguo le sue traiettorie: il suo stile di guida perfetto è da imitare”.

I piloti dimostrano coraggio da vendere: hai paura di qualcosa?

“Di cadere in gara e di non realizzare i miei sogni”.

Sarebbero?

“Vincere il Mondiale delle derivate e magari correre nella MotoGP”.

Hai rinunciato a qualcosa per seguire la tua passione?

“Ho abbandonato gli studi. A scuola riuscivo a organizzarmi, grazie al preside che mi dava una mano. Frequentare l’università, invece, è impossibile: richiede un impegno che questo mestiere non mi permette di sostenere”.

La tua famiglia come ha reagito alla decisione di diventare pilota?

“Bene: considera che è stato mio padre (Arif, ndr) a darmi l’opportunità di praticare il motocross da bambino. Papà era uno stuntman famoso nel mio Paese: è scomparso a novembre in un incidente stradale, mentre guidava una moto. Se non fossi diventato pilota su pista, sicuramente avrei seguito le sue orme da acrobata”.

Ti ha insegnato qualcosa in sella?

“Diversi mumeri spettacolari e a stare sempre attento: i motociclisti non devono mai perdere la concentrazione”.

Hai messo in bacheca 300 trofei in 14 anni di attività: un’altra soddisfazione che ti sei tolto?

“Ho comprato l’auto che desideravo: una Honda Civic Type R FK2. Spero che la prossima sia una Nissan GTR”.

Il tuo sogno è vincere il titolo della WorldSBK: cosa saresti disposto a fare?

“Beh, venderei la Nissan!”.

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