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Colosso italiano delle due ruote in crisi: la dirigenza inizia a preoccuparsi sul serio

Manfredi Falcetta Luglio 20, 2025
Soldi persi Italia

Colosso italiano in perdita (Linkedin) - www.PanoramaAuto.it

Un marchio con cui siamo cresciuti tutti in Italia è nei guai. E’ ora di intervenire. 

Per chi è cresciuto con i loro mezzi, questo marchio è storico e sapere che non è in una buona situazione sarà dolorosissimo. Il gruppo Fantic Motor, storico colosso italiano nel settore delle due ruote, affronta una fase di forte criticità che mette a rischio non solo la stabilità aziendale ma anche l’occupazione di circa 200 operai dello stabilimento di Calderara, sede della controllata Motori Minarelli. La situazione si è ulteriormente aggravata negli ultimi mesi, portando l’azienda veneta a richiedere la composizione negoziata della crisi, uno strumento previsto dalla legge per gestire situazioni finanziarie complesse senza ricorrere direttamente al fallimento.

Il deterioramento dei conti di Fantic Motor è stato rapido e profondo: tra il 2022 e il 2023 la perdita netta si è avvicinata ai 30 milioni di euro, dopo un risultato positivo di poco meno del 4% nell’anno precedente. I debiti complessivi verso banche e fornitori hanno superato quota 137 milioni, un peso insostenibile per la marginalità, ormai erosa da costi operativi in crescita e da una rete distributiva debole.

Un elemento critico è stato rappresentato dalle scelte industriali effettuate durante il periodo pandemico, con investimenti significativi nella mobilità elettrica. L’ingente stock di e-Bike e scooter elettrici invenduti ha creato un eccesso di magazzino, causando squilibri finanziari e tensioni con i fornitori. Questo, unito alla concorrenza agguerrita proveniente soprattutto dalla Cina e alla crisi generale del settore motociclistico, ha contribuito a far esplodere una “bolla” di difficoltà economiche accumulate nel tempo.

Nuovo assetto manageriale e rafforzamento dell’azionariato

Per tentare una svolta, alla fine del 2024 Fantic ha affidato inizialmente il rilancio a Maurizio Roman, ma le sue condizioni di salute hanno rallentato il piano di risanamento. È stata quindi varata una riorganizzazione della governance, con la nomina di due amministratori delegati: Costantino Sambuy, manager con esperienza in realtà come Aprilia e Piaggio, e Gianni Nardelotto, esperto di finanza straordinaria incaricato di gestire la delicata fase di negoziazione con creditori e istituti bancari.

L’obiettivo dichiarato è chiaro: tutelare la continuità operativa e salvaguardare l’occupazione, mantenendo un dialogo trasparente con i dealer e i fornitori. Nel breve termine, la priorità è ricostruire un equilibrio economico-finanziario, mentre si prepara un nuovo piano industriale che punti su sostenibilità e crescita nel medio-lungo periodo.

Parallelamente alla ristrutturazione manageriale, la compagine societaria si è rafforzata con l’ingresso di investitori strategici come il gruppo Buzzi Unicem e l’acceleratore d’impresa VeNetWork, entrambi determinati a sostenere la ripartenza del gruppo.

Perdite Fantic Motor
Fantic, la casa della storica Caballero, è nei guai (Fantic) – www.PanoramaAuto.it

Un supporto fondamentale arriva anche da Emil Banca, che ha messo a disposizione strumenti concreti per assistere i lavoratori, in particolare quelli della controllata Minarelli. Gian Luca Galletti, presidente di Emil Banca, ha sottolineato come siano stati già attivati anticipi della cassa integrazione senza interessi, oltre a programmi di assistenza per situazioni debitorie personali, percorsi di outplacement e supporto a progetti imprenditoriali o di lavoro autonomo.

Il dialogo con le organizzazioni sindacali rimane aperto e costruttivo, nonostante la preoccupazione per il futuro dei dipendenti dello stabilimento di Calderara, che nel recente passato ha vissuto momenti difficili con licenziamenti significativi. La volontà di Fantic Motor è mantenere attiva la produzione e preservare i rapporti con tutti gli stakeholder, evitando scenari di chiusura o ridimensionamento drastico. Le sfide restano complesse, ma la combinazione di nuova governance, investimenti esterni e strumenti di gestione della crisi potrebbe rappresentare la chiave per far ripartire un marchio che ha fatto la storia della mobilità su due ruote in Italia.

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